Effetto Trump: inflazione attesa accelera e trascina in basso i bond

Le aspettative d'inflazione negli USA, ma anche in Europa, starebbero surriscaldandosi con la vittoria di Donald Trump ecco di quanto.

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Le aspettative d'inflazione negli USA, ma anche in Europa, starebbero surriscaldandosi con la vittoria di Donald Trump ecco di quanto.

Il calo dei prezzi sul mercato a reddito fisso ha subito una brusca accelerazione con l’elezione di Donald Trump a presidente USA, come dimostra lo sfondamento da parte dei nostri BTp a 10 anni della soglia del 2%, segnando un rialzo di 33 punti base in appena tre sedute. Il fenomeno riguarda più o meno tutti i bond, specie europei e americani, anche se quelli emessi dal Tesoro italiani stanno subendo un deterioramento più marcato, anche a causa del pessimismo del mercato sull’esito del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Ma a cosa è dovuto questa ascesa dei rendimenti sovrani con la vittoria di Trump? Gli investitori starebbero scontando un’accelerazione dell’inflazione, oltre che una politica monetaria americana più restrittiva. Il programma economico del presidente eletto prevede, infatti, un mix tra spesa per infrastrutture e tagli delle tasse, entrambe le misure avendo effetti inflazionistici sull’economia americana, che già si troverebbe sostanzialmente in piena occupazione. (Leggi anche: Fuga dai bond, perché il ritorno dell’inflazione fa così paura)

Aspettative d’inflazione rianimate con Trump

Le aspettative d’inflazione del mercato possono essere monitorate dalla differenza tra i rendimenti dei titoli con cedola fissa e quelli dei titoli con cedola legata all’inflazione, entrambi per la medesima scadenza. Prendendo a riferimento i Treasuries a 5 anni, ovvero relativi a un arco temporale di medio orizzonte, scopriamo che appena un mese fa, gli investitori avrebbero scontato un’inflazione dell’1,53%, che fino al martedì scorso, data delle elezioni USA, risultava di poco salita all’1,57%. Al termine della settimana scorsa, però, era già all’1,70%.

Passiamo alle aspettative d’inflazione per i prossimi 10 anni. Un mese fa, il mercato avrebbe scontato una crescita media annua dei prezzi dell’1,67% da qui al 2026, risultata cresciuta di poco all’1,70% al martedì scorso. Venerdì sera, invece, i dati sui Treasuries segnalavano un’attesa già ascesa all’1,88%. (Leggi anche: Vittoria Trump, previsioni sbagliate sull’oro)

 

 

I mercati si starebbero muovendo troppo presto

In altre parole, la vittoria di Trump ha impresso una svolta al mercato in direzione di una previsione dei prezzi surriscaldata.

Come spesso capita, i mercati tendono a scontare immediatamente eventi e fenomeni, che spesso non solo impiegano più tempo del previsto per concretizzarsi, ma non è nemmeno detto che lo faranno nelle dimensioni attese.

Chi ci dice che un Congresso nelle mani del Partito Repubblicano, notoriamente contrario a grossi investimenti in infrastrutture, avalli il piano economico del presidente Trump? E se la politica monetaria meno accomodante fungesse da contraltare rispetto alla maggiore crescita tendenziale dei prezzi? E un dollaro già rafforzatosi contro le principali valute del pianeta non porrà un freno all’inflazione? Insomma, siamo dinnanzi a un riposizionamento del mercato abbastanza veloce, ma che non possiamo escludere possa essere soggetto nelle prossime settimane e nei prossimi mesi a una qualche correzione, almeno negli USA. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro verso la parità con Trump?)

 

 

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