L’Abenomics va avanti con la vittoria del premier: yen giù e borsa vola

Abenomics confermata con le elezioni anticipate in Giappone, stravinte dal premier uscente, che ha asfaltato le opposizioni. Yen ai minimi da luglio e borsa con le ali.

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Abenomics confermata con le elezioni anticipate in Giappone, stravinte dal premier uscente, che ha asfaltato le opposizioni. Yen ai minimi da luglio e borsa con le ali.

Mai la Borsa di Tokyo aveva chiuso per 15 sedute consecutive in rialzo. E’ successo con oggi, segnando un guadagno giornaliero di oltre l’1% e mandando gli indici ai massimi da oltre 10 anni a questa parte. E’ l’effetto Abe, il premier giapponese reduce da un trionfo alle elezioni anticipate di ieri, essendosi assicurati il suo partito Liberaldemocratico e gli alleati una maggioranza di oltre i due terzi dei seggi.

Dei 465 in palio, la coalizione a sostegno di Shinzo Abe se n’è già aggiudicati 312, 2 in più della super-maggioranza prevista per modificare la Costituzione pacifista, a cui il premier vuole mettere mano per reagire più appropriatamente alle sfide odierne, come la minaccia bellica della Corea del Nord.

Ma la vittoria di Abe avrà effetti anche sull’economia reale. Anzitutto, in vista del congresso di partito dell’anno prossimo, dovrebbe essersi garantita la leadership, cosa che gli consentirebbe di diventare il premier più longevo nella storia nipponica. Egli dovrà a breve nominare anche il nuovo governatore della Bank of Japan, influenzando così la politica monetaria dei prossimi anni. In campagna elettorale, aveva ribadito la volontà di proseguire gli stimoli monetari, avviati proprio dopo la sua prima vittoria di fine 2012, quando a capo della banca centrale era stato nominato l’attuale Haruhiko Kuroda, che ha raddoppiato il target d’inflazione al 2% attuale, acquistando assets a un ritmo attuale di 80.000 miliardi di yen all’anno, pari a 600 miliardi di euro (50 al mese). Lo scorso anno, l’istituto ha modificato il cosiddetto “quantitative easing”, puntando a un obiettivo “qualitativo”, ovvero a tenere i rendimenti decennali intorno allo zero percento. (Leggi anche: Investire in Giappone: dati macro deboli, ma corporate avanza)

Confermata l’Abenomics

Non è casuale che i mercati stiano festeggiando la vittoria di Abe con lo yen a scambiare ai minimi da 3 mesi e mezzo contro il dollaro a 113,8. Da quando il premier ha vinto le sue prime elezioni, il cambio giapponese ha perso quasi un quarto del suo valore, mentre la borsa locale ha più che raddoppiato le sue quotazioni.

Ad oggi, i titoli di stato del Giappone rendono negativamente fino alla scadenza dei 7 anni, mentre quelli a 40 anni esitano appena l’1%, segno delle condizioni monetarie ultra-espansive, decise per ravvivare l’economia nazionale dopo un ventennio di stagnazione e deflazione.

Abe è il padre di una svolta in politica economica, chiamata per questo “Abenomics”. Essa poggia su tre pilastri: stimoli monetari (per questo ci si attende una conferma di Kuroda), iniziali stimoli fiscali seguiti da un taglio del deficit pubblico e riforme strutturali. Possiamo tirare le somme dei quasi 5 anni di governo Abe, notando come il disavanzo fiscale sia stato diminuito dall’oltre l’8% del 2012 al 4,5% dello scorso anno, mentre l’inflazione, pur restando molto bassa (0,7% ad agosto), risulta superiore ai livelli di fine 2012, quando era ancora sottozero. (Leggi anche: Abenomics, stimoli a tutto gas contro deflazione)

Crescita lenta e inflazione bassa

Positive le notizie sul fronte anche della crescita economica: si sono registrati sei trimestri con variazioni congiunturali positive consecutive al 30 giugno scorso, mandando il tasso di disoccupazione sotto il 3%, anche se i ritmi appaiono ancora relativamente bassi. Notevoli anche alcune sfide che Tokyo dovrà affrontare nei prossimi anni: il debito pubblico è salito a oltre il 250% del pil, mentre la popolazione risulta la più longeva al mondo, cosa che impatta molto negativamente sulla produttività del lavoro, già oggi tra le più basse delle economie avanzate. Per non parlare dell’uscita dal piano di accomodamento monetario, che resta ancora ben lontana dall’essere avviata, quando si notano potenziali rischi di bolle sul mercato obbligazionario.

Comunque sia, la vittoria larghissima di Abe conferma l’enorme popolarità di cui gode ancora oggi il suo governo tra gli elettori giapponesi e che fino a un paio di settimane fa sembrava insidiata dalla possibile discesa in campo del governatore di Tokyo, Yuriko Koike, a capo del Partito della Speranza, che si è fermato a un massimo di 59 seggi. Male anche il tradizionale avversario dei nazionalisti al governo, i democratici di Yukio Edano, che non potranno conquistare oltre 67 seggi.

L’Abenomics non avrà fatto miracoli, ma sembra avere smosso le acque, anche sul piano psicologico, di un’economia colpita da quella “sindrome” della stagdeflazione, che da decenni arrovella gli analisti di tutto il mondo e dalla quale non si è ancora usciti, anche se il premier ha dimostrato quanto meno di fornire qualche speranza in più rispetto ai tentativi falliti dei suoi predecessori. (Leggi anche: Gli stereotipi sulla sindrome giapponese)

 

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