Elezioni anticipate? Ecco come la politica sfuggirebbe alle proprie responsabilità

Elezioni anticipate o meglio attendere alcuni mesi prima di tornare alle urne? Ecco perché forse agli italiani converrebbe votare più in là.

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Elezioni anticipate o meglio attendere alcuni mesi prima di tornare alle urne? Ecco perché forse agli italiani converrebbe votare più in là.

Elezioni politiche anticipate alla primavera prossima, a fine anno o si terranno a scadenza naturale, quindi, nel febbraio del 2018? Nessuno ha la palla di cristallo per prevederlo, ma gli ultimi accadimenti lasciano pensare che non si andrà al voto troppo presto, ovvero non in aprile o maggio. Almeno, questa è la sensazione che si nutre, dopo che a più riprese il presidente Sergio Mattarella ha fatto intendere, anche nel suo discorso di fine anno, che non avallerà elezioni al buio, senza una legge elettorale uguale per Camera e Senato.

La Corte Costituzionale si pronuncerà a partire dal martedì prossimo sull’Italicum e potrebbe fornire spunti interessanti al Parlamento per cercare di riformare la legge elettorale.

Oggi come oggi, però, siamo nello stato confusionale più totale. Il PD ha cambiato premier, ma ha lo stesso segretario di prima, ovvero Matteo Renzi. Il congresso in aprile dovrebbe essere il banco di prova per valutare se l’ex premier resterà alla guida dei democratici o se sarà sloggiato anche dal Nazareno. Ci dirà anche, nel caso di vittoria, quale sia ancora la sua presa sul partito, che starebbe scemando nelle ultime settimane. (Leggi anche: Elezioni anticipate? PD nel caos)

PD diviso e M5S confuso

Se si andasse alle elezioni subito, il congresso salterebbe e il primo o secondo partito italiano rischierebbe di trovarsi guidato da un uomo, che non godrebbe più della fiducia della sua maggioranza interna, con la possibile riedizione del 2013, quando un logoro Pierluigi Bersani praticamente si ritrovò paralizzato nella scelta sia di quale governo appoggiare, sia di quale presidente della Repubblica eleggere. Il rischio appare ancora maggiore, se si considera che con molta probabilità, il prossimo esecutivo sarà frutto di una maggioranza trasversale e anche nelle condizioni migliori, i partiti in campo avranno difficoltà a far digerire ai propri uomini le scelte assunte dai rispettivi leader. (Leggi anche: Accordo Berlusconi-Renzi per fregare Grillo, ma accadrà il contrario)

Il Movimento 5 Stelle non è da meno. Per quanto nei sondaggi continuino a restare primi o secondi (a seconda delle rilevazioni), non si sa chi sarà il candidato premier dei grillini, né quale atteggiamento assumeranno nei confronti dell’Europa, dopo il balletto di pochi giorni fa sull’ostentata volontà di passare al Parlamento di Strasburgo da un gruppo euro-scettico e uno europeista.

La penosa gestione del caso Raggi non lascia ben sperare.

 

 

 

 

Centro-destra nel caos

Infine, il centro-destra. E’ il caos più totale. Silvio Berlusconi, reduce della vittoria di un suo uomo – Antonio Tajani – da martedì sera presidente dell’Europarlamento, cerca una ennesima ridiscesa in campo come leader, ma tra l’età avanzata e i problemi di salute, è assai improbabile che possa realmente candidarsi a premier con chance realistiche di vittoria. Matteo Salvini sembra aver scelto una via di rottura dell’alleanza con Forza Italia, anche se per ragioni di bottega, dovrebbero presentarsi assieme anche alle prossime elezioni, tranne che si andasse a votare con un sistema proporzionale puro. In ogni caso, serve un leader condiviso e siamo ben lontani dal trovarlo. (Leggi anche: Centro-destra a caccia di leader, ma lui è tornato)

Se si andasse a votare tra qualche mese, ciascuno dei tre schieramenti si presenterebbe raffazzonato agli elettori, senza idee chiare e senza leadership condivise al loro interno. Gli italiani potrebbero finalmente dire la loro sul governo che vorrebbero, ma senza risultati pratici, perché quasi certamente si formerebbe un esecutivo debole e impopolare, incapace di portare avanti un’agenda positiva per l’economia.

Banche e clausole di salvaguardia

Oltre a ragioni squisitamente politiche, ve ne sono altre sul piano economico, che spingono a ritenere quanto sarebbe meglio per gli italiani prendersi alcuni mesi in più, prima di tornare alle urne. Vi è in corso un difficile e complicato piano di salvataggio di alcune banche italiane, MPS per prima. Si tratta di un piano costoso, dall’esito incerto e con oneri non ancora chiari a carico di chi. E nello stesso tempo, l’Italia è stata richiamata ufficialmente dalla UE per varare una manovra correttiva dei conti pubblici per 3,4 miliardi di euro, mentre a fine anno dovranno trovarsi ben 19 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia, che scattando farebbero aumentare l’aliquota IVA più alta al 25% e quella sui generi alimentari al 13%.

(Leggi anche: Banche italiane saranno salvate con le tasse dei contribuenti, ma dopo le elezioni)

Se andassimo a votare a breve, la politica (maggioranza o opposizione che sia) non si assumerebbe la responsabilità delle proprie azioni, si presenterebbe agli elettori dribblando queste tematiche sensibili, mettendoli all’oscuro delle misure in arrivo o in corso, di fatto generando un voto al buio e all’insegna di slogan privi di contenuto e inconciliabili con la realtà dei conti pubblici. Meglio sarebbe, che gli italiani votassero dopo che sarà loro noto l’esito del salvataggio delle banche e dopo che conosceranno come il governo intenda reperire i quasi 20 miliardi necessari per evitare una stangata fiscale e come avrà cercato di mettere in sicurezza i nostri istituti di credito.

 

 

 

 

Elezioni subito per sfuggire alle responsabilità

Non è casuale, che Renzi speri di tornare alle urne prima che il governo debba mettere mano alla legge di stabilità per l’anno prossimo, che si annuncia di fuoco. Lo stesso M5S e Lega cercano di capitalizzare gli alti consensi attualmente assegnati loro dai sondaggi, ma senza contenuti chiari. Lasciamo che la politica italiana, una volta tanto, si assuma le proprie responsabilità e non cerchi di sfuggire, cercando che sia il popolo a togliere loro le castagne dal fuoco. (Leggi anche: Conti pubblici e banche, l’eredità di Renzi)

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