Elezioni Austria 2016: vince Van der Bellen, figlio di profughi

In Austria avrebbe potuto trionfare l'ultranazionalismo di Hofer e invece ha vinto Van der Bellen, figlio di profughi. Le elezioni austriache spaccano il Paese e l'Europa in due.

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In Austria avrebbe potuto trionfare l'ultranazionalismo di Hofer e invece ha vinto Van der Bellen, figlio di profughi. Le elezioni austriache spaccano il Paese e l'Europa in due.

La vittoria di Alexander Van der Bellen in Austria è qualcosa di molto simbolico se si considera che alla vigilia il leader del Partito della Libertà Norbert Hofer aveva spaventato l’Europa per la percentuale di consensi ottenuta. Decisivi sono stati i voti inviati per posta, i quali, rappresentando il 14% del totale, hanno accresciuto le preferenze per l’indipendente sostenuto dai Verdi, partito per cui è stato leader per quasi 11 anni, dalla fine del 1997 a ottobre 2008. Qualcosa di simbolico, dicevamo, perché se da un lato Hofer rappresentava la risposta più oltranzista al fenomeno immigrazione, Van der Bellen, come ama lui stesso definirsi, è un figlio di profughi, con un padre russo di origini olandese e la madre estone, entrambi scappati in Austria dopo l’invasione dell’Estonia da parte dell’Unione Sovietica avvenuta nel 1940.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]In #Austria ha vinto Van Der Bellen, figlio di profughi[/tweet_box]   Il risultato finale delle ultime elezioni austriache, dunque, ha spaccato il Paese in due correnti completamente opposte e antitetiche: da un lato l’erede di Haider, ultranazionalista, contro l’invasione degli immigrati, il matrimonio omosessuale, favorevole al possesso d’armi; dall’altra l’ex leader dei Verdi, che ha gareggiato come indipendente ma che di fatto dai Verdi è stato sostenuto anche finanziariamente, figlio di profughi, ex presidente della facoltà di Scienze Economiche all’Università di Vienna. Se al primo turno Hofer aveva riscosso il 36,4% delle preferenze, tenendo a debita distanza Van der Bellen (20,4%), al secondo turno il candidato indipendente ha ottenuto il 50,3% dei consensi, contro il 49,7% ottenuto da Hofer. Come potete constatare, solo 0,6 punti percentuali differiscono tra l’uno e l’altro candidato, con il risultato che l’Austria, così come anche l’Europa, è ormai un Paese spaccato in due, specchio di un’Europa altrettanto divisa.   Il risultato delle elezioni austriache, infatti, rappresenta specularmente la doppia faccia di un’Europa che si trova a fronteggiare un problema che, fino a poco tempo fa, sembrava appartenere solo all’area del Mediterraneo e che oggi, invece, riguarda anche i piani alti di Bruxelles. E proprio l’Austria è stata tra le nazioni più agguerrite nel sostenere misure piuttosto impopolari nello scoraggiare l’arrivo dei profughi, attraverso il tetto al numero delle domande d’asilo, gli accordi con i Paesi balcanici per mettere un freno alle frontiere, senza contare la discussa proposta di costruire un “muro” sul Brennero. Tutte mosse che, seppur impopolari di fronte a quella democrazia dei diritti civili che anche Bruxelles propone di eseguire, sono state giudicate misure troppo innocue da buona parte degli austriaci, soprattutto da quella parte che alle elezioni austriache ha votato in gran massa Hofer, il cui programma elettorale risultava essere ben più severo contro gli immigrati.   Il quadro austriaco è una replica di quanto avviene già in Europa: perdono sempre più consensi quelle che sono considerate le forze politiche di maggiore impatto, ovvero il centrosinistra e il centrodestra, rappresentate in Austria rispettivamente dal Partito Socialdemocratico e dal Partito Popolare, i quali sono finiti infatti subito fuori dai giochi, con una bassa percentuale di preferenze. Una storia che si ripete in gran parte dell’Europa, ovviamente sotto forme diverse e con differenti protagonisti, ma che spesso affronta gli stessi temi chiave: la contrarierà al fenomeno dell’immigrazione, un nazionalismo in difesa delle fasce di cittadini più deboli socialmente ed economicamente, l’attuazione di politiche antieuropeiste. Insomma, la minaccia c’è ed è seria, ma il rischio che venga sottovalutata – come è già accaduto nella Storia – esiste eccome.   L’Austria spaccata in due di oggi, dunque, è solo lo specchio di un’Europa in cui il fenomeno della demagogia – da non confondere con populismo, sebbene ormai a quest’ultimo termine sia stata data una sfumatura ampiamente negativa e dissacrante – sta pericolosamente avanzando a svantaggio della stabilità di un sistema democratico, che comunque, aldilà di come la si pensi, mostra le sue evidenti crepe quando a raccogliere consensi sono candidati scomodi, ma al tempo stesso non fa nulla per arginare l’avanzata degli estremismi, preferendo piuttosto alimentarli.

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