Economie avanzate dai piedi di argilla: boom debito e allarme tassi

Debito sovrano in scadenza nel 2014 un pò inferiore a quello del 2013, ma scatta l'allarme sui tassi, previsti in salita.

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I paesi del G7 più Brasile, Russia, India e Cina dovranno quest’anno rifinanziare debiti sovrani in scadenza per 7.430 miliardi di dollari, un pò meno dei 7.600 miliardi del 2013. Già il dato generale è in sé positivo, perché indica che non dovrebbe esserci sul mercato dei titoli di stato una pressione dal lato dell’offerta.

Gli USA sono il paese con il maggiore fabbisogno di rifinanziamento, perché quest’anno arriveranno in scadenza per loro titoli per un controvalore complessivo di 3.115 miliardi di dollari su un debito totale quotato sul mercato di 11.800 miliardi, 187 miliardi in più dello scorso anno.

Segue il Giappone con 2.283 miliardi da rifinanziare, un importo del 9% inferiore al 2013. Terzo posto per l’Italia, che dovrà affrontare scadenze per 468 miliardi, a cui si sommano 79 miliardi di interesse per il servizio sul debito. La Francia è al quarto posto con 410 miliardi (+15%) e 61 di interessi, mentre la Germania dovrà rifinanziare debito in scadenza per soli 268 miliardi (meno del 10% del pil), in crescita del 5%, e interessi per 39 miliardi.

 

Allarme tassi

Il guaio sta nei tassi, previsti in rialzo lungo tutto il 2014. Se ancora oggi il rendimento dei Treasuries a 10 anni si tiene al di sotto del 3%, esso dovrebbe salire al 3,38%. I decennali tedeschi, invece, saliranno al 2,28% dal 2% attuale e i Gilt britannici di uguale durata al 3,36%.

Non poco per economie, il cui rapporto tra debito e pil è destinato quest’anno a crescere al 72,6% dal 70,9% del 2013, quando ancora nel 2007 si attestava al 39%. E il deficit complessivo dovrebbe attestarsi al 3,3%, quasi doppio alla media dell’1,75% del decennio conclusosi nel 2007. Tenendo in considerazione anche gli interessi, il debito totale da rifinanziare nel 2014 sarà di 8.100 miliardi.

Secondo Bank of America Merrill Lynch, il debito sovrano totale è più che raddoppiato in soli sei anni, portandosi alla cifra di 25.800 miliardi. A fare la parte del leone sono stati, in particolare, gli USA e il Giappone, entrambi alle prese con politiche fiscali molto espansive, in funzione anti-ciclica.

L’attesa è per un aumento generalizzato dei tassi, specie dopo l’annuncio del “tapering” della Federal Reserve sin da gennaio, che dovrebbe proseguire nelle sette riunioni del Fomc previste per il 2014 a un ritmo di 10 miliardi di dollari per ogni board, fino a quando gli stimoli monetari non saranno del tutto annullati entro la fine dell’anno.

 

Occhio allo spread

Per questo, lo spread potrebbe dirci sempre meno nei prossimi mesi. D’altronde, da settimane i nostri rendimenti decennali sono pressoché stabili intorno al 4%, anche se adesso puntano ad attestarsi un pò sotto il 3,9%, mentre lo spread è crollato di una quarantina di punti. Il motivo? Stanno salendo i tassi tedeschi, per cui le distanze con la Germania si riducono.

Tuttavia, le nostre finanze si giovano di rendimenti più bassi, non di uno spread più basso. Infatti, se i nostri rendimenti salissero meno di quelli tedeschi, lo spread si ridurrebbe, ma le casse statali sarebbero aggravate da un costo maggiore di rifinanziamento del nostro debito sovrano. E con rendimenti tedeschi previsti a fine anno nel range di 2,3-2,5%, sarebbe necessario uno spread BTp-Bund al ribasso a 150-170 punti base per non subire contraccolpi negativi sui nostri conti pubblici.

 

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