Elezioni, Forza Italia sotto la Lega al nord è un pessimo segnale per Berlusconi

Silvio Berlusconi lotta strenuamente per restare primo nella coalizione di centro-destra, davanti alla Lega di Matteo Salvini. Il vento al nord sembra spirargli contro, mentre la speranza resta il sud.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi lotta strenuamente per restare primo nella coalizione di centro-destra, davanti alla Lega di Matteo Salvini. Il vento al nord sembra spirargli contro, mentre la speranza resta il sud.

Silvio Berlusconi è inquieto e lo ha fatto capire proprio in queste ore in un’intervista concessa a Canale Italia, una TV del Veneto, quando ha ammesso che per i sondaggi la Lega sarebbe al 30% in questa regione, mentre Forza Italia sotto il 20%. L’ex premier si è chiesto come sia stato possibile un ribaltamento dei rapporti di forza proprio qui. “Vi prego, rifletteteci”, ha chiosato. In realtà, pare che il partito di Matteo Salvini non prevalga sugli azzurri solo in Veneto, bensì in tutto il nord, anche se con una distanza meno accentuata. Il sorpasso potrebbe avvenire persino in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche, ovvero nelle regioni “rosse”, in cui storicamente la sinistra è fortissima e il centro-destra debole. Le rilevazioni nazionali, invece, garantiscono ancora a Forza Italia più consensi del Carroccio, ma di pochi punti e lo “spread” si starebbe riducendo dopo i fatti di Macerata, segno che gli elettori della coalizione pretendono soluzioni e toni chiari su temi come sicurezza e immigrazione.

Aldilà di Macerata, i distinguo continui di Salvini rispetto alle posizioni di Berlusconi non starebbero riducendo l’appeal complessivo del centro-destra, ma forse sposteranno gli squilibri in favore del primo. Anche questo dato è negativo per l’ex premier, in quanto sarebbe la spia che la base non gradisce un atteggiamento morbido verso il PD di Matteo Renzi e chiede chiarezza per il dopo elezioni. Non è un caso che Berlusconi, dopo settimane di affermazioni ambigue, sia tornato in questi giorni ad escludere le larghe intese dopo il voto, nel caso in cui non vi fosse alcuna maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento per la sua coalizione.

Ma se Forza Italia oscilla tra il 16% e il 17% e la Lega tra il 13% e il 14%, significa che la prima resta nettamente avanti nei consensi al sud. Non è difficile immaginare che sia così, anche perché Salvini ha solo da pochi giorni eliminato la scritta “Nord” dal simbolo del partito e, in ogni caso, viene percepito come un leader nordista al di sotto del Po. Vero è anche, però, che i suoi consensi sarebbero in crescita proprio nel Meridione e si specula che possano superare la soglia del 5%, cosa che farebbe del Carroccio finalmente una realtà politica non più risibile in queste aree. In Puglia e Sicilia, poi, non si esclude che la Lega possa andare ben oltre, magari puntando a sfiorare la doppia cifra. (Leggi anche: Elezioni, lotta seggio per seggio: ecco perché Berlusconi attacca solo i 5 Stelle)

Salvini premier se conquista il sud

Paradossale che possa apparire, il successo di Salvini si gioca al sud. Se ingrana la marcia qui, Forza Italia verrà superata. A quel punto, il leader leghista potrà reclamare Palazzo Chigi, nel caso di vittoria. Addio possibili larghe intese, addio persino la sola ipotesi di un premier azzurro, come Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento. Sarà per questo, che Berlusconi, fiutando il rischio concreto di finire KO dentro la coalizione, abbia spronato il governatore lombardo Roberto Maroni a rinunciare a correre per un secondo mandato, magari offrendogli la poltrona ben più interessante di capo del governo nel caso in cui il suo partito fosse primo nel centro-destra e la coalizione conquistasse la maggioranza assoluta. (Leggi anche: Larghe intese impossibili dopo il voto)

Aldilà degli aspetti più squisitamente politici, il fatto che Forza Italia sia solo seconda al nord nel centro-destra ne conclama la caduta tra gli ambienti produttivi. Le fortune elettorali di Berlusconi dal 1994 ad oggi sono state possibili grazie ai successi a nord e sud. Forza Italia è riuscita per un ventennio a mettere insieme istanze economiche liberali (la famosa “rivoluzione” promessa e mai mantenuta), come il taglio delle tasse, della spesa pubblica, l’abbattimento della burocrazia, con altre più socialmente rassicuranti, come la lotta alla disoccupazione, investimenti infrastrutturali (il Ponte sullo Stretto è stata un’immagine sempre evocativa) e tutela degli anziani con pensioni più dignitose, nonché delle famiglie. Le prime accontentavano l’elettorato settentrionale, le seconde quello meridionale.

Fine di un’era per Berlusconi

Adesso, se davvero gli azzurri dovranno confidare nel sud per arrivare davanti alla Lega, significa che della sua fisionomia politica sarebbero rimaste solo alcune istanze, mentre non verrebbe più percepito come il partito del ceto medio produttivo e “rampante”. Il popolo delle partite IVA ha già voltato in buona parte le spalle ai forzisti nel 2013 e i sondaggi da anni confermano che starebbero continuando a farlo. Pur tenendo conto di tutte le vicissitudini che hanno riguardato la figura del capo e i travagli interni, Forza Italia verrebbe votata, oggi come oggi, da appena un elettore su sei. Dove sono finiti i consensi di lavoratori autonomi, liberi professionisti e piccoli imprenditori? Verso la Lega, in gran parte, salita dal 4% al 13% in 4 anni. Verso il Movimento 5 Stelle per il resto. Qualcuno direbbe anche verso il PD renziano, ma se ciò sembrava verosimile fino a un paio di anni fa, adesso che il Nazareno viaggia a meno del 25% dei consensi, difficile sostenere una tesi simile. (Leggi anche: Renzi contro flat tax, Salvini invoca dazi alla Trump e Berlusconi conferma la Fornero)

I moderati si sono incavolati per la mancata rivoluzione liberale promessa e mai realizzata. Adesso, cercano posizioni più ferme, magari con molte meno pretese, ma anche meno chiacchiere. Riesumare la “flat tax” a distanza di 24 anni dagli esordi politici non sta smuovendo granché in favore di Berlusconi, che lotta più che mai per restare in sella alla guida della coalizione che ha inventato come cartello nel 1994. Il solo fatto, però, che molti elettori a lui sinora “fedelissimi” dubitino sul suo atteggiamento dopo il 4 marzo segna la fine di un’era, quella di un Berlusconi votato quale baluardo senza se e senza ma contro la sinistra. E poiché la vittoria politica ed elettorale si gioca al sud, la rincorsa verso la Lega di Forza Italia avverrà sui temi più sociali, non rafforzando l’identikit di una formazione liberal-conservatrice. La battuta sul condono edilizio per i casi di abusi “per bisogno” sono più di una strizzatina d’occhio al sud.

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Argomenti: Politica, Politica italiana