Elezioni Francia, ultimi sondaggi e tutti i rischi per i mercati

Le elezioni francesi sono un rebus, con sei scenari realistici differenti per il ballottaggio ed esiti imprevedibili. Ma non sarà finita nemmeno con la vittoria di uno dei candidati in corsa per l'Eliseo. I mercati avranno molto a cui guardare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le elezioni francesi sono un rebus, con sei scenari realistici differenti per il ballottaggio ed esiti imprevedibili. Ma non sarà finita nemmeno con la vittoria di uno dei candidati in corsa per l'Eliseo. I mercati avranno molto a cui guardare.

Mancano tre giorni al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, che potrebbero rivelarsi persino più importanti del quasi certo ballottaggio del 7 maggio. A contendersi la successione di François Hollande all’Eliseo sono 11 candidati, ma solo 4 possono aspirare realisticamente ad arrivare al secondo turno: Marine Le Pen, Fronte Nazionale (destra nazionalista); Emmanuel Macron, In Movimento (centrista); François Fillon, I Repubblicani (destra neo-gollista) e Jean-Luc Mélénchon, Francia Disobbediente (sinistra filo-comunista). Non fa parte del gruppo di testa – e questa è una notizia in sé clamorosa – il candidato del Partito Socialista, Benoit Hamon, che i sondaggi accreditano oggi dell’8-9% dei consensi, quando ad oggi la formazione politica che rappresenta detiene la maggioranza all’Assemblea Nazionale ed esprime la presidenza uscente.

Stando agli ultimi sondaggi, vi sarebbe un quasi perfetto testa a testa tra Le Pen e Macron al 23%, così come Fillon e Melenchon sarebbero appaiati al 19%. Il distacco tra le due coppie è così basso, che nei fatti rientra nel margine di errore e segnalerebbe possibili sorprese da qui a domenica. (Leggi anche: Elezioni Francia, scenario peggiore prende corpo)

Possibile ballottaggio tutto euro-scettico

Lo scenario più cupo a cui guardano i mercati sarebbe quello di un ballottaggio tutto tra candidati estremisti ed euro-scettici, ovvero tra Le Pen e Mélénchon. In questo caso, chiunque vincesse sarebbe una tragedia per gli investitori finanziari, dato che entrambi propongono l’uscita della Francia dalla UE e attaccano la globalizzazione economica. La vera differenza sta nella politica sull’immigrazione, molto rigida per la prima e improntata all’accoglienza per il secondo, così come nell’approccio al mondo delle imprese, con la donna sensibile a rappresentarne gli interessi delle realtà nazionali più piccole e il candidato filo-comunista a proporre una tassazione totale per i redditi sopra i 400.000 euro all’anno.

Le probabilità che il ballottaggio sia tra Le Pen e Mélénchon appaiono non alte, ma nemmeno così remote. Fino a poche settimane fa, quest’ultimo figurava quinto e intorno al 10% dei consensi, balzando in pochi giorni, grazie a buone performance nei dibattiti televisivi e confermando l’imprevedibilità di queste elezioni. E con il fuggi-fuggi che si ode al quartier generale socialista, il rischio di un’ulteriore franata dei consensi di Hamon in favore di Mélénchon è altissimo. Il 70% della crescita registrata da Mélénchon in aprile sarebbe già avvenuta ai danni del socialista, ma stando a una rilevazione Ipsos, il 56% di quanti non siano ancora convinti di votare per Hamon potrebbero optare per il candidato più radicale, mentre solo il 26% per il centrista. (Leggi anche: Jean-Luc Mélénchon, il comunista di Francia che spaventa i mercati più di Le Pen)

Sei scenari diversi, esito imprevedibile

Insomma, le sorprese sarebbero dietro l’angolo e il fatto più curioso riguarda Macron. Stando a tutti i sondaggi, se arrivasse al ballottaggio, sconfiggerebbe chiunque. Nell’ipotesi più probabile di uno scontro diretto con Le Pen, il risultato sarebbe in suo favore con circa una ventina di punti di distacco. Paradosso vuole, però, che il suo approdo al ballottaggio sia tutt’altro che certo. In primis, perché le distanze con Fillon e Mélénchon, come dicevamo, sarebbero minime; secondariamente, perché i sondaggi potrebbero averne sopravvalutato le quotazioni. Ancora oggi, un terzo dei francesi intervistati sarebbe indeciso su chi votare, una percentuale che farebbe prevedere un possibile riversamento di consensi alle urne verso candidati considerati oggi relativamente deboli come Fillon, o di cui ci si vergogna a dichiararsi sostenitori, come Le Pen e lo stesso Mélénchon.

Gli scenari più realistici per il ballottaggio sarebbero i seguenti: Le Pen-Macron; Le Pen-Fillon; Le Pen-Mélénchon; Macron-Fillon; Macron-Mélénchon; Fillon-Mélénchon. Il che la dice lunga sullo stato confusionale in cui versano le istituzioni transalpine in questa fase. (Leggi anche: Le Pen o Macron in crescita e Macron forse sopravvalutato)

Il rischio impasse da giugno

Eletto il presidente, a giugno si rinnova l’Assemblea Nazionale e questo non fa che aggiungere incertezze a incertezze per i mercati finanziari. Macron, Le Pen e Mélénchon hanno dietro di sé partiti con scarsissime probabilità di conquistare un numero di seggi sufficienti per godere di una maggioranza di governo propria, complice la legge elettorale maggioritaria a doppio turno, che nei fatti premia i candidati dei partiti più forti, ovvero la destra neo-gollista di Fillon e i socialisti, oggi guidati da Hamon. Il Fronte Nazionale, che pure alle elezioni europee ha ottenuto il 25% dei voti ed è arrivato primo in Francia, potrebbe non essere in grado così di conquistare nemmeno un seggio e una situazione simile potrebbe verificarsi per il candidato centrista, così come per quello della sinistra radicale.

Le maggiori probabilità di vittoria alle politiche, quindi, le avrebbe la destra di Fillon, mentre i socialisti, che pure sono letteralmente precipitati nei sondaggi al minimo storico, potrebbero mantenere una quota rilevante di seggi, confermandosi principale partito di opposizione. Che cosa comporta un quadro simile? Nel caso di una vittoria di Macron, Le Pen e Mélénchon, difficilmente il prossimo presidente avrebbe un governo del suo stesso colore politico, mentre se a vincere fosse Fillon, sarebbe il presidente con maggiori chance nel mese successivo di conquistare anche la maggioranza parlamentare. (Leggi anche: Possibile che Le Pen diventi presidente?)

Riforme economiche difficili in Francia

I mercati stanno scontando da settimane proprio il rischio caos, più che forse il timore di una vittoria di un candidato euro-scettico. La cosiddetta “coabitazione” non sarebbe una novità nella storia della Quinta Repubblica, ma stavolta avverrebbe tra un presidente outsider e un partito tradizionale, con esiti tutti da verificare. Anche perché, comunque vadano le elezioni presidenziali, i sondaggi già da ora segnalano che tra Le Pen e Mélénchon vi sarebbe un buon 40% di francesi euro-scettico e poco più di un quarto voterà per i due schieramenti tradizionali, mentre i consensi per il candidato più europeista – Macron – sarebbero inferiori al quarto del totale al primo turno. In queste condizioni, una presidenza riformatrice appare difficile, perché anche se a vincere fosse un convinto sostenitore dell’euro e della UE, tra probabile assenza di una maggioranza propria in Assemblea Nazionale e netta avanzata delle forze euro-scettiche, il segnale che arriverebbe all’Eliseo sarebbe di gran lunga quello di una Francia divisa, grossa parte della quale stanca di Bruxelles. (Leggi anche: Le Pen o Macron, se il vero rischio fosse un altro?)

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Argomenti: Francia, Politica, Politica Europa

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