Elezioni mid-term USA: democratici si riprendono la Camera, ma Trump va bene. Cosa significa per i mercati?

Le elezioni di medio termine per Trump sono un successo a metà. I democratici conquistano la Camera, mentre i repubblicani si tengono il Senato e la maggioranza dei governatori. Ecco gli effetti possibili sui mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le elezioni di medio termine per Trump sono un successo a metà. I democratici conquistano la Camera, mentre i repubblicani si tengono il Senato e la maggioranza dei governatori. Ecco gli effetti possibili sui mercati.

Le attese elezioni di mid-term o metà mandato negli USA hanno esitato grosso modo i risultati previsti: il Partito Democratico si avvia a conquistare la Camera dei Rappresentanti dopo 8 anni, conquistando al momento 211 seggi contro i 191 del Partito Repubblicano su un totale di 435. Al Senato, però, proprio il partito del presidente Donald Trump mantiene la maggioranza. Qui, in palio vi erano 35 seggi su 100 e il GOP al momento avrebbe la maggioranza di 51 seggi contro i 42 dei democratici e 2 indipendenti. Restano da assegnare 5 seggi e si prevede che la destra incrementi la propria forza numerica nell’assemblea rispetto ad oggi. Quanto ai 36 governatori in corsa su un totale di 51, al momento i repubblicani ne hanno 25 e i democratici 20, con i primi ad avere vinto in 18-19 stati contro i 17-18 dei secondi.

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America divisa? Espressione banale, anche se di certo quella “blue wave” di cui la stampa anti-Trump, tra cui Bloomberg, parlava fino a ieri non sembra essersi materializzata. Certo, il partito dell’asinello riesce a imporsi come maggioranza alla Camera, ma era accaduto lo stesso ai repubblicani nel 2010, senza che ciò portò loro fortuna alle presidenziali di due anni più tardi. E i repubblicani sarebbero riusciti a strappare agli avversari seggi importanti al Senato, mentre si è spento il sogno dei democratici di mantenere la guida di uno stato clou come la Florida, in cui il tema immigrazione è molto sentito, essendo qui forte la presenza ispanica.

Cosa significa il voto per i mercati?

Come interpretare l’esito del voto di ieri per il rinnovo di gran parte del Congresso e dei governatori? Un successo a metà per Trump, che da gennaio, quando s’insedieranno i nuovi rappresentanti eletti, avrà la spina nel fianco di una Camera democratica, in teoria capace di avviare la procedura di impeachment contro di lui per il famoso “Russiagate”. I mercati stanno assumendo nel complesso una intonazione leggermente negativa, con il dollaro a perdere mediamente meno dello 0,1% contro le altre principali valute, mentre la Borsa di Tokyo ha chiuso sotto la parità. Sostanzialmente stabili i Treasuries, così come l’oro. Insomma, per gli investitori sarebbe come se non fosse accaduto quasi niente. Sarà anche che i dati non siano ancora completi e che si cerca di capire davvero cosa sia successo.

In realtà, la chiave di lettura sta tutta nella vittoria democratica alla Camera. Cosa significa per i mercati? Il presidente Trump aveva avvertito gli elettori che senza una maggioranza al Congresso non avrebbe potuto tagliare le tasse al ceto medio, come si proporrebbe (ancora?) di fare dal prossimo anno. Bisogna vedere se la Casa Bianca farà retromarcia sul piano fiscale o se, tutto sommato, andrà avanti, anche perché i repubblicani dalla sfida di medio termine non sono usciti affatto sconfitti, pur ridimensionati in una delle due Camere. Inoltre, hanno la necessità di sostenere la crescita economica, evitando che gli effetti del primo maxi-taglio delle tasse varato lo scorso anno si spengano da qui al 2020. Ci sono alcuni dati che dovrebbero fare riflettere: al Comex, il prezzo del rame guadagna lo 0,35%, stessa percentuale in crescita per il platino. In effetti, se c’è una conseguenza del voto di ieri che si potrebbe intravedere con ogni probabilità sarebbe che il piano di rilancio delle infrastrutture promesso da Trump nel 2016 dovrebbe restare intatto. Difficile, infatti, che proprio da sinistra la Casa Bianca subisca opposizione a un progetto ideologicamente più vicino ai democratici.

Dunque, i metalli industriali potrebbero continuare ad apprezzarsi nelle prossime settimane, qualora emergesse un Congresso favorevole non meno di quello uscente al potenziamento delle infrastrutture nazionali. Invece, se c’è un punto su cui i democratici sfideranno Trump sarà sul deficit. Già atteso in salita a 1.000 miliardi di dollari, improbabile che la Camera finanzi nuove misure a debito dell’amministrazione, anche perché così finirebbe per renderle la vita più semplice in vista delle presidenziali tra due anni. A guadagnarci potrebbero essere i Treasuries. Minori emissioni necessarie per finanziare misure in deficit spending, a parità di domanda, ne sosterrebbero le quotazioni, facendo diminuire i rendimenti o contenendone la crescita.

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Stretta USA verso una pausa?

I democratici hanno fama di “colombe” in politica monetaria, ovvero sono storicamente inclini ai bassi tassi. E questo è quanto chiede lo stesso Trump, anche se va detto che né il Congresso e né la Casa Bianca dispongono di un potere di intervento diretto sulla Federal Reserve. Ad ogni modo, una maggioranza spostata a sinistra alla Camera non deporrebbe in favore di un’accelerazione nel ritmo di rialzo dei tassi negli USA. E proprio le dispute che si avranno in prospettiva tra il ramo legislativo e il governo sui temi economici verrebbero usate dal governatore Jerome Powell quale pretesto per attenuare la stretta in corso, date le incertezze sulla capacità delle istituzioni di sostenere la vigorosa crescita economica con la stessa determinazione sinora mostrata. In sostanza, il dollaro si deprezzerebbe gradualmente nei prossimi mesi e i rendimenti americani forse smetterebbero di crescere, mentre un eventuale stallo legislativo avrebbe effetti controversi sul mercato azionario: da un lato, l’umore degli investitori peggiorerebbe sui mancati tagli alle tasse o altre misure pro-crescita meno certe, dall’altro proprio l’eventuale pausa sui tassi offrirebbe loro una ragione per non vendere.

La reazione quasi impercettibile di queste ore sui mercati finanziari sembra risentire di queste incertezze. Il dato generale che emerge è di un’amministrazione non bocciata dagli americani, grazie anche all’ottima performance dell’economia americana con la disoccupazione ai minimi da quasi mezzo secolo, salari e occupati in crescita e inflazione sotto controllo. Resta da vedere quali effetti avrà sulle relazioni commerciali USA-Cina. Un accordo sembrerebbe alla portata per evitare la prosecuzione della guerra dei dazi tra le due potenze. I democratici lo ostacoleranno nel nome della difesa dell’ordine mondiale retto dal WTO o lo avalleranno per difendere gli interessi nazionali, di cui da maggioranza in un ramo del Congresso dovranno essere co-interpreti insieme al governo?

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Argomenti: Economia USA, Presidenza Trump, super-dollaro, tassi USA