Perché rischiamo di non liberarci dal Covid così facilmente

Crollano i nuovi contagi e morti, l'estate si avvicina e lo spettro di una pandemia duratura si allontana. Ma rischia di essere un'illusione.

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Effetti del Covid duraturi

Ci sono indubbiamente buone notizie sul fronte della pandemia. Il numero dei nuovi contagi giornalieri in Italia è sceso sotto i 3.500, stando alla media mobile a 7 giorni. E i decessi sono a quota 140. Entriamo nel mese di giugno con una sensazione di ottimismo giustificata anche dai dati sulle vaccinazioni. Eppure, gli effetti del Covid non se ne andranno né tra qualche mese, né forse da qui a qualche anno.

L’Italia ha già somministrato dosi per una quantità pari a oltre il 57% della popolazione. Un quinto di essa è stata completamente vaccinata, un altro quinto ha ricevuto almeno una dose. Insieme alla Germania, siamo in testa all’Unione Europea, almeno tra le grandi economie. E il legame tra vaccinazioni e crollo dei contagi/morti inizia a farsi evidente, per quanto starebbe incidendo anche il rialzo delle temperature con l’arrivo dell’estate.

Attenzione al rischio varianti

Detto questo, l’ottimismo non deve allontanarci dalla realtà. Gli effetti del Covid, come dicevamo, non saranno di breve durata. E non ci stiamo riferendo a quelli sanitari, di cui a parlare sono competenti solamente i medici. No, stiamo discutendo delle conseguenze socio-economiche di questa crisi, che da sanitaria si è trasmessa istantaneamente a molte categorie produttive.

L’OCSE ha appena lanciato un allarme agli stati ricchi, affinché agevolino le vaccinazioni anche tra gli stati più poveri. E non si tratta di un dovere morale, che senz’altro esiste, quanto di un calcolo razionale: se anche riusciremo a vaccinare tutta Europa e Nord America entro l’estate, rischiamo di vanificare gli sforzi se il resto del mondo non ha sufficienti dosi per coprire la propria popolazione. Le varianti che arriverebbero dalle aree del pianeta poco vaccinate (Africa in testa) rappresentano un pericolo da non sottovalutare.

Dopo l’estate, ci ritroveremmo in condizioni non troppo dissimili da quelle dell’autunno scorso, magari a fronte (si spera) di un numero di morti assai inferiore.

Dunque, la campagna vaccinale non può finire da qui a qualche mese, nel senso che l’Europa e l’America dovranno subito dopo investire risorse per ottenere un’accelerazione decisa anche tra gli stati più poveri. Pensate che in Africa, solamente il Marocco ostenta percentuali rilevanti (38%), mentre grosse realtà come la Nigeria ad oggi hanno coperto meno dell’1% della popolazione. E in Sudafrica non si va oltre l’1,6%. Nell Repubblica Democratica del Congo si è fermi a zero.

Effetti del Covid duraturi

Ma gli effetti del Covid si faranno sentire anche all’interno dell’Occidente. Restringendo il campo di osservazione all’Italia, si deduce che da questa pandemia stiamo uscendo ancora più diseguali di prima. Abbiamo un nord contro il sud, così come le categorie protette contro quelle precarie. Il pubblico impiego non ha ovviamente risentito dei “lockdown”, mentre il settore privato sì. E al suo interno, il comparto turistico-alberghiero, della ristorazione e dello sport ha sofferto e continua a soffrire in misura inimmaginabile per le restrizioni.

La prima conseguenza di questo disastro socio-economico risiede nel fatto che dal settore privato si leva una forte richiesta di tutela come mai negli ultimi decenni. Dal linguaggio politico è verosimile che per i prossimi anni scompariranno concetti come flessibilità del mercato del lavoro, tagli alla spesa pubblica e lotta al debito. Le priorità saranno lotta alle povertà, alla precarietà del lavoro, alle disuguaglianze, tutela dei redditi e dell’occupazione.

Un’agenda di questo tipo inevitabilmente renderà più difficile l’attuazione delle riforme economiche di stimolo alla crescita. E ciò sembra un paradosso, visto che dalla crisi ne usciremo solo crescendo. Tra l’altro, il Recovery Fund è impostato proprio sullo scambio tra riforme e sostegno agli investimenti. Ma manca l’humus politico-culturale per varare le prime, specie in una fase come quella che ci attende dopo il Covid.

Non ci lasceremo presto alle spalle questa pandemia, i cui contraccolpi rischiano di allontanarci dall’obiettivo di rilanciare la crescita della nostra economia per agganciare il gruppo delle potenze vincitrici della globalizzazione.

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