Elezioni anticipate: campagna quasi al via, ma di cosa parleranno i partiti?

Le elezioni politiche in Italia si avvicinano, cambia molto probabilmente sistema di voto e i partiti scendono in campo in cerca di voti. Cerchiamo di capire quali saranno i temi della prossima campagna elettorale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le elezioni politiche in Italia si avvicinano, cambia molto probabilmente sistema di voto e i partiti scendono in campo in cerca di voti. Cerchiamo di capire quali saranno i temi della prossima campagna elettorale.

Le elezioni anticipate si avvicinano e la data del 24 settembre diventa sempre meno improbabile, anche se non ancora scontata. I grandi partiti hanno trovato un accordo in Parlamento per riformare la legge elettorale sul modello tedesco, con sbarramento del 5% e liste bloccate. PD, Forza Italia e Movimento 5 Stelle convergono e anche la Lega Nord si dice pronta a sostenere questa riforma. Salvo imprevisti, entro il 7 luglio Camera e Senato avranno votato, dopodiché arriverebbe la firma del presidente Sergio Mattarella e dal giorno successivo il Parlamento potrebbe essere sciolto per andare al voto subito dopo l’estate o al massimo in ottobre. Servono tempi compatibili con la necessità che il nuovo governo sia in grado di varare la legge di Stabilità per il 2018, che ufficialmente andrebbe presentata alla UE entro il 15 ottobre, ma che Bruxelles potrebbe accettare con qualche settimana di ritardo, tenuto conto del voto. (Leggi anche: Come Draghi potrebbe allontanare le elezioni anticipate)

Immaginando che si voti prima della scadenza naturale della legislatura, quale tipo di campagna elettorale ci aspetta? A tale proposito, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, si è espresso nei giorni scorsi in favore della sostituzione degli slogan con i programmi, invitando la politica ad abbandonare fantasie sull’uscita dell’Italia dall’euro, concentrandosi su temi concreti. L’appello sarà raccolto?

Cosa proporranno i partiti di centro-destra

Quasi certamente di no. Il sistema proporzionale eviterà la rincorsa all’ultimo voto, che con il maggioritario e specie con il premio di maggioranza introdotto nel 2005 ha spinto le due-tre coalizioni a rastrellare di tutto sul mercato dei consensi. Stavolta i toni potrebbero essere un po’ più pacati, ma non per questo i programmi che verranno presentati saranno più campati sulla realtà di prima.

Partiamo dal centro-destra. Silvio Berlusconi punta a tornare in campo, confidando quanto gli fanno intendere i sondaggisti, ovvero che capeggiando di nuovo Forza Italia in TV e nelle piazze, il suo partito potrebbe guadagnare fino a 8 punti, salendo al 20%. Una soglia di consensi decorosa, che lo rilancerebbe al centro dei giochi. (Leggi anche: Berlusconi divorzia dai suoi elettori con la voglia di proporzionale)

Cosa farà per conquistare il voto dei tanti delusi di questi anni? E’ probabile che punterà su pochi punti-chiave: meno tasse, meno spesa pubblica, meno immigrazione e reddito minimo per tutti. Sulla UE non dovrebbe usare parole troppo dure per non inimicarsi i commissari e la cancelliera Angela Merkel, in previsione di un possibile ritorno al governo (con il PD?). Quanto alla promessa del taglio delle tasse, difficile che si lanci in ipotesi di copertura finanziaria con tagli altrettanto poderosi alla spesa pubblica, per cui lascerà il tempo che trova. D’altra parte, nelle precedenti sei campagne elettorali ha sempre intonato il Leitmotiv dell’abbassamento della pressione fiscale, salvo lasciarla intatta sotto i suoi governi.

La Lega Nord punterà, invece, molto di più sul controllo dell’immigrazione, contro la UE e per l’uscita dall’euro. I temi potranno essere imbracciati con maggiore decisione, grazie proprio al proporzionale, dove per un partito all’interno di una coalizione precostituita appare importante non più mostrarsi moderato sui temi per strappare voti anche tra gli avversari, quanto possedere una identità forte, in modo da caratterizzarsi e capitalizzare al massimo i consensi. (Leggi anche: Migranti, Salvini: il più grande supermercato di carne umana)

Le carte di Renzi e Grillo

Quanto al PD, il segretario Matteo Renzi giocherà probabilmente le sue carte più sulla sua capacità ostentata di realizzare le riforme e di tenere l’Italia con la schiena dritta in Europa, ma cercherà anche di contendere a Berlusconi il mercato delle partite IVA con promesse di riduzione delle tasse e di abbattimento della burocrazia. Più complicato rivendicare i successi del suo governo, dopo la batosta rimediata al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. Sarebbe un boomerang citare i dati (negativi) sull’occupazione o quelli sulla crescita e il deficit. (Leggi anche: Trionfo di Renzi avvicina le elezioni e dopo sarà stangata)

Infine, il Movimento 5 Stelle, per limitarci alle formazioni maggiori. La sua sarà una seconda campagna anti-casta, ma rafforzata dalla proposta di un reddito di cittadinanza per tutti gli italiani al di sotto di una soglia minima di reddito, nonché con venature euro-scettiche. E’ probabile, però, che fiutato il rischio di un flop dopo le elezioni presidenziali francesi, il movimento di Beppe Grillo eviti di concentrarsi eccessivamente sull’uscita dall’euro (sul punto batte già la Lega di Matteo Salvini), mentre cercherà di raccogliere consenso sia ponendo l’accento sugli scarsi risultati economici e non solo di questi ultimi anni, sia sulla prospettiva di un “inciucio” tra PD e Forza Italia, che potrebbe attirare diversi elettori sia a sinistra che a destra.

Dalla campagna elettorale resteranno esclusi i temi che, invece, dovrebbero essere i più dibattuti: come rilanciare la crescita dell’economia; come abbattere l’enorme montagna del debito pubblico; come finanziare una riduzione necessaria delle tasse, magari partendo dal cuneo fiscale; quale posizione dovrà avere l’Italia nei rapporti con l’Europa e all’interno dell’Eurozona per uscire dal suo status di inconsistenza politica. E chiaramente, nessuno accennerà a come risanare i conti pubblici, partendo dalle clausole di salvaguardia, che ci aspettano già dal gennaio dell’anno prossimo per quasi 20 miliardi, scattando le quali l’IVA salirebbe fino al 25%. Cambia il sistema di voto, ma in campagna elettorale sentiremo dibattere di aria fritta, nessuna visione della società, nulla che valga la pena realmente seguire. (Leggi anche: Elezioni e crisi economica, siamo sicuri che qualcuno voglia vincere?)

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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