Elezioni, lotta seggio per seggio: ecco perché Berlusconi attacca solo i 5 Stelle

Il centro-destra continua a mantenere il vantaggio elettorale e in termini di seggi, ma per puntare alla vittoria piena dovrà battere il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, non il PD di Matteo Renzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il centro-destra continua a mantenere il vantaggio elettorale e in termini di seggi, ma per puntare alla vittoria piena dovrà battere il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, non il PD di Matteo Renzi.

25 giorni alle elezioni politiche del 4 marzo e i sondaggi appaiono quasi immobili. Centro-destra in vantaggio intorno a una media del 37% dei consensi, PD in area 23% e al 27-28% con gli alleati, Movimento 5 Stelle al 27-28% e sinistra di Liberi e Uguali poco sopra il 6%. La nuova legge elettorale assegna quasi i due terzi dei seggi alla Camera e al Senato con la quota proporzionale, prevedendo una sbarramento minimo del 3% per entrare in Parlamento. Il restante terzo è assegnato con l’uninominale, ovvero vince il candidato di lista o di coalizione che ottiene anche solo un voto in più rispetto agli altri. Proprio quest’ultima quota non consente a priori di sapere chi vincerà le elezioni. In teoria, il centro-destra formato da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia sarebbe in grado di conquistare la maggioranza dei seggi, ma non appare semplice che possa anche ottenere quella assoluta, ovvero 316 deputati alla Camera e 158 senatori a Palazzo Madama. (Leggi anche: I fatti di Macerata sono una bomba elettorale contro il PD)

Affinché un partito o una coalizione possa riuscire a governare da solo/a, risulta necessario ottenere almeno il 40% dei voti validi con il proporzionale e il 70% dei seggi con l’uninominale. Percentuali elevate, specie in una battaglia politica ormai tripolare. Eppure, sembra che al centro-destra non manchino troppi seggi per arrivare all’obiettivo. Secondo la media dei diversi sondaggi, sarebbe a una trentina di deputati e una quindicina di senatori in meno della maggioranza assoluta. Per centrare i due numeri magici, occorre fare qualche progresso nelle intenzioni di voto con il proporzionale e farsi scattare diversi seggi in più nei collegi uninominali. Sì, ma come e dove?

Il centro-destra risulta generalmente sottostimato nei sondaggi, avendo un elettorato meno ideologizzato di quello del centro-sinistra. Tuttavia, stavolta non è detto che sia così, perché lo stesso si direbbe dell’ampio popolo grillino, che mette insieme militanti convinti, ma anche semplici delusi della politica tradizionale ed elettori arrabbiati contro il sistema. Dovendo la coalizione di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni puntare alla vittoria piena, si trova nella necessità di bipolarizzare la contesa elettorale. Nei fatti, il PD sembra relegato in una posizione secondaria, sia in termini di consenso, sia anche per l’assenza di alleati solidi nelle percentuali, con la conseguenza che appare (tutto resta possibile, però) fuori dai giochi nei collegi uninominali, potendo ambire credibilmente a prevalere solo nella gran parte di quelli siti nelle regioni rosse (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Marche).

La mappa dei collegi

Il centro-destra dovrebbe prevalere nettamente al nord, così come sarebbe ben messo al sud, dove incontra, però, l’opposizione dei 5 Stelle, che lo insidiano in diversi collegi della Sicilia, della Puglia, della Calabria. Il PD qui non toccherebbe palla, sempre secondo i sondaggi. Dunque, per Berlusconi non ha più senso contrapporsi a Matteo Renzi in campagna elettorale. I più, persino tra gli alleati, malignano perché i due leaders punterebbero a governare insieme dopo il voto, nel caso di assenza di una maggioranza assoluta in Parlamento. Può anche essere, ma questioni “tecniche” spingono ad articolare il discorso. Se il centro-destra vuole vincere davvero, dovrà battere i grillini, non il PD. (Leggi anche: Larghe intese impossibili dopo il voto, ecco perché la UE ora tifa solo Berlusconi)

Per farlo, ha bisogno di consolidare i consensi al sud, dove la contesa è più aperta in numerosi collegi. Certo, i fatti di Macerata non rendono impossibile credere in una rimonta anche nella dorsale adriatica, se si considera che al sud delle Marche si registrerebbe già una situazione più complicata per il PD, che se la vedrebbe con l’M5S nella spartizione dei seggi, molto meno con il centro-destra. La polarizzazione di questi giorni sui temi della sicurezza e dell’immigrazione starebbe sostenendo la coalizione di Fi-Lega-FdI e centristi, ma resta da verificare in che misura. Nei fatti, Renzi e Luigi Di Maio non hanno infierito sulla Lega, consapevoli che la linea della fermezza elettoralmente paghi.

Battaglia frontale tra Berlusconi e Di Maio

Se quanto detto sopra è vero, immaginiamo che Berlusconi metta piede negli ultimi giorni di campagna elettorale proprio al sud, specie in terre come la Sicilia, dove l’en plein è già avvenuto nel 2001 con il famoso 61:0. Un altro cappotto non è impossibile, anche se improbabile. Aree del ragusano e dell’entroterra isolano sarebbero più predisposte stavolta a votare per Beppe Grillo. E proprio il leader di fatto del movimento potrebbe trascorrere tempo nelle regioni meridionali alla fine del mese, quando terminerà il tour teatrale. Contrastando efficacemente Berlusconi in queste zone, gli impedirebbe la vittoria piena e creerebbe le condizioni perfette perché il suo M5S prolifichi nei consensi: il caos.

Da qui, la campagna berlusconiana tutta improntata sulla contrapposizione tra competenza e inesperienza. Serve a mobilitare i delusi tra la propria base, gli elettori più anziani, che sarebbero anche i più diffidenti verso i grillini, nonché a istigare il dubbio tra gli indecisi, che alla fine servano politici preparati e con esperienza, per quanto non esattamente specchiati. L’M5S punta, al contrario, a mostrarsi non un movimento di improvvisati, bensì serio e senza “grilli” per la testa. Ecco spiegato l’inversione a U sull’euro, i toni più pacati verso l’Europa, pur non potendo rinunciare al cavallo di battaglia sull’onestà, sulla trasparenza e alla necessità di mandare tutti gli altri a casa. Sarà una lotta tra l’81-enne ex premier e il 31-enne ex steward al San Paolo. L’usato sicuro e il cambiamento. Verso il peggio, ammonisce il primo. (Leggi anche: Grillo molla Di Maio, ecco la fine strategia)

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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