Elezioni europee spartiacque per Macron, ma chi rischia di più è Frau Merkel

Emmanuel Macron e Angela Merkel alla prova delle elezioni europee, ma a rischiare di più è la seconda. Quali conseguenze sull'Unione Europea?

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Emmanuel Macron e Angela Merkel alla prova delle elezioni europee, ma a rischiare di più è la seconda. Quali conseguenze sull'Unione Europea?

Siamo entrati nell’ultima settimana di campagna per le elezioni europee. Già giovedì 23, Regno Unito e Olanda eleggeranno i loro rappresentanti, anche se i risultati verranno svelati domenica sera, quando i seggi si saranno chiusi ovunque nei 28 stati UE. I mercati stanno scontando da settimane le possibili turbolenze, con lo spread BTp-Bund a 10 anni ai massimi dell’anno e oggi a 277 punti base, il decennale tedesco ai minimi da 3 anni sulla corsa dei capitali verso la Germania alla ricerca di un porto sicuro e il cambio euro-dollaro in area 1,1150, nella parte minima del range 1,11-1,13 in cui fluttua ormai dall’ottobre scorso.

I sondaggi preludono a un calo dei consensi per i due schieramenti principali e, in particolare, ai danni dei socialisti, a beneficio delle formazioni “sovraniste” e “populiste” di destra, sebbene queste non disporrebbero di seggi sufficienti per impedire la creazione di una maggioranza eurofila a Bruxelles e Strasburgo.

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Tuttavia, le ripercussioni nei singoli stati nazionali rischiano di essere pesanti, specie in Francia e Germania. Il “Resseblement National” di Marine Le Pen sarebbe leggermente in testa nei sondaggi rispetto a “La République En Marche!” del presidente Emmanuel Macron. Molto dietro i “Républicains” del centro-destra, mentre i socialisti rischiano di non superare lo sbarramento del 5%. Sarebbe uno choc per l’Eliseo, se la lista del presidente non arrivasse prima, il segno che l’impopolarità di Macron costituisca un serio ostacolo alla realizzazione dell’agenda delle riforme promessa e ribadita anche in queste settimane dal governo, con il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che avverte del rischio che una vittoria di Le Pen possa comprometterla.

I veri guai saranno in Germania

Va detto, però, che l’allora Fronte Nazionale vinse le elezioni europee anche nel 2014, per cui non sarebbe una novità se accadesse anche domenica prossima. Certo, quel dato preludette a un tracollo della Quinta Repubblica alle urne successive, ma Macron ha ancora tre anni pieni di mandato e gode di una maggioranza solida nell’Assemblea Nazionale, per cui un suo eventuale secondo posto alle europee non ne minaccerebbe la permanenza all’Eliseo, semmai complicherebbe l’attuazione dell’agenda riformatrice, già in panne con l’esplosione del fenomeno dei “gilet gialli”.

I veri problemi si avranno in Germania, con ogni probabilità. La CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel è data in vantaggio con poco meno del 30% dei consensi, ma il problema è quello che le sta dietro: una lotta serrata tra Verdi e socialdemocratici per il secondo posto! Impensabile fino a pochi mesi fa. Invece, la sinistra tradizionale tedesca, alleata dei conservatori nei governi federali di Grosse Koalition in 10 degli ultimi 14 anni, rischia di precipitare in terza posizione per la prima volta in era post-bellica e con appena il 15-16% dei consensi.

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E domenica si vota anche per le amministrative a Brema, la città-stato più piccola della Germania con 700.000 abitanti, storica roccaforte dei socialdemocratici, che la governano senza interruzione da oltre 70 anni. Ebbene, i sondaggi segnalano un probabile sorpasso da parte del candidato conservatore. Se accadesse, sarebbe come se il PD perdesse le elezioni in Emilia-Romagna. Una tragedia non solo simbolica, bensì spia di una disaffezione crescente nell’elettorato di sinistra, arrivata a livelli allarmanti, tanto che Kevin Kuehnert, leader di Jusos, l’organizzazione giovanile del partito, sta cercando da tempo di spingere i dirigenti a porre fine alla collaborazione con Frau Merkel e approfitterebbe di quest’ultima debacle per accrescere la pressione.

L’impatto sulla UE

Per quanto il centro-destra a livello nazionale non parrebbe ancora seriamente insidiabile da altri schieramenti, la cancelliera potrebbe trovarsi costretta a fare le valigie presto, qualora gli alleati la mollassero e la sua “delfina”, il neo-segretario Annegret Kramp-Karrenbauer, decidesse che sia arrivata l’ora di staccare la spina a un governo sempre più impopolare, il quale mette a repentaglio il suo stesso futuro politico. E l’addio di “Mutti” peserebbe come un macigno per Macron, quale che fosse il risultato in Francia.

Parigi vive del sostegno di Berlino, senza il quale l’Eliseo diventa un semplice oggetto di insulti in patria da parte di una larga fetta dell’opinione pubblica transalpina.

Dopo le elezioni europee sarà crisi di governo

I tempi dei passaggi politici nazionali saranno legati a quelli previsti per il ricambio dei vertici istituzionali europei. Difficile immaginare, ad esempio, che la cancelliera venga mandata a casa dai suoi uomini nel bel mezzo delle trattative tra i governi per scegliere il governatore della BCE, il presidente della Commissione e quello della UE. L’unico rischio in tal senso arriverebbe da sinistra, a meno che non prevalga l’interesse nazionale prima di quello di partito. Scossoni reali, però, non sembrano visibili all’orizzonte a Bruxelles, numeri alla mano. Ciò non toglie che se la risposta alla sfiducia elettorale fosse solo l’eventuale ammucchiata tra tutti i partiti europeisti e finalizzata alla conservazione/spartizione delle cariche, la crisi di legittimità delle istituzioni comunitarie non farebbe che aggravarsi, allungandone l’agonia e accentuando le convulsioni interne agli stati, incluse proprio Francia e Germania.

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