Effetto Draghi: rendimenti dei Bund negativi fino ai 7 anni

Prima ancora che la BCE vari nuovi stimoli monetari, si avvertono gli effetti sul mercato dei bond governativi. Lampante è il caso dei Bund tedeschi.

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Prima ancora che la BCE vari nuovi stimoli monetari, si avvertono gli effetti sul mercato dei bond governativi. Lampante è il caso dei Bund tedeschi.

Appena poco più di un mese fa – era il 22 ottobre scorso – il governatore della BCE, Mario Draghi, da Malta, dove si era da poco tenuta la riunione dell’istituto, non solo rispondeva alle aspettative del mercato con un discorso prettamente accomodante, ma le superava, annunciando senza remore che al board di dicembre, l’istituto si tiene pronto al varo di eventuali nuovi stimoli monetari per contrastare i rischi al ribasso sul fronte dell’inflazione nell’Eurozona. Per quanto abbia precisato che il Consiglio direttivo si atterrò alle nuove stime macro-economiche, sono numerosi i segnali che lasciano ipotizzare che saranno annunciate novità alla riunione del 3 dicembre. A risentire più direttamente della nuova ondata di euforia sui mercati finanziari sono i bond governativi. Gli spread si sono quasi tutti ristretti rispetto ai Bund tedeschi e quello con i nostri BTp oscilla ormai intorno ai 100 punti base per la scadenza decennale, al di sopra dei minimi toccati 8 mesi fa, quando crollò fino a 87 bp, ma si tenga conto che ancora siamo dinnanzi a ipotesi di nuovi stimoli, non a fatti.

Effetto Draghi su mercato bond

Nel frattempo, i rendimenti dei paesi “core” sono sempre più glaciali. Prendiamo i Bund tedeschi. Il giorno prima che parlasse Draghi, essi presentavano rendimenti negativi fino alla scadenza dei 4 anni, mentre oggi lo sono fino ai 6-7 anni. Poco fa, infatti, nel corso della seduta, i titoli con scadenza residua settennale sono scesi a un rendimento inferiore allo zero (-0,003%), mentre al momento rendono lo 0,004%. E se fino al 21 ottobre scorso erano acquistabili dalla BCE con il “quantitative easing” i Bund fino ai 5 anni, adesso anche quest’ultima scadenza è in bilico, perché mostra rendimenti al -0,18%, ossia a ridosso della soglia minima accettata da Francoforte, che è del -0,2%, in linea con i tassi overnight sui depositi delle banche. I rendimenti dei titoli a 2 anni, quelli a partire dai quali sono possibili gli acquisti con il QE, si sono schiantati dal -0,25% al -0,41%, mentre oggi è stato segnato un nuovo minimo record sugli Schatz a 6 mesi, scesi al -0,419%. In apparente controtendenza, l’asta odierna di Bund a 10 anni ha registrato un aumento dei rendimenti esitati di 5 bp allo 0,49%, rispetto all’asta precedente del 28 ottobre scorso. Anche il rapporto di copertura è lievemente diminuito, passando da 1,2 a 1,1.  

Rendimenti Bund in calo su tutta la curva

In verità, i decennali tedeschi sono anch’essi aumentati di prezzo nell’ultimo mese, passando da un rendimento dello 0,57% a uno dello 0,47%. Semplicemente, il confronto si è avuto oggi con il 28 ottobre, data in cui essi avevano toccato il rendimento più basso degli ultimi 5 mesi. E’, infine, normale che i maggiori cali si abbiano in coincidenza con le scadenze più brevi, perché puntare sui bond più longevi comporta maggiori rischi, nel caso di un’inversione di tendenza del mercato, in quanto espone alle perdite derivanti da eventuali rialzi dei rendimenti, con la conseguenza che o l’investitore accetta la minusvalenza, rivendendo il titolo sul mercato, oppure attende la scadenza, ma privandosi a lungo della liquidità, cosa più fattibile quest’ultima con i bond di minore durata. Da qui, l’appiattimento della curva: prima di Draghi, il rapporto tra i rendimenti decennali e quelli a 2 anni era il doppio di quello attuale, per via della minore discesa dei primi, rispetto ai secondi.    

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