Elezioni Francia, Hollande lascia la sinistra a pezzi come mai prima

La sinistra francese si spacca sempre più e ora nemmeno l'ex premier Valls sostiene il candidato socialista, optando per Macron. Si teme che la Le Pen abbia più consenso di quanto dicano i sondaggi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La sinistra francese si spacca sempre più e ora nemmeno l'ex premier Valls sostiene il candidato socialista, optando per Macron. Si teme che la Le Pen abbia più consenso di quanto dicano i sondaggi.

Comunque vada, per la gauche francese il risultato delle elezioni presidenziali sarà un boomerang. A cinque anni di distanza dalla vittoria di François Hollande, che aveva riportato i socialisti all’Eliseo dopo 17 anni, del PSF non resta quasi nulla, se non una candidatura di pura testimonianza, quella di Benoit Hamon, che neo sondaggi si attesterebbe quarto e nettamente al di sotto del conservatore François Fillon, travolto dallo scandalo Penelopegate. Se sotto sotto si sussurra da mesi che il presidente Hollande sosterrebbe il candidato indipendente Emmanuel Macron, l’ex premier Manuel Valls, che contro Hamon ha perso e malamente le primarie socialiste già al primo turno a gennaio, ha dichiarato in un’intervista alla Bfm Tv di appoggiare a questo giro proprio Macron, poiché in gioco vi sarebbe il destino della République. (Leggi anche: Il Renzi di Francia perde primarie socialiste, sorpresa Hamon)

Come dire, non avendo Hamon praticamente alcuna chance di approdare al ballottaggio, meglio puntare su un cavallo vincente. Secondo Valls, contrariamente a quanti molti sostengono, la candidata euro-scettica Marine Le Pen potrebbe realmente arrivare alla presidenza e per evitare questo scenario, è lunga la lista dei socialisti di peso che stanno “tradendo” il partito, sostenendo Macron, ma forse più per la voglia di non far parte della schiera dei perdenti, che non per contrastare davvero la nazionalista transalpina.

Le Pen potrebbe davvero vincere, teme la gauche

L’appoggio di Valls a Macron fa riflettere, però, anche su un altro piano: la galassia del centro-sinistra francese, quella che va da Macron e arriva fino al filo-comunista Jean-Luc Montebourg, teme in una vittoria al primo turno della Le Pen, che presentandosi nelle due settimane successive per il ballottaggio come frontrunner, potrebbe cambiare le sorti del voto e correre per l’Eliseo con il vento in poppa negli ultimi e cruciali giorni cruciali della campagna elettorale. (Leggi anche: Socialisti francesi svoltano a sinistra, ma avranno vita breve)

Lo stesso Valls ammette che le probabilità di vittoria della donna sarebbero superiori a quelle segnalate dai sondaggi, ovvero che diversi elettori, che ad oggi si vergognerebbero a dichiarare il proprio voto per l’euro-scettica, una volta entrati al seggio, nel segreto dell’urna le consegnerebbero il loro mandato. Comunque vada, dicevamo, sarà un fiasco per la sinistra, destinata ad assistere al ballottaggio da spettatrice, come nel 2002, ma almeno allora poteva contare su un partito socialista ben più coeso al suo interno di quanto non sia oggi, somigliante più al PD lacerato italiano che non ai socialdemocratici tedeschi.

Al ballottaggio, sarà tutta una storia a sé

La vera partita che la gauche intenderebbe giocarsi, a questo punto, sarebbe quella del governo. Macron potrà anche vincere la presidenza, ma gli servirà un partito alle spalle per sperare di avere la maggioranza all’Assemblea Nazionale alle elezioni di giugno. Sempre, chiaramente, che la sinistra sia in grado di competere per quella sfida, cosa che ad oggi non sembra proprio.

E attenzione a un dato: se si moltiplicano gli endorsement per Macron tra l’attuale maggioranza, la reazione di Fillon potrebbe essere di auto-difesa, ovvero se non approdasse al ballottaggio, potrebbe non certo sostenere pubblicamente la Le Pen, ma nemmeno fare un appello esplicito per il suo avversario, che a quel punto sarebbe appoggiato da quella stessa classe politica, che ritiene sia dietro allo scandalo che lo ha colpito dal gennaio scorso. A tale proposito, l’uomo ha accusato proprio Hollande.

Infine, una cosa sono gli endorsement dell’establishment, un’altra i voti. Riuscirà Macron a mobilitare l’elettorato di sinistra nella battaglia finale contro il pericolo nazionalista? E se indispettiti dallo sfarinamento dei socialisti, la base decidesse di disertare le urne, punendo così il disastro auto-inflitto da Hollande? Ricordiamoci di un dato: al ballottaggio, si parte da 0-0. Lì, la Le Pen giocherebbe ad armi pari con chicchessia. E se la donna potrà confidare nell’entusiasmo del suo elettorato, che fiuterebbe l’opportunità storica e forse irripetibile di arrivare all’Eliseo, Macron potrà solo puntare sul “al lupo, al lupo”, perché nei fatti non sembra in grado di suscitare eccitazione né a sinistra, né tanto meno a destra. (Leggi anche: Le Pen o Macron: e se il vero rischio della Francia fosse un altro?)

 

 

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Argomenti: Esteri, Francia, Politica, Politica Europa