Elezioni, mancati rimborsi dei 5 Stelle sotto elezioni rischiano di fare male a tutti

I mancati rimborsi delle indennità da parte di alcuni parlamentari 5 Stelle stanno diventando un caso politico a tre settimane dalle elezioni. Ma gli altri partiti farebbero bene a non cavalcarlo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I mancati rimborsi delle indennità da parte di alcuni parlamentari 5 Stelle stanno diventando un caso politico a tre settimane dalle elezioni. Ma gli altri partiti farebbero bene a non cavalcarlo.

Bonifici effettuati e revocati, cifre abbellite, nomi eccellenti nella bufera e autosospesi. E’ esplosa la bufera “rimborsopoli” nel Movimento 5 Stelle, quando mancano tre settimane alle elezioni politiche. Cos’è successo? Il Ministero dell’Economia ha diramato i dati relativi alle restituzioni delle indennità dei parlamentari grillini in questa legislatura e che ammontano a 23,192 milioni di euro. Peccato che il movimento avesse parlato di 23,418 milioni versati al fondo in favore delle piccole e medie imprese. La differenza tra i due dati risulta, quindi, di 226.000 euro. In realtà, lo stesso M5S è stato costretto ad ammettere che il “buco” sarebbe più elevato, perché bisogna anche considerare l’oltre mezzo milione di euro versato dai consiglieri regionali grillini. Alla fine, s’ipotizza che possa esservi un ammanco compreso tra il milione e il milione e mezzo di euro. Soldi, che formalmente sarebbero stati restituiti da deputati, senatori e consiglieri regionali allo stato, ma che nei fatti sarebbero rimasti in tasca agli stessi. (Leggi anche: Scheda elettorale possibile beffa al sud per il Movimento 5 Stelle)

La bufera non è finita, perché grazie anche a un servizio de Le Iene, che promette altre due puntate sul tema, si è scoperto che alcuni parlamentari, alcuni eccellenti, hanno fatto il bonifico per la restituzione, in modo da ricavarne uno screenshot da mostrare sui social, salvo subito dopo revocare il pagamento. Parliamo del deputato Andrea Ceccanti e del senatore Claudio Martelli, che si sono autosospesi e che sarebbero a un passo dall’espulsione dal movimento, anche se risultano candidati nel listino bloccato come capilista, per cui verrebbero ugualmente eletti nel caso in cui scattasse il seggio nei rispettivi collegi, cosa che quasi certamente accadrà.

Tra i nomi eccellenti che circolano in rete, si fanno quelli del senatore Mario Giarrusso e del deputato Danilo Toninelli. A citarli è il blogger pentastellato Marco Canestrari, che invita a guardare con attenzione alle cifre che Toninelli, in particolare, avrebbe pubblicato e che risultano essere le stesse per 4-5 mesi, circostanza abbastanza sospetta, spiega, perché pare impossibile che le cifre restituite siano identiche per più mesi consecutivi. Sul caso è intervenuto il candidato premier Luigi Di Maio, che annuncia sanzioni severe per chi ha bluffato, ma spiega anche che una decina di disonesti non potrà intaccare la bontà dell’iniziativa del movimento, rivendicando di avere sostenuto con i rimborsi 6.000 imprese e creato 14.000 posti di lavoro. Certo, se così fosse, i grillini sarebbero riusciti a creare un posto di lavoro mediamente con 1.500-1.600 euro in tutto. Sarebbero risultati eclatanti, tali da dovere essere studiati bene per farne un caso positivo di scuola per le politiche attive del lavoro. Ma siamo in campagna elettorale e di esagerazioni ne stiamo ascoltando da ogni parte.

Contraccolpi elettorali sui 5 Stelle?

Il caso dei mancati rimborsi sta esplodendo in faccia a Di Maio e ai grillini, depotenziandoli in quello che dovrebbe essere un loro cavallo di battaglia: l’onesta e la trasparenza. Come reagirà la base? Davvero sarà sfiduciata o intravederà nella vicenda un tentativo degli altri schieramenti di screditare il movimento e di lanciare il messaggio per cui tutti siano uguali in politica? E chi accarezza l’idea di votare i 5 Stelle verrà scoraggiato dal farlo il 4 marzo?

Finora, le vicende di Roma, in particolare, non sembrano avere dissuaso gli italiani dal votare per i grillini, non fosse altro perché di meglio, sul piano dell’onestà, non sembrerebbe circolare negli altri schieramenti. Almeno questa è l’analisi superficiale che verrebbe da fare. Il 27-28% di cui mediamente è accreditato l’M5S a queste elezioni non viene per la gran parte dalla fiducia illimitata degli elettori verso Beppe Grillo e i suoi uomini, bensì nella sfiducia verso gli altri schieramenti. Fatti come rimborsopoli non spingeranno forse nemmeno un solo italiano in più a votare per centro-destra, PD o sinistra, semplicemente perché non mostrano alcuna credibilità sui temi della trasparenza, delle indennità e dei vitalizi. (Leggi anche: Elezioni, lotta seggio per seggio: ecco perché Berlusconi attacca solo i 5 Stelle)

Possibile boomerang per gli altri partiti

Attenzione a brandire la rimborsopoli come arma elettorale nelle ultime settimane di campagna, perché rischia di tradursi in un boomerang rovinoso. L’elettore medio potrebbe dedurre dalla vicenda non già che qualche furbetto non abbia versato allo stato l’intera somma promessa, bensì che i parlamentari grillini siano stati i soli a farlo e che gli altri schieramenti non abbiano mai minimamente pensato di alleggerirsi le tasche. Insomma, dopo una prima fase di possibile delusione mediatica verso i 5 Stelle, potrebbe arrivare quella riflessiva e ancora più carica di risentimento verso la politica tradizionale.

Il fatto che a poco tempo dalla data del voto si parli di rimborsi la dice lunga sulla presa di questa campagna elettorale, la più sciatta di sempre per (assenza di) contenuti e partecipazione. Certo, i grillini giocano fin troppo su temi come l’onestà, quasi fosse una loro esclusiva e tendono a far prevalere un forte moralismo sulla sostanza delle tematiche affrontate. Vero è anche che il movimento ha iniziato la legislatura con le dirette in streaming delle sue riunioni e l’ha finita con parlamentarie sospette e criteri di selezione dei dirigenti non troppo dissimili da quelli cooptativi degli altri partiti. Tuttavia, non è inseguendoli su questo piano che destra e sinistra potranno mai sperare di recuperare consensi. Il successo dei 5 Stelle lo si deve al loro fallimento e chi pensa che buttarla in caciara serva a reggere meglio alle urne potrebbe scoprire la sera del 4 marzo che non è così. (Leggi anche: Elezioni, rivolta al sud tra astensione e voto ai 5 Stelle)

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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