Chi sale e chi scende nel borsino della politica italiana dopo il test comunali

I risultati al primo turno delle elezioni comunali sorridono a qualcuno e intristiscono altri. Vediamo chi vince e chi perde.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I risultati al primo turno delle elezioni comunali sorridono a qualcuno e intristiscono altri. Vediamo chi vince e chi perde.

Il bilancio preliminare di queste elezioni comunali, di cui domenica si è celebrato il primo turno, sorride ad alcuni e allarma qualcun altro. Non possiamo offrire un’analisi definitiva del voto, visto che i conti dovranno essere fatti solo dopo i ballottaggi, ma per il momento siamo in grado di dirvi che l’esito di due giorni fa può considerarsi più che positivo per il centro-destra, positivo per il PD e negativo per il Movimento 5 Stelle.

La coalizione di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni è riuscita ad accedere quasi ovunque ai ballottaggi e nella gran parte dei casi partendo in vantaggio. Come a Genova, città “rossa” per eccellenza e governata dalla sinistra da quasi mezzo secolo, dove Marco Bucci ha ottenuto il 38,8% superando il candidato del centro-sinistra, Giovanni Crivello, che si è fermato al 33,4%.

Forza Italia conferma il sostegno al proporzionale

Il capoluogo ligure è città-simbolo per il centro-destra, visto che qui si è siglata quell’alleanza di ferro tra il presidente della regione, Giovanni Toti, e il leader del Carroccio tesa a fare da contraltare ai propositi nazareni di Berlusconi, il quale non a caso ieri nel commentare i dati ha posto più l’accento sul primato di Forza Italia nella coalizione in Piemonte; tutto pur di non ammettere che ieri ha vinto il centro-destra unito e, soprattutto, alternativo al PD di Matteo Renzi.

Nell’ambito del centro-destra, quindi, c’è un vincitore netto e uno meno nitido: il primo è Salvini, il secondo l’ex premier. Quest’ultimo ha messo le mani avanti sostenendo che serve non sottovalutare i grillini e, tramite il suo capogruppo alla Camera Renato Brunetta, ha ribadito l’interesse per una legge elettorale di tipo proporzionale, funzionale a tenersi le mani libere per il dopo elezioni e a sganciarsi dall’alleanza con i leghisti. (Leggi anche: Ritorno al proporzionale è la vendetta di Berlusconi contro la sinistra)

PD regge se alleato

Spostandoci nell’ambito del centro-sinistra, il PD tiene botta e il temuto tracollo non solo non c’è stato ma a dire il vero il partito è riuscito ad accedere quasi ovunque ai ballottaggi, conquistando a Palermo la città al primo turno, anche se grazie alla legge elettorale siciliana che ha abbassato al 40% la soglia minima per evitare il ballottaggio.

Tuttavia non ha molti motivi per sorridere il segretario Renzi, perché il PD vince grazie agli alleati e non per quella vocazione maggioritaria che fu prima di Walter Veltroni e adesso, in chiave molto più personalistica, dell’ex premier. Non solo: a Palermo a vincere non è, in effetti, il PD, bensì Leoluca Orlando, un candidato civico, che ha preteso, in cambio dell’appoggio dei democratici alla sua persona, che il simbolo non fosse presentato. Come dire, “appoggiami pure, ma mi vergogno a rivelarlo in giro pubblicamente”.

Un vero sconfitto c’è: il Movimento 5 Stelle

Ecco, quindi, che Renzi può considerarsi un mezzo vincitore e un mezzo sconfitto dopo il primo turno, tanto che non ha nemmeno voluto commentare i risultati, decidendo di fare visita ad Amatrice, il comune laziale colpito dal terremoto dell’agosto di un anno fa.

E gli sconfitti? Hanno un sicuro nome e cognome: Beppe Grillo. Non è riuscito a fare risultato nella sua città, dove il suo candidato Luca Pirondini si è dovuto accontentare del 18,6%. L’esito fallimentare era nell’aria, dopo il caso tragicomico della bocciatura della candidatura di Marika Cassimatis, scaturita dalle primarie online indette dall’M5S. (Leggi anche: Disastro a 5 stelle nei comuni al voto)

Che faranno gli elettori 5 stelle ai ballottaggi?

Ma nel borsino della politica italiana a uscire leggermente sconfitto dal primo turno delle comunali di domenica scorsa è anche il governo Gentiloni, ma non per una brutta performance del PD che, come abbiamo spiegato sopra ha invece retto bene alla prova, quanto per il pessimo risultato incassato dai 5 stelle, che da ieri li rende un po’ meno temuti agli occhi delle altre coalizioni con la conseguenza che in meno, oggi, avrebbero paura delle elezioni anticipate. (Leggi anche: Mercati euforici per elezioni meno vicine)

Nel novero dei vincitori “morali” possiamo citare anche l’area a sinistra del PD, che può adesso accrescere il suo peso negoziale, spiegando a Renzi che per vincere avrà bisogno di allearsi e non certo con i cespugli centristi, che anche a questo giro non si sarebbero distinti in alcun modo.

Guai a confondere le elezioni comunali con quelle nazionali. L’M5S non è così innocuo come molti, a sinistra in particolare, vorrebbero far credere da ieri. Più interessante sarà vedere come si comporteranno gli elettori pentastellati ai ballottaggi ovvero se, come accadde nel 2016, appoggeranno più che altro i candidati del centro-destra in funzione anti-renziana, oppure se, percependo il rischio di un ritorno al bipolarismo, opteranno per l’astensionismo o voteranno caso per caso, sulla base delle loro simpatie o inclinazioni ideologiche.

 

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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