Elezioni, il piano B di Berlusconi: candidato nel 2019 o governo con i grillini espulsi

Elezioni, -4 giorni. Silvio Berlusconi punta a governare tramite Antonio Tajani subito o in prima persona tra un anno. Il vero rischio, però, sarebbe il caos istituzionale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Elezioni, -4 giorni. Silvio Berlusconi punta a governare tramite Antonio Tajani subito o in prima persona tra un anno. Il vero rischio, però, sarebbe il caos istituzionale.

Silvio Berlusconi non ha dubbi: vincerà il centro-destra conquistando la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. I sondaggi, quelli clandestini pubblicati in questi giorni sul web tra una corsa di cavalli e un conclave cardinalizio, dicono che la coalizione sarebbe nettamente in testa nei consensi e pure in termini di seggi, ma che non avrebbe la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato. A seconda della rilevazione, però, potrebbero mancarle pochi deputati e senatori fino a una trentina dei primi e una quindicina dei secondi. Sfoggiare ottimismo, comunque, aiuta. Gli indecisi, spiega Fabrizio Masia per Emg – l’istituto che ogni settimana conduce sondaggi politici per il TG La 7 di Enrico Mentana – tendono a optare più per i partiti vincenti. Dunque, una sorta di implicita corsa al “voto utile” finirebbe per premiare centro-destra e Movimento 5 Stelle, quest’ultimo ormai considerato l’unico a potere insidiare i candidati di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia nei collegi uninominali.

Tuttavia, l’ex premier esclude le larghe intese dopo il voto, nel caso in cui non riuscisse a conquistare una maggioranza sufficiente per governare. “Non siamo in Germania”, spiega, aggiungendo che sarebbe semmai disponibile a correre come candidato premier alle elezioni anticipate del 2019, con ciò segnalando due cose: confiderebbe in una sentenza di accoglimento della Corte di Giustizia europea del suo ricorso contro l’estromissione al Senato nel 2013 sulla condanna definitiva per il caso Mediatrade, a seguito dell’applicazione della legge Severino; le nuove elezioni non sarebbero così immediate come si pensa, ma tra un anno, appunto.

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Le carte del centro-destra

E nel frattempo? Resterebbe in sella il governo Gentiloni, non essendo possibile un nuovo esecutivo per l’assenza di una maggioranza parlamentare. Tuttavia, numeri alla mano, questi avrebbe bisogno del sostegno di gran parte del centro-destra per galleggiare per altri 12 mesi, cosa non facile per le tensioni verosimilmente forti persino in casa PD dopo il 4 marzo. Insomma, se nessuno schieramento ottenesse la maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento, si rischia un periodo di instabilità e di incertezza, in grado persino di colpire la ripresa economica in corso.

In realtà, gli scenari potrebbero essere meno netti di quanto crediamo. Se il centro-destra vincesse le elezioni, ma non disponesse di 316 deputati e 158 senatori, i numeri mancanti potrebbero arrivare dal folto gruppo misto che si verrebbe a creare e alimentato dalle espulsioni di numerosi candidati “grillini” dal Movimento 5 Stelle sullo scandalo “rimborsopoli”, nonché sull’appartenenza non dichiarata alla massoneria e qualcuno per essere oggetto di indagini giudiziarie dopo l’accettazione della candidatura.

Parliamo di ipotesi, ma tant’è. Dal 5 marzo, il presidente Sergio Mattarella dovrà verificare chi avrebbe maggiori probabilità di formare un governo sorretto da una maggioranza parlamentare. E nonostante l’M5S sarà quasi certamente la lista più votata, in termini di seggi non garantirebbe numeri minimamente prossimi all’auto-sufficienza, per cui Luigi Di Maio molto difficilmente riceverebbe l’incarico di premier, con buona pace di chi nel movimento spiega che ne avrebbe diritto per il solo fatto che i 5 Stelle saranno i più votati. A quel punto, fatte le consultazioni, il Quirinale prenderebbe nota che Antonio Tajani (nel caso in cui Forza Italia arrivasse prima nella coalizione) sarebbe l’uomo con le maggiori probabilità di farcela in Parlamento, consegnandogli l’incarico.

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Rischio caos ed elezioni anticipate

Il presidente dell’Europarlamento arriverebbe alle Camere, se convinto di riuscire a mettere insieme una maggioranza e lì tutto potrà accadere, anche che pezzi delle opposizioni (eventuali parlamentari della lista +Europa di Emma Bonino, se supera il 3%, nonché pezzi del PD e fuoriusciti dall’M5S) lo sostengano per l’italico “spirito di responsabilità”. Del resto, alternative non ve ne sarebbero, se non di tornare subito alle urne, un evento verosimilmente altrettanto inconcludente. In caso di bocciatura, invece, il caos istituzionale. Le elezioni anticipate sarebbero praticamente una certezza e Di Maio potrebbe seriamente sorridere. Ecco perché l’ipotesi più credibile resta di un Mattarella a non incaricare nessuno, se non avrà la quasi certezza che riuscirà a passare al vaglio delle Camere. Per centro-destra e PD, meglio un Gentiloni-bis, dunque, che precipitare nell’instabilità e rischiare realmente tra pochi mesi di consegnare l’Italia ai grillini.

P.S.: Il dramma per Mattarella sarebbe se si vedesse costretto a nominare un Matteo Salvini premier sulla forza dei numeri. Ma quello è un incubo a cui il capo dello stato non vuole ancora nemmeno pensare.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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