Elezioni al sud tra paura e vendetta, mentre Tajani si scopre “grillino”

Elezioni politiche, siamo a -48 ore. Antonio Tajani è ufficialmente il candidato premier di Forza Italia e si scopre un suo gesto "grillino" sconosciuto sinora. La partita si decide al sud e il dilemma per gli elettori sarà tra stabilità e desiderio di vendetta.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Elezioni politiche, siamo a -48 ore. Antonio Tajani è ufficialmente il candidato premier di Forza Italia e si scopre un suo gesto

Al Tempio di Adriano, al centro di Roma, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Raffaele Fitto si sono ritrovati per qualche ora insieme, chiudendo così la campagna elettorale all’insegna di quell’unità tanto invocata, in particolare, dalla leader di Fratelli d’Italia, perché un’immagine, si sa, spesso comunica più di mille parole. E il messaggio che ieri i 4 leaders del centro-destra hanno voluto lanciare agli italiani è semplice: staremo insieme anche dopo il 4 marzo; niente “inciuci” con il PD di Matteo Renzi, niente larghe intese. Almeno questo volevano comunicare, resta da vedere se si siano mostrati credibili e, soprattutto, se le condizioni politiche oggettive del 5 marzo consentiranno loro di mantenere fede alla promessa.

Ieri, è stato anche il giorno dell’ufficializzazione (era ora!) di Antonio Tajani come candidato premier di Forza Italia. Il presidente dell’Europarlamento si trasferirà da Strasburgo a Roma, nel caso in cui il centro-destra vincesse le elezioni dopodomani e Forza Italia arrivasse prima nella coalizione. L’uomo si è detto “a disposizione dell’Italia”. Apprezzato dalle cancellerie europee per la sua capacità di mediazione – è riuscito a riavvicinare Berlusconi alla cancelliera Angela Merkel dopo anni trascorsi a fare da pontiere tra di due – nonché per la parsimonia con cui svolge il ruolo di massimo rappresentante dei deputati europei.

Elezioni, i numeri che spaventano i leaders

Classe 1953, ex giornalista, Tajani è stato a fianco di Berlusconi sin dalla nascita di Forza Italia, praticamente considerato uno dei suoi pochi fedelissimi rimastigli accanto. Nel 2009 è stato nominato dall’allora governo di centro-destra commissario per l’Italia e svolse fino al 2014 le funzioni anche di vice-presidente sotto il portoghese Josè-Manuel Barroso. Nel 2014, a seguito delle elezioni europee, il governo Renzi gli preferì Federica Mogherini, ma Tajani, eletto eurodeputato, non rimase a mani vuote, salendo agli scranni più alti del Parlamento nel gennaio dello scorso anno, dopo le dimissioni di Martin Schulz, impegnato a guidare i socialdemocratici alle elezioni federali in Germania del settembre scorso. Tuttavia, avrebbe avuto diritto a una buonuscita di 13.000 euro al mese per 3 anni, in quanto gli ex commissari non possono svolgere professioni nel settore privato incompatibili con le funzioni esercitate a Bruxelles per almeno un triennio.

Il gesto “grillino” di Tajani e il dilemma degli elettori al sud

Ma Tajani, al fine di offrire un segno di sobrietà, tenendo conto della condizione socio-economica difficile dei cittadini europei negli ultimi anni, rinunciava all’indennità, che in 36 mesi avrebbe ammontato a 468.000 euro. In sostanza, il berlusconiano a Strasburgo si è comportato da “grillino”, restituendo alla UE quanto avrebbe avuto diritto. L’aspetto più significativo della vicenda, però, non sarebbe stato nemmeno questo, quanto il fatto che la rinuncia sia avvenuta nel totale silenzio mediatico, ovvero senza che l’interessato abbia strombazzato la decisione ai media per riceverne un ritorno d’immagine. Un gesto esemplare, per quanto vogliamo precisare che Tajani percepisca l’assegno mensile per la sua funzione di presidente dell’Europarlamento, per cui non è rimasto privo di reddito. E, comunque, la rinuncia all’indennità fa scalpore in queste ore, specie perché avviene nei giorni dello scandalo “rimborsopoli”, che ha colpito il Movimento 5 Stelle, facendo emergere singoli casi di furbizia con bonifici in favore dello stato effettuati e annullati subito dopo e detrazioni fiscali esercitate a compenso parziale delle restituzioni.

Che la scelta di Tajani sposti consensi e in quale direzione lo vedremo. Una cosa è certa: gli italiani tra 2 giorni saranno chiamati a compiere una scelta molto difficile tra stabilità e “vendetta”. Sì, perché per i meccanismi della legge elettorale e la ripartizione dei consensi tra gli schieramenti, sarebbe solo il centro-destra la coalizione in grado di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento e formare così un governo. Tuttavia, appare forte, specie al sud, il desiderio di milioni di elettori di inviare alla “casta” politica un segnale di sfiducia forte e definitivo. Ciò avverrebbe votando i candidati 5 Stelle nell’uninominale e il movimento nel proporzionale. Ma stando ai sondaggi, per quanto quasi certamente l’M5S sarà prima lista in Italia con il 27-28% atteso dei consensi, resterebbe lontano dalla maggioranza assoluta, fermandosi intorno a un quarto dei seggi in entrambe le Camere.

Dunque, mai come stavolta gli italiani dovranno scegliere tra il desiderio di “mandare tutti a casa” e la pragmatica volontà di non precipitare le istituzioni nel caos, con la conseguenza di azzerare potenzialmente la ripresa economica e di fare rimanere il Paese a lungo senza un governo nel pieno della legittimazione politica e parlamentare. Come ribadiamo praticamente ormai ogni giorno, il centro-destra dovrebbe vincere o perdere in una quarantina di seggi al sud, l’area dell’Italia più insofferente verso una politica inconcludente, che alle parole da decenni non riesce a fare seguire i fatti. Quale sentimento prevarrà proprio nel Meridione, il risentimento e la frustrazione o il timore di finire pure peggio senza un governo?

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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