Effetto QE annullato: rendimenti sovrani ai massimi da 2 mesi, cosa sta accadendo?

I rendimenti dei bond governativi nell'Eurozona stanno salendo, riportandosi ai livelli precedenti al QE. Sono diverse le ragioni alla base di questa inversione del trend, che riguarda anche i Bund.

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I rendimenti dei bond governativi nell'Eurozona stanno salendo, riportandosi ai livelli precedenti al QE. Sono diverse le ragioni alla base di questa inversione del trend, che riguarda anche i Bund.

A quasi metà seduta, i rendimenti dei nostri BTp viaggiano al di sopra dell’1,50% per la scadenza a 10 anni, mentre lo spread BTp-Bund si attesta a 111 bp. Se i decennali italiani rendono l’1,53% e quelli spagnoli l’1,48%, i corrispondenti Bund tedeschi si attestano adesso in netta risalita allo 0,42%, il livello più alto dall’inizio dell’implementazione del “quantitative easing” (QE) della BCE, partito ufficialmente il 9 marzo scorso. Per quanto i livelli dei rendimenti tedeschi restino in prossimità dei minimi storici, il decennale è oggi circa 8 volte più generoso di appena 3 settimane fa, quando era sceso al di sotto dello 0,05%. Per non parlare delle scadenze medio-lunghe dei nostri BTp: un decennale era arrivato a rendere  poco più dell’1% dopo qualche seduta dall’inizio del QE e il trentennale appena l’1,78%, 44 punti base in meno del corrispondente Treasury. Oggi, il primo rende una quarantina di punti base in più, il secondo circa una settantina al 2,45-2,50%.   APPROFONDISCI – Spread BTp-Bund stabile, ma rendimenti all’1,54%. Chi e perché ha perso la pazienza?   Analogo il discorso per il ventennale, che oggi rende quasi 40 bp in più di appena un mese e mezzo fa. Più stabili i rendimenti dei titoli a medio-breve termine: i quinquennali sono passati dallo 0,6% allo 0,80%, mentre i triennali dallo 0,3% allo 0,40%. Le ragioni di questo evidente riposizionamento del mercato sono diverse e potremmo riassumerle qui di seguito: 1) Fine dell'”euforia”: il QE ha fatto sprofondare i rendimenti sovrani nell’Eurozona ai minimi storici per la previsione di un rialzo dei prezzi dei bond governativi. Una volta esplorati livelli fin troppo infimi, però, gli investitori hanno iniziato a vendere e a monetizzare i guadagni realizzati nelle prime settimane. Il fenomeno è parso subito evidente per i BTp e i Bonos, ma adesso sta riguardando anche i Bund, dopo che l’ex boss di Pimco, Bill Gross, e Jeffrey Gundlach di Double Line Capital si sono espressi contro i titoli tedeschi;   APPROFONDISCI – Spread BTp-Bund stabile e rendimenti in crescita, ma la novità riguarda i Bund   2) Effetto Grexit: le tensioni relative alla Grecia stanno creando parecchia preoccupazione tra gli investitori, che temono che Atene possa essere costretta alla bancarotta per la liquidità insufficiente delle sue casse statali e che il processo sia incontrollato, che avvenga quasi per un incidente. Non è un caso che fino alla scorsa settimana, la paura si sia ripercossa essenzialmente sui titoli del resto della periferia dell’Eurozona;   APPROFONDISCI – Grecia, rendimenti bond a 2 anni quasi al 30%. Spread BTp-Bund oltre 140 bp   3) L’opportunismo dei governi: rendimenti ai minimi storici hanno incentivato i governi europei ad emettere più debito del necessario, in modo da accumulare scorte di liquidità da utilizzare nei mesi successivi. E un pò tutti, Portogallo e Spagna in testa, hanno preferito buttarsi sulle scadenze più lunghe, in modo da aumentare la vita media residui dei rispettivi debiti. L’Italia, pur partendo in ritardo, ha iniziato a fare lo stesso, ma il mercato ha segnalato che non intenderebbe acquistare i nostri BTp a 20 o 30 anni a rendimenti persino inferiori all’inflazione media presumibile da qui alla scadenza di questi titoli. Insomma, Italia e Spagna non sono comunque la Germania, nonostante il QE;   APPROFONDISCI – La crisi del debito fa bene alla Germania: risparmiati 94 miliardi dal 2008   4) L’inflazione in risalita: tra il QE che inietta liquidità sui mercati, l’euro che ha perso il 20% in un anno contro il dollaro e le quotazioni del petrolio tornate ai massimi da dicembre è evidente che l’inflazione nell’Eurozona stia tornando positiva, come farebbe pensare il dato di aprile, che ha registrato una variazione tendenziale nulla dei prezzi nell’unione monetaria dopo 4 mesi in calo. Ma l’aumento dei prezzi ha due effetti sulle attese degli investitori: da un lato, pretenderanno rendimenti nominali maggiori, al fine di compensare la maggiore inflazione, dall’altro li spinge a ipotizzare che il QE possa finire prima della data annunciata dal governatore Mario Draghi (settembre 2016), raggiungendo la BCE l’obiettivo; 5) Il fattore tassi USA: con il trascorrere delle settimane, il mercato ha rinviato le attese per il rialzo dei tassi negli USA da parte della Federal Reserve, a causa sia di alcuni dati macroeconomici deludenti, sia pure del rally del dollaro, che desta preoccupazione per un suo impatto negativo sull’economia americana. Ciò ha rallentato le vendite di Treasuries e ha sospinto gli acquisti di quelli con scadenze più brevi, più sensibili alle variazioni dei tassi.   APPROFONDISCI – Aggiornamento: spread BTp-Bund a 141 bp e rendimenti decennali schizzano all’1,47%

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