Sindaco di Londra un mussulmano?

Elezioni a Londra, ma anche in altre città e nelle regioni. Test per i laburisti, che non sarebbero messi bene in Scozia e rischiano anche nel Galles. In gioco c'è il rapporto tra maggioranza e opposizione sul piano nazionale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Elezioni a Londra, ma anche in altre città e nelle regioni. Test per i laburisti, che non sarebbero messi bene in Scozia e rischiano anche nel Galles. In gioco c'è il rapporto tra maggioranza e opposizione sul piano nazionale.

Sadiq Khan è il candidato del Partito Laburista a sindaco di Londra e oggi potrebbe uscire vincitore dalle urne contro lo sfidante conservatore Zac Goldsmith. Figlio di un autista pachistano ed ex membro del governo di Gordon Brown, Khan potrebbe essere il primo sindaco mussulmano di una metropoli europea. Il primo cittadino uscente è il conservatore Boris Johnson, che nelle scorse settimane ha lanciato un’offensiva alla premiership di David Cameron, schierandosi in favore della Brexit al referendum indetto per il 23 giugno, cioè per uscire dalla UE. La campagna elettorale per la capitale britannica si è aperta e chiusa in sordina, coperta dal clamore mediatico del voto sulla permanenza o meno della UE. Tra i principali candidati si sono avuti diversi colpi bassi. I laburisti hanno fatto trapelare nei confronti di Goldsmith, rampollo di una famiglia di origine ebraica legata ai Rotschild, un certo antisemitismo, con le dichiarazioni dell’ex sindaco londinese, Ken Livingstone, secondo cui Adolf Hitler sarebbe stato un sionista, prima di uccidere 6 milioni di ebrei.

Elezioni Londra, sondaggi danno vincente il laburista

Khan ha preso le distanze da queste affermazioni, ma è evidente che il caso stia mettendo in risalto la diversità culturale dei due candidati, essendo la corsa tra un ebreo e un mussulmano. Quasi un cliché, che ha concentrato la maggior parte dell’attenzione dei media. Sui programmi, invece, non vi sarebbero grosse differenze. Entrambi i candidati mostrano sensibilità per l’ambiente (Goldsmith ha un passato da ambientalista), entrambi riconoscono l’esistenza di un’emergenza abitativa a Londra, dove il cuore della città si sta svuotando della classe media, a causa dei prezzi sempre più elevati delle case. Secondo gli studi, servirebbero 50 mila nuove abitazioni, ma il problema è che ciò andrebbe a discapito della cintura verde della città, cosa che in teoria nessuno vorrebbe intaccare. Eppure, solo un aumento dell’offerta immobiliare porterebbe a un ripiegamento dei prezzi e alla conservazione della diversità anche socio-economica di Londra, che rischia di diventare una città di soli ricchi, relegando la classe media e i più poveri nelle periferie. I sondaggi darebbero in vantaggio Khan, anche se storicamente non si sono rivelati molto precisi per Londra. In ogni caso, il voto di oggi non riguarda la sola capitale britannica, bensì diverse realtà urbane importanti come Liverpool e Bristol, nonché il rinnovo dei parlamenti di Scozia, Irlanda del Nord e Galles.      

Attesa per i risultati scozzesi

I risultati più attesi riguardano proprio la Scozia. Non c’è dubbio sul fatto che a stravincere sarà qui lo Scottish National Party di Nicola Surgeon, ma bisogna vedere con quale margine arriverà la vittoria. Se gli indipendentisti ottenessero un risultato molto elevato, ciò andrebbe a discapito dei laburisti, trattandosi di una regione tradizionalmente di sinistra. Questi rischiano di essere scavalcati dai conservatori, divenendo forza irrilevante in Scozia, senza i voti della quale non potrebbero aspirare a tornare presto al governo nazionale. Anche nel Galles tira un’aria sfavorevole ai laburisti, che dovrebbero rivincere le elezioni, ma perdendo qualche seggio rispetto al 2011 ed essendo così costretti a stringere un’alleanza con gli autonomisti locali del Plaid Cymru.

Rischio flop per laburisti, referendum Brexit lacera i conservatori

Considerando che le elezioni amministrative siano nel Regno Unito quasi sempre sfavorevoli al governo nazionale in carica (bisogna risalire al 1985 per trovare un esito favorevole al governo di Londra, in quell’anno guidato dal premier Margaret Thatcher), coloro che hanno maggiormente da perdere sarebbero i laburisti del neo-segretario Jeremy Corbyn, il quale deve adesso dimostrare di essere in grado di contendere la premiership ai conservatori. I segnali alla vigilia non paiono essere molto dalla sua parte. Molto schierato su posizioni di sinistra, Corbyn è diventato un elemento divisivo della politica britannica e in tanti a sinistra temono di ripercorrere lo stesso calvario degli anni Ottanta e Novanta, quando sposando posizioni di retroguardia e di semplice contestazione, i governi rimasero per 18 anni ininterrottamente a destra. Non tutte rose e fiori sono, però, nemmeno dentro al Partito Conservatore. La campagna per la Brexit sta dividendo i parlamentari, gran parte dei quali sono per rimanere nella UE con il premier Cameron e il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, mentre una minoranza non indifferente parteggia insieme a Johnson per divorziare da Bruxelles. Se al referendum del 23 giugno dovessero vincere i pro-Brexit, il governo vacillerebbe, ma stando ai sondaggi ciò non dovrebbe verificarsi. Se così stessero davvero le cose, la leadership di Cameron tra i conservatori ne uscirebbe rafforzata e il premier potrebbe aspirare credibilmente a presentarsi per un terzo mandato, anche tenendo conto che i laburisti oggi potrebbero non emergere quali chiari vincitori delle amministrative.    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Esteri, Politica