Elezioni Friuli, trionfa Salvini e affonda Di Maio: cosa accade per il governo?

Trionfo della Lega alle elezioni regionali in Friuli-Venezia-Giulia, mentre il Movimento 5 Stelle crolla dei due terzi e PD e Forza Italia reggono. Luigi Di Maio s'indebolisce parecchio sul piano delle trattative per il governo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Trionfo della Lega alle elezioni regionali in Friuli-Venezia-Giulia, mentre il Movimento 5 Stelle crolla dei due terzi e PD e Forza Italia reggono. Luigi Di Maio s'indebolisce parecchio sul piano delle trattative per il governo.

I risultati delle elezioni regionali in Friuli-Venezia-Giulia non sono ancora definitivi, ma la maggioranza dei seggi è stata già scrutinata e per Matteo Salvini arrivano notizie non buone, ma ottime. Il suo candidato Massimiliano Fedriga trionfa oltre le previsioni con quasi il 57% dei voti, doppiando l’avversario di centro-sinistra Sergio Bolzonello al 27%, mentre quello del Movimento 5 Stelle, Alessandro Fraleoni Morgera, si è fermato a un pessimo 12%. Rispetto alle politiche del 4 marzo, la coalizione di centro-destra avanza decisamente da circa il 43%, mentre l’M5S riduce dei due terzi i consensi. Forza Italia si aggirerebbe intorno al 13%, migliorando il risultato di marzo, così come il PD tiene i suoi di consensi con circa il 20%, attestandosi al secondo posto. Certo, non che il Nazareno ne esca rianimato, non fosse altro per avere guidato la regione negli ultimi 5 anni con il braccio destro della renzianissima Debora Serracchiani.

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Proprio ieri, a Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, il segretario dimissionario Matteo Renzi aveva chiuso la porta a un’intesa con l’M5S, dicendosi del tutto contrario all’ipotesi di sostenere un governo a guida Luigi Di Maio, il quale replicava con un laconico “il PD la pagherà”. Nel frattempo, a uscirne ammaccata sembra proprio l’immagine del leader pentastellato, che in 7 giorni ha rimediato due brucianti sconfitte elettorali. Se quella del Friuli era attesa, seppure non in queste proporzioni, sul Molise si erano concentrate le attese della base grillina, che sperava di vincere la prima regione d’Italia, impresa ad oggi mai riuscita.

Il drastico calo di consensi nelle due regioni rispetto alle politiche è certamente riconducibile in parte alla peculiarità di una competizione – quella amministrativa – che non sembra il terreno congeniale per i 5 Stelle. Tuttavia, sui dati potrebbe avere pesato anche la strategia dei due forni di Di Maio, che ha indisposto almeno parte dell’elettorato grillino, specie con l’apertura del confronto con il PD e l’abbandono, anche se forse solo a parole, della ricerca di un’intesa con la Lega di Salvini.

Le ipotesi per il governo

E adesso, che succede? Indubbio il successo del centro-destra e il flop dell’M5S. Se Salvini terrà fede a quanto promesso sabato, ovvero che mai tradirà la coalizione di cui è da poco diventato leader, niente più accordo con Di Maio. In teoria, il leghista si dovrebbe presentare in Parlamento a cercare una maggioranza, sperando nel sostegno di deputati e senatori dalle fila sia del PD che dello stesso M5S. Poiché parliamo della necessità di ottenere almeno una settantina di apporti esterni tra Camera e Senato, l’operazione appare tutt’altro che semplice, a meno che dietro il suggerimento di Silvio Berlusconi non vi sia una ragionevole confidenza che i numeri si troveranno, magari grazie ai renziani. Difficile, però, che il presidente Sergio Mattarella assegni un incarico al buio, specie dopo averle provate tutte con tre giri di consultazioni andati a vuoto.

E allora, resta viva l’ipotesi di un governo tra M5S e centro-destra, che necessariamente passerebbe per l’appoggio esterno di Forza Italia o per il suo coinvolgimento con ministri di livello di area berlusconiana, non percepiti come ostili ai grillini. Anche questo scenario, però, sembra difficoltoso da percorrere per un Di Maio, che nelle ultime due settimane sembra di molto avere perso terreno all’interno del suo stesso movimento, per via delle capriole sulle alleanze, che hanno disorientato i più.

In teoria, un’intesa potrebbe trovarsi su un governo guidato da un esponente terzo del centro-destra, come il leghista Giancarlo Giorgetti, che troverebbe diversi appoggi esterni tra PD e M5S. Non sarebbe un accordo politico a tutto tondo, ma un esecutivo di minoranza, tollerato momentaneamente, forse più dal PD che dai parlamentari grillini, questi ultimi disponendo sempre dell’arma delle elezioni anticipate per cercare di consolidare i consensi e i seggi mancanti per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento. E, però, dopo Molise e Friuli, questa minaccia appare sempre meno tale. Le porte di Palazzo Chigi per Di Maio si starebbero chiudendo velocemente in queste ore. Resta in auge lo scenario di un governo istituzionale, anche se il trionfo di Salvini lo allontanerebbe. In cambio dell’unità della coalizione, il Carroccio pretenderà da Berlusconi di non avallare alcun pastrocchio.

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Argomenti: Politica, Politica italiana