Elezioni in Grecia, testa a testa tra Syriza e conservatori. Tsipras rischia la sconfitta

I sondaggi per le elezioni in Grecia fotografano un testa a testa tra Syriza e i conservatori di Nuova Democrazia. Il premier Alexis Tsipras potrebbe uscire dal voto con le ossa rotte.

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I sondaggi per le elezioni in Grecia fotografano un testa a testa tra Syriza e i conservatori di Nuova Democrazia. Il premier Alexis Tsipras potrebbe uscire dal voto con le ossa rotte.

Quando mancano due settimane alle elezioni anticipate in Grecia, tutti i sondaggi pubblicati nel fine settimana appena trascorso indicano un sostanziale testa a testa tra i 2 principali partiti ellenici, i quali sarebbero divisi nei consensi dell’1-2%. Per Kapa Research, ad esempio, Syriza, il partito della sinistra radicale al governo del premier Alexis Tsipras, guiderebbe con il 26,5%, inseguito dal 25,9% di Nuova Democrazia, la formazione principale di opposizione e di centro-destra. Considerando che il 25 gennaio scorso, Syriza ottenne quasi il 37% dei voti, per Tsipras significherebbe un crollo di 10 punti percentuali in appena 8 mesi, quando in piena estate i sondaggi assegnavano ancora al suo partito ben oltre il 40%.

I fattori della crisi di Syriza

Per capire cosa sia successo in così poche settimane, bisogna considerare la fuoriuscita dell’ala radicale, guidata dall’ex ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, che ha dato vita a Unità Popolare, formazione che riuscirebbe ad entrare in Parlamento, superando la soglia di sbarramento del 3%, attestandosi tra il 4 e il 5%. Un altro elemento di crisi per la popolarità di Tsipras è costituito dalla rabbia del suo stesso elettorato per la capitolazione alle richieste dei creditori pubblici (UE, BCE e FMI), necessaria a impedire che la Grecia uscisse dall’euro e ottenesse un terzo piano di salvataggio da 86 miliardi in 3 anni. Se è vero che i sondaggi evidenzino come il 77% dei greci ritenga che tale cedimento sia stato doveroso per impedire una catastrofe economica, non si può negare che i propositi con cui Syriza era arrivata al governo all’inizio dell’anno fossero diametralmente opposti. Adesso, la formazione del premier non sembra discostarsi molto, se non nei toni, dai governi precedenti, quelli a guida Pasok e Nuova Democrazia, avendo accettato nuove dosi di austerità fiscale ed essendosi rivelata incapace di elaborare un’alternativa realistica e praticabile alla linea indicata dalla Troika.

Se i sondaggi saranno confermati, il 20 settembre prossimo si rischia una nuova fase di caos politico ad Atene. Con questi numeri, Syriza sarebbe costretta ad allearsi con altre formazioni per restare al governo, magari proprio con Unità Popolare. Non si capirebbe il motivo, però, per cui Tsipras abbia convocato le nuove elezioni, se dovrà governare con gli stessi oppositori dell’austerità, che lo hanno privato di una maggioranza autonoma in Parlamento. Ecco, allora, che lo scenario più probabile e auspicato in Europa sarebbe una Grande Coalizione proprio con gli odiati avversari di Nuova Democrazia e del Pasok, cosa che ridimensionerebbe fortemente la persona del premier e rischierebbe di essergli politicamente fatale.

Tsipras rischia la fine politica

Ma le cose potrebbero andare ancora peggio per Tsipras. Chi vince, anche solo con un voto in più, ottiene 50 seggi di premio di maggioranza. Se prevalessero i conservatori, dunque, Syriza potrebbe ritrovarsi all’opposizione per i prossimi 4 anni, perché il partito dell’ex premier Antonis Samaras farebbe di tutto per trovare alternative alla sinistra radicale e guarderebbe come alleati naturali i socialisti del Pasok e i centristi di To Potami, con  il sostegno dei quali potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. A differenza del 2012, quando l’opposizione fece benissimo a Syriza, allora una sorpresa elettorale, adesso la formazione di Tsipras sarebbe molto meno credibile, oltre che divisa, nel fare tornare i greci in piazza contro il governo. Il premier si gioca nei prossimi 13 giorni il suo destino politico e quello della sinistra ellenica. Comunque vada a finire, difficilmente potrà sperare di ripetere la cavalcata trionfante che lo portò a fine gennaio al governo e che per mesi gli ha garantito una popolarità quasi illimitata in patria, oltre che simpatie trasversali all’estero.  

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