Elezioni di metà mandato, il momento magico per gli USA porterà bene a Trump?

Si avvicinano le elezioni di metà mandato in America e il presidente Trump cerca la vittoria, nonostante i sondaggi, in una fase apparentemente per lui molto positiva.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Si avvicinano le elezioni di metà mandato in America e il presidente Trump cerca la vittoria, nonostante i sondaggi, in una fase apparentemente per lui molto positiva.

Mancano 4 giorni alle elezioni di metà mandato (“mid-term”) negli USA, che segneranno martedì prossimo uno spartiacque per il mandato del presidente Donald Trump a due anni esatti dalla sua vittoria. Saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 seggi su 100 del Senato e le cariche di 39 governatori. I sondaggi parrebbero sfavorevoli alla Casa Bianca, con i democratici a dominare nelle intenzioni di voto, anche se tra gli analisti vi è discordia su quale schieramento stia vivendo in questi giorni la sua fase “magica”, tant’è che alcuni parlano di “blue wave”, altri di “red wave”. Sapremo solo mercoledì mattina, ore italiane, di che colore si sarà rivelata l’onda elettorale. In generale, il Senato si attende che rimanga in maggioranza repubblicano, la Camera che possa tornare nelle mani dei democratici dopo 8 anni.

Perché nemmeno la forte America di Trump potrebbe può tassi più alti 

Eppure, questo sembra essere davvero un momento magico per Trump. Non solo risulta salito negli indici di gradimento quasi all’apice della sua popolarità da quando ha prestato giuramento il 20 gennaio dello scorso anno, ma sembra che tutto gli vada bene sia in patria che fuori dagli States. Iniziamo proprio dall’estero: la linea dura contro la Turchia sul caso del pastore evangelico Andrew Brunson, arrestato e detenuto per due anni da Ankara con l’accusa di avere partecipato al tentato golpe contro il presidente Erdogan, ha pagato. Le sanzioni minacciate e oggi ritirate da Washington hanno portato alla scarcerazione di Brunson, che è tornato in patria, galvanizzando l’elettorato evangelico, una delle basi del consenso dei repubblicani di Trump, al quale è stato “donata” a ottobre l’elezione del giudice conservatore Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, che grossa parte dei media ha cercato di impallinare dando risalto alle accuse di molestie rivoltegli da diverse donne.

Il boom economico

Allo stesso tempo, dopo mesi di dazi minacciati e imposti sulle merci cinesi, poche ore fa il presidente americano ha invitato i suoi funzionari ad abbozzare un accordo commerciale con Pechino, sostenendo che dopo la telefonata con il presidente Xi Jinping, l’intesa sarebbe alla portata. Ora, possibile che quella di Trump sia una strategia per sostenere il mercato azionario a ridosso delle elezioni ed evitare che i cali pesanti delle sedute precedenti proseguano, oscurati già dai recuperi delle ultime tre giornate di contrattazioni. Tuttavia, innegabile che sul fronte delle trattative il tycoon si stia mostrando più abile di quanto i suoi detrattori non vogliano ammettere, come segnala anche la riscrittura del NAFTA, l’accordo di libero scambio con Canada e Messico, rivisto in chiave bilaterale e in favore proprio della manifattura a stelle e strisce. E dalla prossima settimana, forse non a caso, le sanzioni contro l’Iran verranno rese effettive.

Per non parlare dello stato di grazia dell’economia americana. Il dato di oggi sui posti di lavoro creati a ottobre ha sorpreso in positivo: +250.000, portando la media trimestrale a +218.000. Il tasso di disoccupazione rimane al 3,7%, il livello più basso dal dicembre del 1969. I salari orari sono saliti dello 0,2% mensile e del 3,1% annuo, il tasso di crescita più alto dall’inizio del 2009. In crescita anche l’occupazione al 60,6%, la percentuale maggiore da quasi 10 anni. Il mercato del lavoro sarebbe così vivace, che le offerte delle imprese superano da mesi il numero dei disoccupati. Questi ultimi sono 6 milioni di unità e l’aspetto più interessante sta nel fatto che la disoccupazione è scesa ai minimi termini proprio tra le minoranze, come neri e ispanici. Una carta che il GOP potrà giocarsi in vista di martedì, quando avrà qualche buona ragione nel fare notare come sotto l’amministrazione Trump a beneficiare del boom economico siano anche i cittadini non bianchi, a dispetto della campagna dei democratici. Tutto questo, in presenza di un tasso di inflazione da pochi mesi salito di poco superiore al target del 2%.

Trump il “bullo” piega gli avversari dell’America 

Il pil nel terzo trimestre è cresciuto del 3,5% annuo, in rallentamento (più che atteso) dal 4,2% del secondo trimestre, ma confermando l’ottima performance della prima economia mondiale, trainata dai consumi, aumentati tendenzialmente del 4%, in accelerazione dal 3,8% dei tre mesi precedenti. Insomma, il taglio delle tasse voluto da The Donald sta funzionando, sebbene gli economisti sostengano che gli effetti positivi non potranno durare a lungo, anche perché gli investimenti sono rimasti stagnanti nel periodo luglio-settembre, segno che servirebbe qualche altra scossa per dare ulteriore smalto a una crescita, che procede senza sosta da 9 anni e mezzo e che sta surriscaldandosi proprio da quando Trump è entrato alla Casa Bianca. E questi ha promesso, in effetti, un nuovo taglio delle tasse per il solo ceto medio nel caso di vittoria alle elezioni di mid-term, così da convincere gli elettori a non cambiare cavallo martedì. Per adesso, l’unica vera minaccia alla sua presidenza, ammette lo stesso tycoon, è rappresentata dalla Federal Reserve con questa sua “ossessione” di alzare i tassi. Eppure, lo stato dell’economia non autorizzerebbe il governatore Jerome Powell a fare altrimenti.

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Argomenti: Economia USA, Presidenza Trump