Elezioni politiche, per investitori si ritornerà presto al voto

La variabile Grillo e lo slancio di Berlusconi rendono gli investitori altamente scettici sul voto italiano. Posizioni corte sui nostri bond, riforme e crescita sono di nuovo a rischio

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La variabile Grillo e lo slancio di Berlusconi rendono gli investitori altamente scettici sul voto italiano. Posizioni corte sui nostri bond, riforme e crescita sono di nuovo a rischio

La campagna elettorale per le elezioni politiche 2013 è agli sgoccioli. Fra tre giorni si aprono i seggi per quello che è considerato come il voto più incerto degli ultimi decenni in Italia. Gli investitori italiani e stranieri guardano con attenzione e preoccupazione all’esito del voto, perché in pochi si attendono che esca un governo forte dal mandato degli elettori. Lo fanno intendere esplicitamente l’agenzia di rating Standard & Poor’s e i funzionari londinesi di Mediobanca.  

Chi vincerà le elezioni? Ecco le previsioni degli analisti

La prima evidenzia come un governo forte dovrebbe avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, cosa che non prevede che accada, con lo scenario probabile di una vittoria dimezzata del centro-sinistra di Pierluigi Bersani, costretto così ad allearsi con Mario Monti. La conseguenza inevitabile sarebbe la formazione di un governo di coalizione, che difficilmente potrebbe portare avanti le riforme, mentre con ogni probabilità si tornerebbe al voto nel medio termine. E S&P ritiene che il vero timore consiste non nel rispetto della disciplina fiscale del nostro Paese, quanto nella incapacità di rilanciare la crescita con riforme appropriate.  

L’Italia tornerà al voto

Simile la visione di Mediobanca, secondo cui si prospetta la formazione di un governo di larghe intese, che potrebbe comprendere non solo Monti, bensì pure altri partiti minori. Ma la forte rimonta elettorale di Silvio Berlusconi e il successo atteso di Beppe Grillo potrebbero in ogni caso indebolire un ipotetico governo a guida PD. E non solo non si potrebbero attuare i tagli promessi in campagna elettorale, ma al contrario l’IVA, l’Irpef, la Tares e l’IMU potrebbe aumentare sin da luglio, in seguito alle norme già approvate. E se una riduzione dell’Irap sarebbe auspicabile, non sarebbe immaginabile una sua abolizione, valendo il 2,5% del pil italiano. Anche per Piazzetta Cuccia, quindi, l’esito più probabile nel medio termine potrebbe consistere in un ritorno alle urne. Qualche giorno fa, poi, lo stesso istituto italiano ha simulato una proiezione dei seggi per scenari alternativi, arrivando ad affermare che la paralisi al Senato, derivante da una non maggioranza di alcuno degli schieramenti in campo, avrebbe un effetto, tutto sommato, positivo sullo scacchiere europeo, perché costringerebbe la Germania a prendere atto dello stallo e dell’impossibilità di realizzare tutto quanto essa chiede ai partners europei, forzando Berlino a fare qualche concessione.  

Posizioni corte sui titoli di stato

L’aria che tira è quella di aperture di posizioni corte sui nostri bond pubblici, con lo spread a metà strada nelle ultime sedute tra i 250 e i 300 punti base, in netto rialzo dai minimi toccati nelle scorse settimane. L’instabilità e un governo debole sembrano, dunque, lo scenario più probabile, così come il possibile ritorno al voto entro pochi mesi. Inevitabili, quindi, il riaccendersi delle tensioni post-voto, specie se non si dovesse materializzare nelle due Camere quella maggioranza Monti-Bersani, tanto desiderata dai mercati finanziari.

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Argomenti: Economia Italia