Elezioni, perché il centro-destra si augura che il PD non crolli troppo

Centro-destra timoroso per il calo dei consensi del PD, specie al sud. Ecco perché Matteo Salvini si augura in privato che il partito di Matteo Renzi non crolli sotto il 22%.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Centro-destra timoroso per il calo dei consensi del PD, specie al sud. Ecco perché Matteo Salvini si augura in privato che il partito di Matteo Renzi non crolli sotto il 22%.

Ultime battute di campagna elettorale, ma i giochi sono fatti e le strategie comunicative sono alle spalle. Chi ha dato, ha dato. Gli indecisi potrebbero spostare gli equilibri nei collegi uninominali, dove la lotta appare serrata tra centro-destra e Movimento 5 Stelle al sud. Qui, una quarantina di collegi oscilla tra i due schieramenti e pochi punti separerebbero i rispettivi candidati. Il loro esito deciderebbe la vittoria della coalizione di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni con la maggioranza assoluta in Parlamento o meno. Dunque, tutto sembra nelle mani di pressappoco un centinaio di migliaia di elettori, un paio di decimali degli aventi diritto.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un video illuminante sulle attese reali dei partiti, un fuori onda che capta gli umori dei leaders del centro-destra che si sono incontrati ieri a Roma per la manifestazione unitaria. Le immagini riprendono Salvini, Meloni e Fitto che parlano e si raccontano le loro impressioni. La leader di Fratelli d’Italia dice chiaro e tondo che a suo avviso primo (nella coalizione) arriverà Salvini, mentre Fitto spiega che “al sud i grillini fanno cappotto”, che “potrebbero vincere in tutti i collegi”. “Eh, la madonna, davvero?”, esclama il leghista, che chiede “il PD perde così tanto?”. “Sì”, gli risponde il collega pugliese. E sempre Salvini rivela “spero che il PD prenda il 22%”.

Elezioni al sud tra paura e vendetta

Perché il PD non deve crollare troppo per il centro-destra

Pochi secondi, che raccontano come starebbero realmente le cose: la Lega potrebbe sorpassare Forza Italia nel centro-destra (Salvini al nord punta al 30% per espressa sua convinzione esternata nel fuori onda) e il collasso del PD sarebbe così potente al sud, da creare più rogne che gioie per la coalizione a 4 gambe. Perché? Perché i voti in libera uscita dal partito di Matteo Renzi andrebbero a ingrossare verosimilmente i consensi dei “grillini” in funzione anti-berlusconiana e anti-salviniana. Un po’ come accaduto negli ultimi anni al contrario con il travaso da centro-destra a M5S e viceversa in funzione anti-PD alle elezioni amministrative. La percentuale indicata da Salvini (22%) quale limite inferiore auspicato per il PD non sarebbe campata in aria. Considerando un 27-28% per l’M5S, resta a disposizione un 50%, di cui va sottratto un 10-12% tra Liberi e Uguali e le altre formazioni minori. Resterebbe un 38-40% massimo per il centro-destra, il minimo indispensabile per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. E con un PD più basso di quella cifra, l’M5S salirebbe a quota 30% su base nazionale, che al sud equivarrebbe al 40% o più, di fatto privando gli avversari della vittoria.

Elezioni, i numeri che spaventano i leaders

Pertanto, la paradossale speranza per Salvini, se volesse davvero diventare premier, consiste nell’augurarsi che il PD prenda sì pochi voti, ma non così pochi da collassare in favore dei pentastellati. Lo stesso chiaramente vale per Antonio Tajani, candidato premier di Forza Italia. E’ la “realpolitik”, che per calcolo spinge a pensare cose diverse da quelle che spesso si dicono. Se davvero avesse ragione Fitto, che da politico di razza meridionale ha un fiuto non da sottovalutare, il PD sarebbe messo forse peggio di quanto si pensi e l’M5S “vola”, per usare le sue stesse parole. Domenica sera, verificheremo quante di queste chiacchiere siano fondate.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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