Euro-scettici al test olandese, la UE teme l’effetto slavina

L'Olanda da il via a un anno elettorale intenso in Europa, dove le formazioni euro-scettiche appaiono forti e potenzialmente maggioritarie. Se domenica, il "populista" Wilders vince, la UE rischia un effetto slavina.

di , pubblicato il
L'Olanda da il via a un anno elettorale intenso in Europa, dove le formazioni euro-scettiche appaiono forti e potenzialmente maggioritarie. Se domenica, il

L’Olanda va al voto domenica prossima, anche se i risultati ufficiali saranno divulgati solamente tre giorni dopo. Le elezioni saranno seguite con molta ansia nei pressi di Bruxelles e delle principali capitali europee, perché da qui parte la lunga stagione delle urne, che si apriranno nei mesi successivi anche in Francia (aprile-maggio per le presidenziali e giugno per le politiche), Germania (settembre) e Italia (entro febbraio 2018).

I sondaggi segnalerebbero un testa a testa tra il Partito della Libertà del leader euro-scettico Geert Wilders e il Partito Liberale del premier Mark Rutte. Per quanto sia improbabile che il PVV riesca a tornare al governo (c’era stato in coalizione con Rutte fino al 2012), dato che tutti gli altri partiti si sono impegnati a non stringere alleanze con Wilders, un suo successo potrebbe segnalare un effetto slavina per il resto d’Europa, a partire proprio dalla Francia, dove la candidata del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, dovrebbe contendersi la presidenza con un qualche candidato dell'”establishment” transalpino.

C’è un altro sondaggio che fa tremare la UE più di ogni altro, quello commissionato dal think-tank europeista Bruges, secondo cui la maggioranza degli olandesi sarebbe oggi favorevole a una qualche forma di uscita dalla UE. A fronte di un 39% che vorrebbe rimanere, il 27% auspicherebbe una separazione da Bruxelles, pur stringendo un accordo di libero scambio con quel che rimarrebbe della UE, mentre 23% vorrebbe abbandonare le istituzioni comunitarie, ma rimanendo nel mercato comune. Indeciso l’11%. (Leggi anche: Euro-scettici avanzano in tutta la UE, perché?)

L’effetto slavina su Francia, Germania e Italia

L’Olanda è il cuore geografico dell’Europa politica e uno dei suoi sei fondatori, insieme a Germania, Francia, Italia, Belgio e Lussemburgo. Che prevalgano tali pulsioni proprio nella quinta economia dell’Eurozona, tra le più ricche e avanzate di tutto il continente, segnala come il problema dell’impopolarità dell’Europa dei commissari sia un comune denominatore ormai a ogni latitudine.

Un’eventuale vittoria, pur infruttuosa, di Wilders sarebbe un tonificante per Le Pen, che ha contro un candidato apparentemente sempre più forte, il centrista Emmanuel Macron, il quale, però, viene percepito come il candidato del “sistema” europeo e nonostante i sondaggi continuino ad essere molto negativi per la sovranista al ballottaggio, quando i francesi saranno chiamati a scegliere tra istanze nazionali-stiche e proposte per una maggiore integrazione politica e di difesa dell’euro, il risultato sarà tutt’altro che scontato.

(Leggi anche: Dove investire se in Francia vince Le Pen?)

Merkel potrebbe perdere la guida del governo

La Germania fa caso a sé. Il centro-destra della cancelliera Angela Merkel potrebbe perdere le elezioni federali per la prima volta dal 2005, ma in favore dei collaudati socialdemocratici di Martin Schulz, con i quali sarà costretto molto probabilmente a continuare a governare, quale che sia l’esito del voto. A Berlino, la Grosse Koalition sta diventando un’anomalia ricorrente, se è vero che nei 12 anni alla canceleria, Frau Merkel ha governato con la sinistra per ben 8 e da settembre partirebbero le trattative per un altro quadriennio insieme, frustrando l’elettorato di entrambi gli schieramenti.

Gli euro-scettici di Alternativa per la Germania si fermerebbero al 10%, ma entrerebbe per la prima volta al Bundestag una forza politica contraria alla UE e all’euro, potendo godere nel prossimo futuro di una vetrina di rilievo sul piano nazionale (e non solo), spingendo i conservatori su posizioni meno morbide verso i partner europei. (Leggi anche: Europa senza Merkel sarebbe un beneficio per l’Italia?)

L’Italia verso il caos

Infine, l’Italia. Il governo Gentiloni dovrebbe durare fino a fine legislatura o poco prima. In assenza di una revisione (sempre meno probabile) della legge elettorale, nessuno schieramento otterrebbe la maggioranza per governare da solo, ma emergerebbe uno scenario assai sgradito a Bruxelles, ovvero la formazione di una possibile alleanza tra tutte le forze euro-scettiche, ovvero Movimento 5 Stelle, Lega Nord e forse Fratelli d’Italia.

Nel caso migliore (per i commissari), si formerà una maggioranza trasversale tra PD, Forza Italia e centristi, ma intrinsecamente instabile, come lo è stata quella uscita fuori dalla coalizione messa in piedi nel 2013 e che diede vita al governo Letta.

Che prevalga l’uno o l’altro scenario, non ci sarebbe trippa per gatti; le riforme invocate dalla UE risulterebbero altamente improbabili, il risanamento dei conti pubblici una missione quasi impossibile e la permanenza dell’Italia nell’euro sempre più incerta. Sempre che la moneta unica non tolga il disturbo prima. (Leggi anche: Piano Renzi per impadronirsi del PD e gettare l’Italia nel caos)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>