Elezioni Basilicata, altra sconfitta per il PD. Né Gretà, né Macron rianimeranno Zingaretti

La Basilicata per la prima volta passa al centro-destra, trainato dalla Lega di Matteo Salvini. Il PD rimedia l'ennesima sconfitta e stavolta essere arrivati secondi non scalfisce la portata dell'insuccesso storico.

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La Basilicata per la prima volta passa al centro-destra, trainato dalla Lega di Matteo Salvini. Il PD rimedia l'ennesima sconfitta e stavolta essere arrivati secondi non scalfisce la portata dell'insuccesso storico.

Altra regione al voto, ennesima sconfitta per il PD, la prima da quando Nicola Zingaretti è segretario. A scrutinio quasi concluso, il candidato del centro-destra, il generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi, ottiene il 42% dei consensi, mentre il candidato del centro-sinistra, Carlo Trerotola si ferma a poco meno del 33%.

Terzo il grillino Antonio Mattia con il 20%, seguito da Valerio Tramutoli, candidato della sinistra più progressista, fermo sotto il 5%. Nessuna sorpresa, dunque, dalla Lucania: la Lega di Matteo Salvini vola dal 6% scarso raccolto alle elezioni politiche di un anno fa a oltre il 19%, contendendosi con il Movimento 5 Stelle il primato. A seguire troviamo Forza Italia, che ottiene intorno al 9% dei consensi; non male, ma neanche bene, specie se si considera che Bardi sia proprio un candidato scelto da Silvio Berlusconi, il quale non avrebbe trainato la lista. Male il PD, che qui non si presenta nemmeno con la sua faccia, bensì attraverso un camuffamento grottesco. “Comunità Democratiche” si fermano a poco più dell’8%.

Le primarie del PD cancellano il renzismo e adesso i 5 Stelle avranno concorrenti a sinistra

Pur tenendo presente che parliamo di un test di piccole dimensioni, dato che gli aventi diritti erano qui sul mezzo milione di persone, non possiamo non mettere il dito nella piaga dell’ennesima sconfitta elettorale del PD, che in questa regione assume contorni quasi catastrofici. Nel 2013, il centro-sinistra aveva vinto con più del 60% e aveva sempre espresso il governatore nella storia della Seconda Repubblica, ereditando i consensi enormi di cui disponevano politici di peso come il senatore a vita Emilio Colombo della Democrazia Cristiana, ormai scomparso, e la famiglia Pittella, con Marcello ad essere stato governatore proprio fino a qualche mese fa, prima che fosse posto agli arresti domiciliari per un’indagine sulla sanità lucana.

La Basilicata era fino a ieri l’unica regione “rossa” del Mezzogiorno, considerata quasi impossibile per il centro-destra da strappare, sebbene nelle ultime settimane fosse nell’aria la voglia di cambiamento dei suoi abitanti, i quali avevano inviato già il 4 marzo di un anno fa un segnale chiarissimo, assegnando il 44% all’M5S.

Il bis per i grillini non c’è stato, anzi hanno più che dimezzato i consensi, nonostante abbia retto meglio che altrove. Tuttavia, nemmeno Luigi Di Maio avrebbe di che essere soddisfatto. La Lucania è terra di petrolio e qui le tematiche ambientali avevano contribuito a fare volare i 5 Stelle alle urne. Invece, ancora una volta ad avere vinto è stato l’altro vice-premier, quel Matteo Salvini che ha girato anche i piccoli comuni delle due province di Potenza e Matera, indossando il caso dell’ENI.

Il collasso del PD da nord a sud

Insomma, l’ambiente e la sua salvaguardia piacciono a tutti, tranne quando si deve votare con il portafogli. Un segnale per lo stesso PD, che nelle ultime settimane ha puntato a darsi un’identità ambientalista, sfruttando la sceneggiata internazionale creata ad arte attorno alla sedicenne svedese Greta Thunberg da parte di media sconnessi dalla pancia di tutte le opinioni pubbliche mondiali e alla quale Zingaretti ha dedicato la sua vittoria. In effetti, mettersi di traverso alle estrazioni di greggio equivale ad ammazzare l’unica fonte certa di entrate in una regione altrimenti povera come il resto del sud. Quest’anno, le royalties dovrebbero attestarsi sui 250 milioni, l’anno prossimo salirebbero a oltre 400 milioni. Quale matto, pur con tutte le dovute cautele sul fronte della salute pubblica, metterebbe in discussione una gallina dalle uova d’oro in una siffatta realtà? I grillini lo hanno fatto e ne hanno pagato il prezzo, non avendo imparato ancora una regola preziosa: mai minacciare le fonti di benessere degli elettori, a meno di non puntare a fare solo dibattito culturale, tipico più di un’associazione filosofica che non di un partito che ambisca ad andare al governo locale o nazionale.

Tornando al PD, nemmeno Zingaretti dovrebbe consolarsi con il secondo posto. L’essere diventati il Toto Cutugno delle amministrative non rende meno amare le sconfitte rimediate l’una dietro l’altra negli ultimi anni.

Il centro-destra, trainato da nord a sud dal Carroccio, sembra ritrovarsi all’interno di un’onda lunga apparentemente inarrestabile. Del resto, sondaggi alla mano, oggi come oggi vincerebbe in 19 regioni su 20, ossia in tutte tranne il Trentino-Alto-Adige. Sapete cosa significa? Che la sinistra rischia di perdere anche in Toscana ed Emilia-Romagna. Se accadesse davvero, suonerebbero le campane a morto per il Nazareno e tutto il mondo che fu del PCI-PDS-DS, oltre che della DC di sinistra.

L’effetto Mahmood travolge il PD anche in Abruzzo

Anziché scorgere qualche improbabile ragione per sorridere, se Zingaretti fosse un leader lucido e intelligente, dovrebbe fare una sola cosa: azzerare tutto. Non parliamo di uomini, né di apparati, bensì di idee e programmi. Il PD perde ovunque, perché si è intestato una battaglia elitaria contro la pubblica opinione nel tentativo di rimarcare il suo essere sistema, come fosse di per sé un vanto. Le battaglie sui porti aperti e sullo “ius soli”, quest’ultima appena rilanciata dal neo-segretario, risultano un suicidio, perché cozzano con le condizioni socio-economiche di una larga fetta d’Italia, gran parte della quale votava a sinistra fino a non molto tempo fa. Una linea ragionevole sull’immigrazione clandestina non va confusa con il razzismo, ma dal Nazareno di quell’orecchio non vogliono sentirci, spaventati forse da una possibile ulteriore fuga di consensi verso una sinistra attualmente inesistente.

PD senza identità sui temi clou

Ma sono i temi del lavoro, della sicurezza e dell’Europa che stanno condannando il PD al ruolo di partito senza popolo. Non bisogna essere “sovranisti”, termine in sé astratto e vuoto, per capire che come Italia stiamo perdendo ogni sfida nell’era della globalizzazione, a causa della inconsistenza di peso negoziale in seno alle istituzioni comunitarie, dove spadroneggiano stati come Germania e Francia, il più delle volte senza nemmeno un merito reale. La linea dei dem è stata e continua ad essere di sudditanza verso Parigi e Berlino, nel tentativo di raccogliere le briciole, grazie al “buon cuore” del presidente francese di turno e della sempiterna cancelliera.

Ma se i risultati sono stati quelli nulli ottenuti dai governi di centro-sinistra, significa che sarebbe bene non perseguire nell’errore.

E, soprattutto, questa Europa non consente all’elettorato che fu di centro-sinistra di ricevere alcuna risposta sui temi ad esso cari. Il PD è l’unico partito italiano ad avere fatto del tutto proprie le ricette propinate da Bruxelles “ad personam”. Né s’illuda Zingaretti che basti cambiare linguaggio per recuperare il consenso perduto, se il suo rimane il partito schierato con gli insignificanti Moscovici del caso o con la presidenza Macron, la più palesemente ostile all’Italia come sistema-Paese. Il lutto i democratici dovrebbero elaborarlo seriamente, senza facili illusioni di immediata riscossa. S’interroghino su cosa vogliano proporre agli italiani e se questa offerta abbia un seguito e sia desiderabile sul piano delle conseguenze economiche, sociali e politiche. L’additare il solito nemico “fascista” come spauracchio per compattare i propri elettori contro l’avversario non ha funzionato nel ventennio berlusconiano e funziona ancora meno oggi, con un elettorato trasversalmente disincantato dagli schieramenti tradizionali fallimentari.

Il successo di Salvini come quello di Berlusconi: sinistra senza idee che insulta il popolo

Salvini non vince perché sia il più competente di tutti, quanto perché offre agli italiani un’idea di società, giusta o sbagliata che la si giudichi. E non si tratta semplicemente di respingere i barconi, bensì di elaborare una linea di politica estera e in Europa autonoma e sganciata dagli interessi franco-tedeschi, nonché di pretendere che si commerci a condizioni eque con partner come la Cina, salvaguardando le nostre specificità industriali e culturali. Il PD ha abbracciato un generico progetto europeista, quando nel resto della UE ciascuno stato pensa per sé e lo osteggia persino con spocchia. E nel suo vuoto ideale, propugna alleanze schizofreniche, che mettano insieme personalità che vanno da Macron a Tsipras, confermando di non avere capito davvero un accidenti di quali siano le istanze dell’uno e dell’altro tipo di elettorato. L’Europa serve a colmare proprio quel vuoto, sostituendo temi come lavoro, giustizia sociale, tutela delle classi deboli, su cui il PD non ha più da un pezzo alcunché da dire di diverso dai commissari.

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