Elezioni: Juncker spaventa i mercati sulle elezioni, ecco di cosa hanno paura gli investitori

Mercati impauriti sulle parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, riguardo alle elezioni in Italia. Ecco quali sono i veri timori degli investitori e come Bruxelles sta tirando la volata a Silvio Berlusconi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mercati impauriti sulle parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, riguardo alle elezioni in Italia. Ecco quali sono i veri timori degli investitori e come Bruxelles sta tirando la volata a Silvio Berlusconi.

E’ bastata una mezza battuta del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sulle elezioni politiche italiane a fare serpeggiare qualche timore ieri sui mercati. Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,4%, quando mediamente le borse europee hanno archiviato la seduta in pareggio. Lo spread BTp-Bund a 10 anni è salito a 137 punti base dai 132 di mercoledì e i rendimenti decennali sono lievitati di 3 bp al 2,08%. Nulla di clamoroso, ma la prova che il principale esponente di Bruxelles abbia colpito nel segno. Cosa ha detto Juncker? Di prepararsi a un “governo non operativo” dopo le elezioni, sostanzialmente intravedendo il rischio di un esito nullo, ovvero che nessuno schieramento conquisti la maggioranza assoluta dei seggi. Unitamente all’instabilità in Germania, ha spiegato, ci si attende una seconda metà di marzo instabile sui mercati finanziari, anche se ha precisato di nutrire minori preoccupazioni sul voto dell’SPD sull’accordo con la cancelliera Angela Merkel rispetto alle urne italiane.

Perché i mercati dovrebbero iniziare a preoccuparsi della Germania

I timori sul dopo elezioni

Lo stesso Juncker, accortosi che le sue parole avevano suscitato qualche polemica in Italia, ha corretto il tiro e su Twitter ha dichiarato di aspettarsi che anche dopo le elezioni vi sarà un governo a Roma in grado di fare restare il nostro Paese al centro del palcoscenico europeo. Il premier Paolo Gentiloni aveva rassicurato il presidente della Commissione sul fatto che l’Italia continuerà ad avere un governo nel pieno dei poteri, mentre da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle, in particolare, erano arrivate parole critiche su quella che è stata percepita come un’ingerenza.

Nel concreto, Juncker non ha che sottolineato un dato reale: l’Italia rischia di non avere alcuna maggioranza politica e numerica dal 5 marzo prossimo, vista la ripartizione dei consensi tra i tre principali schieramenti in campo. E allora, come mai i mercati non l’hanno presa bene un’ovvietà come questa? Forse, perché Juncker ha malcelato un’altra vera preoccupazione della UE, ossia che dal 5 marzo non saranno possibili larghe intese all’italiana, semplicemente perché i numeri per vararle non ci sono. Tutte le rilevazioni indicano che la somma tra i seggi ottenuti da Forza Italia, PD e centristi sarebbe insufficiente per arrivare a una maggioranza assoluta. E si tenga conto che dentro i due schieramenti vi sarebbero diversi deputati e senatori indisponibili alle larghe intese, specie quelli che verranno eletti nei collegi uninominali, ovvero grazie ai voti di tutta la coalizione, e che godranno di maggiore autonomia decisionale, grazie al rapporto più stretto con gli elettori.

Elezioni, ecco i numeri che farebbero tremare la borsa il 5 marzo

Di più: se le larghe intese non fossero possibili, rischia di esservi, invece, una maggioranza composita e trasversale contraria alle politiche fiscali europee, quale emergerebbe dalla somma tra i seggi di Movimento 5 Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali. Attenzione, non parliamo di un governo, bensì di un fronte capace di bloccare in Parlamento la nascita di una maggioranza “filo-UE”, nel caso in cui il centro-destra non disponesse dei voti necessari per governare da sola. La reazione di ieri dei mercati suggerisce proprio questo: gli investitori non sono preparati allo “scenario peggiore” evocato da Juncker solo superficialmente.

Il sostegno palese a Berlusconi

E proprio per questo la UE sta spingendo, per quel che può, nella direzione di sostenere visibilmente la leadership di Silvio Berlusconi. Lo conferma anche il caso EMA, l’Agenzia per il farmaco, la cui nuova sede è stata assegnata ai sorteggi ad Amsterdam, spegnendo così le speranze di Milano, che pure veniva considerata la città più preparata ad ospitare un ente dall’indotto annuo stimato in 1,7 miliardi di euro. Il Comune di Milano, la Regione Lombardia e il governo nazionale avevano presentato ricorso al Consiglio europeo, dopo che si è appreso che la cittadina olandese non sarà in grado di ospitare l’agenzia nei tempi previsti, essendo i lavori di costruzione della sede in alto mare. Il ricorso è stato respinto per questioni formali, ma ieri il capogruppo del PPE, Manfred Weber, ha dichiarato di appoggiare in toto la posizione di Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, che ha chiesto a Juncker di verificare se la procedura di assegnazione sia avvenuta in maniera corretta, reclamando lo spostamento della sede a Milano.

Weber è braccio destro della Merkel a Strasburgo, già critico verso l’ex premier Matteo Renzi. Tajani è, invece, il braccio destro di Berlusconi. E Weber e Berlusconi si sono incontrati l’altro ieri a Roma. Il significato di quanto sta accadendo appare evidente. Il PPE, partito a cui appartiene lo stesso Juncker, stanno cercando di tirare la volata a Forza Italia, al fine di rafforzarne l’immagine di tutore dell’interesse nazionale e capace di gestire al meglio i rapporti con i partner europei e le istituzioni comunitarie. Che la strategia porti a un qualche risultato è tutto da vedere, ma qui rileva notare come l’Europa starebbe tifando per il centro-destra a trazione forzista, temendo come il demonio una vittoria dei grillini e, in seconda battuta, che la Lega ottenga più consensi di Forza Italia e si aggiudichi così la guida del governo.

Larghe intese impossibili dopo il voto, ecco perché la UE ora tifa solo Berlusconi

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana

I commenti sono chiusi.