I tassi zero spingono i fondi sovrani all’azzardo sui bond

I fondi sovrani, come quello del Giappone, potrebbero puntare ai bond emergenti e "junk" per ottenere un rendimento maggiore. Si rischia di bruciare miliardi di risorse in investimenti azzardati.

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I fondi sovrani, come quello del Giappone, potrebbero puntare ai bond emergenti e

Non è un buon momento per gli investitori, alla ricerca di rendimenti minimamente remunerativi, dopo che sembrano essersi azzerati nelle economie avanzate. Investire in un Treasury a 10 anni rende poco più del 2% lordo, in uno giapponese appena lo 0,3-0,4% e persino un BTp per la medesima scadenza offre meno del 2%, per quanto il triplo di un Bund. Il fenomeno non è dissimile sul mercato dei bond privati, mentre l’azionario inizia a mostrare segni di cedimento, perdendo nel mondo ben 13 mila miliardi di dollari di capitalizzazione dalla fine di maggio, subendo un tonfo del 18%, il maggiore dai tempi del crac di Lehman Brothers.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/le-borse-hanno-perso-13-000-miliardi-in-4-mesi-il-peggior-calo-da-lehman-brothers/  

Fondi sovrani punteranno su bond rischiosi

Per tutte queste ragioni, in questi giorni è stato annunciato dal primo colosso mondiale dei fondi pensione una notizia passata inopportunamente inosservata, ma che andrebbe, invece, ben evidenziata. Il Government Pension Investment Fund, il fondo pensione pubblico giapponese da 1.200 miliardi di dollari, ha assunto oltre una dozzina di managers e ha affidato loro un mandato chiaro: aumentare gli investimenti nei bond emergenti e in quelli “non investment grade” o “junk”, vale a dire nel comparto obbligazionario maggiormente a rischio. La ragione di tale cambiamento di policy è evidente: dal debito ad alto rischio, quello con rating BB o meno, si attende un ritorno del 5%, mentre se puntasse sui bond nipponici o delle altre economie avanzate, dovrebbe accontentarsi di molto di meno. Alla fine di giugno, il fondo registrava investimenti in bond esteri per il 13% degli assets totali, il 2% in più di un anno prima. Adesso punta al 15%. Per il resto, il 38% del patrimonio gestito è in bond locali, il 23% in azioni nipponiche e il 22% è investito sul mercato azionario estero. Considerando le dimensioni del fondo, il dirottamento di risorse in valore assoluto verso i bond emergenti e “junk” non sarebbe tale da imprimere una svolta, ammontando a soli 25 miliardi di dollari. Tuttavia, il segnale è significativo, perché i 70 fondi sovrani del pianeta possono contare complessivamente su assets per 7.400 miliardi di dollari, di cui 4.300 detenuti dai paesi esportatori di petrolio. Nel 2014, tali fondi hanno registrato una crescita del patrimonio del 16% e la media dell’ultimo quinquennio è stata del 12% all’anno. Ma per il 2015 si dovranno accontentare di un +4%, che in ogni caso è pur sempre una crescita.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/mercati-emergenti-e-boom-di-emissioni-dei-bond-942-miliardi-in-9-mesi/  

Legame tra fondi sovrani e crisi materie prime

Tuttavia, si consideri che il 67% di questi assets sono alimentati dalle entrate derivanti dalle esportazioni di materie prime, i cui prezzi sono crollati ai minimi dal 2002. I conti pubblici di molti paesi, tenuti a galla negli ultimi anni proprio dalle commodities, sono adesso sotto pressione e persino la Norvegia, che dispone del più grande fondo sovrano al mondo con 894 miliardi di dollari di patrimonio gestito, è stata costretta ad attingere maggiormente alle sue entrate per tamponare la crisi fiscale. Sotto pressione, i governi potrebbero decidere di dirottare parte degli investimenti in assets più remunerativi, come sta facendo il Giappone, ma assumendosi rischi maggiori. E la musica cambierebbe, considerando che in gioco ci sarebbero 7.400 miliardi di dollari. Peccato che dopo avere offerto un ritorno del 161% dall’inizio del 2009 al maggio scorso, i junk bond abbiano mostrato perdite pari al 4,5% nell’ultimo trimestre, le più alte dal terzo trimestre del 2011. E nel periodo giugno-settembre, gli investitori hanno ritirato 40 miliardi di dollari dai mercati emergenti, l’ammontare più alto dall’apice toccato durante la crisi finanziaria.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/lfmi-vede-fosco-la-crisi-delle-materie-prime-sottrarra-l1-di-pil-ai-mercati-emergenti/  

Investimenti a rischio

In sostanza, il timore è che i fondi sovrani si buttino sul mercato obbligazionario ad alto rischio e su quello dei paesi emergenti, proprio mentre l’attesa per il rialzo dei tassi USA potrebbe accentuarne la crisi. Oltre a una perdita di valore degli assets, potrebbero incorrere anche nel rischio cambio, data la debolezza prevedibile delle valute emergenti nei prossimi trimestri, seppur potenzialmente attenuata da questi afflussi. E le risorse in ballo sono in molti casi, come in Giappone, Russia e Norvegia, utilizzate per pagare le pensioni. Parliamo di grosse Inps estere, i cui conti potrebbero essere destabilizzati dalla necessità di puntare su investimenti remunerativi, ma che alla lunga potrebbero rivelarsi deleteri. Un altro effetto della politica dei tassi zero, che non a caso il boss dei bond, Bill Gross, ha tacciato di essere una minaccia all’esistenza stessa del capitalismo.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-rialzo-dei-tassi-usa-sara-nel-2016-ecco-perche-il-mercato-non-crede-alla-fed/  

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