Sovranità nazionale: con Brexit accordi commerciali tornano in mano ai governi

Non solo TTIP. Adesso rischia di saltare anche l'accordo commerciale tra Canada e UE. Germania e Francia rivogliono il potere di trattare.

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Non solo TTIP. Adesso rischia di saltare anche l'accordo commerciale tra Canada e UE. Germania e Francia rivogliono il potere di trattare.

Se c’è un dato, che è emerso piuttosto chiaramente dal referendum sulla Brexit del 23 giugno scorso è che cresce la protesta dei cittadini contro l’establishment, specialmente quello europeo. Se l’uscita del Regno Unito dalla UE può essere considerata una pietra tombale sul TTIP, l’accordo di libero scambio con gli USA, un altro trattato rischia di saltare, quello con il Canada.

Il negoziato per abbattere i dazi doganali tra la UE e il paese nordamericano è iniziato nel 2009 e già nel 2013 si era arrivati a un’intesa di massima, che attendeva solo l’approvazione ufficiale da parte del Parlamento europeo. Ma il sigillo dei deputati di Strasburgo non è ancora arrivato e potrebbe persino rivelarsi, a questo punto, inutile.

Sovranità nazionale su accordi commerciali?

E’ accaduto, infatti, che su pressione di Francia e Germania, la Commissione europea ha dovuto rivedere la propria posizione sull’accordo, che Bruxelles rivendica essere “europeo”, mentre diversi governi nazionali, tra cui quelli di Parigi e Berlino, sostengono si tratti di un’intesa “mista”.

Prendendo atto della rivolta di segmenti sempre più ampi degli elettorati, la commissaria agli Affari commerciali, Cecilia Malmstrom, ha annunciato ieri di avere ceduto alle pressioni, dichiarando del tipo “misto” l’accordo tra Canada e UE, nonostante abbia rimarcato che la Commissione lo consideri di sua esclusiva prerogativa.

 

 

 

Italia contraria a indebolire UE

Il risultato di questo capovolgimento di linea si traduce nella necessità che l’accordo sia ratificato non solo da Strasburgo, bensì pure da 38 parlamenti nazionali e regionali. In teoria, potrebbe bastare una sola bocciatura per rimettere tutto in discussione, anche se sul punto non ci sarebbero certezze.

Il governo italiano era e resta schierato per una cessione totale della sovranità alla Commissione sull’intesa, tanto che il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, ha commentato amareggiato la nuova linea di Bruxelles, valutandola un grave depotenziamento dell’esecutivo comunitario.

Accordo commerciale Canada-UE rischia di saltare

Contro potrebbero votare Bulgaria e Romania, in considerazione delle diatribe con il Canada sul rilascio dei visti ai propri cittadini.

L’accordo riguarderebbe l’interscambio di merci e servizi per circo 90 miliardi di euro all’anno e in esso rientrerebbe il riconoscimento di 140 indicazioni geografiche di prodotti alimentari protetti. Aldilà del caso specifico, quello del Canada potrebbe diventare il primo caso di ripristino della sovranità nazionale da parte dei governi europei a discapito della Commissione, guarda caso a poche settimane di distanza dal referendum sulla Brexit.

 

 

 

Approccio intergovernativo, la richiesta tedesca

Nel fine settimana scorsa, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Scaheuble, aveva avvertito Bruxelles che nel caso in cui non sia capace di compiere passi in avanti per rispondere alle richieste dei cittadini, i governi potranno sbrigarsela da soli, dando vita a un approccio negoziale multilaterale (“intergovernativo”), in modo da colmare quell’avvertito deficit democratico, di cui un’ampia fetta degli elettori lamenta l’esistenza.

La posizione negoziale di Bruxelles viene volutamente affievolita, in favore di un rinvigorimento dei poteri nazionali. Senza dichiararlo esplicitamente, i tedeschi starebbero attuando una sorta di “exit strategy” dalla crisi delle istituzioni comunitarie, riappropriandosi di poteri decisionali sinora concessi quasi esclusivamente ai commissari, mostratisi, però, incapaci di tutelare gli interessi diffusi in tutti i paesi.

Juncker sempre più solo

Cosa significa questo per l’Europa? Sul piano politico, viene certificata la debolezza della presidenza di Jean-Claude Juncker, che rischia di trascorrere i prossimi tre anni, che lo separano dalla fine del mandato, isolato dal suo principale sponsor: la Germania. I margini di manovra suoi e dei commissari potrebbero essere quasi azzerati su tutti i dossier realmente importanti.

Sul piano prettamente negoziale, è indubbio che la svolta rappresenti un danno di credibilità all’immagine della UE. Chi mai vorrà trattare seriamente per anni, sapendo che alla fine l’ultima parola spetterà a numerosi organismi estranei alle trattative stesse e di cui non si conosce nemmeno con esattezza la posizione? Serve riformulare rapidamente la gestione di casi simili, TTIP incluso, altrimenti si rischia il caos.

 

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