Elezioni, candidati senza visione sull’Europa: ecco su cosa restano zitti

Politici italiani occupati ad imbonire elettori sempre più disillusi e mancano di dire la loro su uno dei temi cruciali per il futuro dell'Italia e su cui si stanno già intavolando le trattative a Bruxelles.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Politici italiani occupati ad imbonire elettori sempre più disillusi e mancano di dire la loro su uno dei temi cruciali per il futuro dell'Italia e su cui si stanno già intavolando le trattative a Bruxelles.

L’euro non è più la madre di tutti i nostri problemi. Persino il Movimento 5 Stelle, che sul referendum per decidere se tornare o meno alla lira ne aveva fatto una questione di identità politica, adesso ha fiutato l’aria, capendo che gli elettori italiani sarebbero mediamente più avveduti di chi li rappresenta. Alla storia che tutte le disgrazie dell’Italia verrebbero da fuori crede una percentuale nettamente minoritaria di persone. Basti girare per un ufficio pubblico o camminare per strada per capire che l’ipertrofica burocrazia inefficiente e le infrastrutture colabrodo, tanto per fare due esempi-lampo, non siano certo responsabilità della cancelliera Angela Merkel.

Tutti i candidati premier tacciono sull’Europa in campagna elettorale, non avendo, anzitutto, una vera visione su di essa. La politica del “battere i pugni” alla Luigi Di Maio non è qualcosa che meriti attenzione, né quella delle urla di disapprovazione di Matteo Salvini. Peraltro, nemmeno Matteo Renzi e Silvio Berlusconi stanno scoprendo le carte su Bruxelles e da sinistra, Pietro Grasso di certo non è riuscito ad oggi ad andare oltre qualche slogan acchiappa-clic, più che strappa-voto.

Peccato, perché queste sono settimane importanti per il futuro della UE e, in particolare, dell’Eurozona. Il 22 gennaio prossimo, i Parlamenti di Parigi e Berlino voteranno una risoluzione congiunta per dare impulso alla riforma dell’architettura europea. Di fatto, verrà conclamato, con buona pace di Di Maio, il rafforzamento e non certo l’indebolimento dell’asse franco-tedesco. E nella terza settimana di marzo, ovvero poco dopo le elezioni politiche italiane, a Bruxelles si discuterà proprio di quale architettura costruire per UE ed Eurozona. Non si aprirà un vero dibattito, nel senso che a quel punto i giochi saranno quasi fatti e si tratterà solamente di ratificare decisioni prese da Frau Merkel ed Emmanuel Macron. (Leggi anche: Patto Merkel-Macron cosa fatta?)

Le proposte di riforma di Macron

Cosa verrà proposto in quella fase? Per quanto tra Francia e Germania vi siano divisioni sul tema e la crisi politica tedesca non autorizzi a prevedere ancora un esito certo nelle trattative tra le prime due economie europee (il negoziato sulla cosiddetta coalizione Giamaica fallì a novembre proprio per l’opposizione dei liberali alle proposte di Macron), è molto probabile che si partirà dalle proposte del presidente francese, pur corrette dai tedeschi: istituzione di un ministro delle Finanze unico e bilancio comune per l’Eurozona. In più, l’ESM, il Fondo di salvataggio permanente, che ha preso il posto dell’Efsf nella gestione dei casi di crisi del debito, si trasformerà in un Fondo monetario europeo, chiara sfida all’egemonia degli USA negli organismi internazionali, che tramite il Fondo Monetario Internazionale riescono ad estendere la loro influenza nel resto del mondo.

Sembrano proposte tecniche, ma il combinato di queste riforme avrebbe effetti dirompenti sulle economie dell’Eurozona. La cosiddetta “integrazione politica”, espressione che tanto piace agli europeisti modaioli di casa nostra, altro non sarebbe che la cessione di ulteriori fette di sovranità nazionale a organismi con sede a Bruxelles. Il Tesoro unico gestirebbe una quota di risorse superiore a quella attualmente assegnata alla UE, pari a poco più dell’1% del pil. Nei fatti, si tratterebbe verosimilmente di redistribuire ricchezza tra un’economia a un’altra, ovvero soldi italiani potrebbero prendere il largo verso altri stati dell’area. Per non parlare del fatto che la disciplina di bilancio verrebbe perseguita senza più il fastidio della mediazione con i governi nazionali. Infine, l’ESM nella sua nuova veste di FMI europeo sostituirebbe quello che ad oggi abbiamo definito Troika (UE, BCE e FMI) e assumerebbe veri e propri poteri di commissariamento per i paesi che richiedono sostegno finanziario. (Leggi anche: Macron e Merkel divisi sull’euro, ma non saranno contenti nemmeno i francesi)

Schieramenti italiani zitti e senza idee sull’Europa

Senza volere esprimere un giudizio di valore sul merito di tali proposte, impressiona notare come centro-destra, PD, M5S e sinistra non abbiano davvero nulla da dire agli elettori sul tema. Certo, non appaiono punti su cui impostare una campagna elettorale per raccogliere consensi, ma da candidati che passano dall’essere euro-scettici a euro-possibilisti sarebbe gradita un’opinione sulla volontà di integrarsi maggiormente con il resto dell’unione monetaria. Anche perché vi sarebbe una sorta di piano B dell’asse franco-tedesco per il caso in cui parte dei 19 membri dell’area non dovesse accettare le proposte di cui sopra: l’euro a due velocità. Se l’è fatto sfuggire nemmeno un anno fa la cancelliera da Malta, salvo smentire dopo che la sua Germania abbia in mente di creare stati di serie A e stati di serie B nella UE, ma il senso è quello: chi non vuole o non può integrarsi di più farà parte di un’altra cerchia di economie, con regole (temporaneamente) meno stringenti e, in cambio, con minori benefici nei casi di bisogno, non potendo accedere automaticamente al meccanismo degli aiuti dell’ESM. (Leggi anche: Europa a due velocità, spiegate a Gentiloni che non saremo in prima classe)

Ora, vi pare normale che nessuno in Italia ci spieghi quale posizione assumerà a Bruxelles, quando e se dovesse arrivare a Palazzo Chigi, preferendo imbonire l’elettorato con proposte al limite del ridicolo? Siamo passati dal dibattito “euro sì, euro no” all’ignorare ciò che sta fuori dai nostri confini, più che altro per paura di non avere nulla da dire o di dovere raccontare agli elettori la verità: il nostro destino non è nelle mani dei commedianti di Roma. Verrà deciso a tavolino da Merkel-Macron e non già per un complotto, quanto per una classe politica italiana non pervenuta.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Politica, Politica Europa, Politica italiana, Troika

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