Effetto Draghi: capitali in fuga dai bond, ma a pagare di più sono Italia e Spagna

I rendimenti dei titoli di stato nell'Eurozona sono saliti, ma a pagare di più il prezzo del nuovo corso della BCE sono Italia e Spagna, tra le grandi economie.

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I rendimenti dei titoli di stato nell'Eurozona sono saliti, ma a pagare di più il prezzo del nuovo corso della BCE sono Italia e Spagna, tra le grandi economie.

Lo scorso giovedì 8 settembre, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha contrariato il mercato, non annunciando alcuna novità di politica monetaria e non preludendo nemmeno a nuovi stimoli monetari per i prossimi board. In conferenza stampa, l’italiano ha rimarcato il fatto che sul tavolo dei banchieri centrali non fosse stato discusso un potenziamento del “quantitative easing”, sostenendo che i governi dell’Eurozona adesso dovrebbero fare di più: tutti dovranno realizzare riforme strutturali per la crescita e chi abbia a disposizione margini sui conti pubblici (la Germania) dovrebbe utilizzarli, in modo da aiutare la ripresa in tutta l’area.

Il discorso di Draghi è stato recepito dai mercati come un monito sull’esaurimento delle opzioni a disposizione della BCE, in sostanza, come una sorta di fine del QE. D’ora in avanti, quindi, dovranno essere i governi a fare di più, vuoi attuando riforme di stimolo per la crescita nel medio-lungo termine, vuoi spendendo maggiormente, anche se quest’ultima opzione è a disposizione solamente di un nucleo ristrettissimo di paesi dell’area, il più importante dei quali è la Germania.

Rendimenti bond Eurozona aumentano

Come conseguenza di questo mutamento delle aspettative, gli investitori hanno già reagito con la vendita di azioni europee. L’indice Eurostoxx 600 ha perso dall’ultimo board della BCE il 3%, mentre i rendimenti dei titoli di stato nell’unione monetaria sono in deciso rialzo.

A tale proposito, registriamo che i Bund a 10 anni, che fungono da benchmark, sono passati dal -0,11% al +0,05%, impennandosi così di 16 punti base. Peggio hanno fatto i bond della periferia dell’Eurozona: i BTp sono passati da un rendimento decennale dell’1,08% all’1,31% attuale (+23 bp), mentre i Bonos spagnoli dallo 0,93% all’1,13% (+20 bp).

Male anche i titoli del Portogallo, i cui decennali rendono in questo istante il 3,26%, in rialzo di quasi una trentina di punti rispetto alle ore precedenti alla conferenza stampa post-board.

 

 

 

Spread BTp-Bund in allargamento

Come conseguenza di questo piccolo smottamento, i bond italiani rendono ai massimi da fine giugno, quelli spagnoli da metà luglio. E il divario tra i nostri rendimenti e quelli tedeschi si sta ampliando: spread BTp-Bund a 10 anni in aumento di almeno 5-6 bp, qualche punto in più del maggiore differenziale tra Bonos e Bund.

Il perché la periferia stia pagando di più la previsione di una politica monetaria futura meno espansiva delle attese è evidente: se la palla della crescita passa per lo più nel campo dei governi, potrebbero permettersi un maggiore interventismo gli stati con bilanci solidi, come la Germania, che quest’anno chiuderà con un saldo attivo dei conti pubblici per l’1,2% del pil. L’Italia è tra i paesi meno possibilitati a seguire questa via, già in possesso del secondo debito più elevato d’Europa, dopo quello della Grecia, così come la Spagna ha già un deficit al di sopra del tetto massimo consentito dal Patto di stabilità, tanto da essere stata richiamata formalmente a tagliarlo, nonostante non le sia stata comminata una sanzione pecuniaria.

 

 

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