Elezioni Presidente della Repubblica: Bersani dimissionario va da Napolitano, Pd in pezzi

Gli scenari possibili che si profilano dopo il disastro avvenuto ieri con la disfatta di Prodi, che ha portato alle dimissioni di Pier Luigi Bersani.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Gli scenari possibili che si profilano dopo il disastro avvenuto ieri con la disfatta di Prodi, che ha portato alle dimissioni di Pier Luigi Bersani.

Dopo due giorni di votazione per eleggere il Capo dello Stato ancora si brancola nel buio e non si ha la minima idea su chi potrà essere il nuovo  Presidente della Repubblica (Elezioni Presidente della Repubblica: scrutinio in tempo reale). Dopo il flop che ha visto Romano Prodi silurato da chi avrebbe dovuto sostenerlo, Pier Luigi Bersani ieri sera ha annunciato le proprie dimissioni da segretario del Pd, dimissioni che saranno effettive dal momento che sarà stato eletto il nuovo Presidente. Dimissioni anche da parte di Rosy Bindi da Presidente dell’Assemblea Nazionale, che spiega “Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni”. Romano Prodi, dopo le defezioni di ieri, ha ritirato la sua candidatura e ha accusato Bersani dicendo “Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità”. Ieri sera, dopo la fine del quarto scrutinio Nichi Vendola ha annunciato che i voti del Sel sarebbero tornati a favore di Stefano Rodotà “Grazie Prodi. Il tuo nome era garanzia di libertà dall’inciucio. Ora rivolgo un appello ad ognuno dei parlamentari e dei grandi elettori del Partito Democratico per convergere il proprio su Rodotà”, ha scritto Vendola su Twitter. Matteo Renzi respinge l’accusa di un suo possibile complotto nei confronti della candidatura di Prodi e scrive su Facebook “Per tutto il giorno sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi. Ora l’accusa è opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l’Italia sarebbe da ridere”. Beppe Grillo e Silvio Berluconi hanno esultato dopo l’annuncio delle dimissioni di Pier Luigi Bersani, che nella serata di ieri ha detto alla platea del teatro Capranica ”Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidaretà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri. Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Domani mattina ci asteniamo e faremo un’assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo”. Il segretario del Pd parlando all’assemblea ha annunciato tristemente ”Fra di noi uno su quattro ha tradito. Ci sono pulsioni a distruggere il Pd”.

Scenari possibili dopo il ritiro di Prodi

Il Movimento 5 Stelle continuerà a votare ad oltranza per Stefano Rodotà, Berlusconi, per il Pdl, annuncia che o si trova un nome condiviso che possa portare a un possibile accordo anche nella formazione di un Governo, o il Pdl si asterrà dal voto. A questo punto le possibilità per il Pd sono tre, una è quella di trovare un nuovo nome che raccolga larghe intese, in una scelta condivisa ( i nomi più probabili sembrano essere quelli di Franco Marini e di Giuliano Amato). Le altre due possibilità sono appoggiare i nomi di Anna Maria Cancellieri o di Stefano Rodotà. Le conseguenze di una di queste due scelte sarebbe quella di dare anche una probabile indicazione sul Governo che potrebbe nascere dopo l’elezione del Capo dello Stato. In entrambi i casi ci sarebbero i numeri per l’elezione.Se si sceglie di appoggiare la candidatura di Stefano Rodotà, i voti del Pdl convergerebbero insieme a quelli del M5S e di Sel,  si accetterebbe la proposta di Beppe Grillo di formare un governo insieme. Nel caso della Cancellieri  il Pd unirebbe i suoi voti a quelli del Pdl e di Scelta Civica di Monti. Questo porterebbe alla rottura totale con il Movimento 5 Stelle e alla formazione di un Governo di scopo, un governo di larghe intese per effettuare le riforme strutturali che servono al Paese, ma in una simile evenienza il Pdl potrebbe trovarsi allo stesso tempo sia al governo che all’opposizione. Intanto è in corso la quinta votazione che i concluderà quasi sicuramente con un nulla di fatto visto che le indicazioni del Pd, Scelta Civica e Lega Nord sono quelle di votare scheda bianca, mentre il Pdl non sarebbe proprio entrato in aula. Questa scelta, oltre a servire a prendere tempo per decidere cosa fare, ha lo scopo anche di rasserenare il clima elettorale precipitato nel buio dopo i risultati dell’ultimo scrutinio e  la crisi interna del Pd. Per il prossimo scrutinio, il sesto, che si terrà nel pomeriggio Scelta Civica propone di convergere tutti sul nome di Anna Maria Cancellieri. Nel corso della quinta votazione Pier Luigi Bersani si è recato al Quirinale per incontrare Giorgio Napolitano. Nelle ultime ore si è profilata sempre più la possibilità di un Napolitano bis a tempo determinato, almeno da parte di Pd, Pdl e Scelta Civica. Sia Berlusconi che Bersani, infatti, si sarebbero rivolti al Capo dello Stato per ottenere la sua disponibilità per accettare un secondo mandato, disponibilità che al momento, però, non c’è.

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Argomenti: Politica