Economia USA, cifre confermano: le due Americhe di Trump e Clinton esistono

L'economia americana sembra in ottima forma, eppure le cifre danno ragione sia a Donald Trump che a Hillary Clinton: esistono due Americhe.

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L'economia americana sembra in ottima forma, eppure le cifre danno ragione sia a Donald Trump che a Hillary Clinton: esistono due Americhe.

A leggere gli ultimi dati del Census sull’economia USA, riferiti allo scorso anno, sembrerebbe davvero difficile capire le ragioni per cui gli elettori americani abbiano segnalato alle primarie per le presidenziali così tanta rabbia, a destra come a sinistra. Il magnate Donald Trump ha sbaragliato come nulla fosse ben 16 candidati repubblicani, spazzando via una classe dirigente faticosamente allevata dal partito in anni di dura opposizione all’amministrazione Obama.

Tra i democratici, la vittoria dell’ex First Lady, Hillary Clinton, è arrivata dopo una campagna estenuante e successi inattesi dello sfidante “socialista” del Vermont, Bernie Sanders, che in altri tempi non sarebbe stato nemmeno tenuto in considerazione dalla base.

Eppure, dicevamo, i dati non sembrano dipingere un’economia allo sfacelo, specie considerando lo stato di quella europea. La disoccupazione è scesa sotto il 5% e il reddito reale delle famiglie, ossia al netto dell’inflazione, è cresciuto tra il 2014 e il 2015 del 5,2%, il ritmo più elevato da oltre una generazione. Tutti sembrano avere beneficiato di tale miglioramento, dalle famiglie ai single, dai più giovani agli anziani. Quelli che meno hanno visto crescere i loro redditi sono stati gli americani tra i 55 e i 64 anni di età, i quali, comunque, hanno registrato un ottimo +3,5%.

Povertà USA concentrata in campagna

Il 10% della popolazione più povera ha guadagnato l’8% in più dell’anno precedente, la classe media (80% del totale della popolazione) ha percepito il 4% in più e il 10% più ricco il 3%. I lavoratori maschi a tempo pieno hanno goduto di un maggior reddito reale dell’1,5%, le lavoratrici donne del 2,7%, i maggiori tassi di crescita dal 2007.

Ma allora che succede? Semplice, non è tutta l’America a beneficiare di questa crescita. Sappiamo che Hillary Clinton tenderebbe ad essere più votata nelle aree metropolitane, mentre Donald Trump in quelle rurali. Ebbene, in città si è registrata una crescita dei redditi delle famiglie del 6%, mentre in campagna un calo del 2%. Il numero di poveri in campagna è sceso di 800.000 unità, ma solo per il trasferimento di molti degli indigenti in città, perché in termini percentuali l’incidenza della povertà è salita dello 0,2%, quando nel resto dell’America è scesa dell’1,4%.

 

 

 

Elettori Trump mediamente più ricchi

Questi dati, però, contraddirebbero, in apparenza, un’altra rilevazione, effettuata da Gallup, secondo la quale gli elettori di Trump sarebbero mediamente più ricchi di quelli della Clinton. Un altro sondaggio più specifico, realizzato in Ohio, stato-chiave per queste elezioni, ha trovato che Trump sarebbe in vantaggio sulla Clinton di 5 punti percentuali e che, però, la candidata democratica avrebbe un netto vantaggio tra gli elettori con titolo di studio più elevato. Tuttavia, tra coloro che percepirebbero più di 75.000 dollari all’anno, il vantaggio di Trump si ripresenterebbe.

Ma allora, se stanno mediamente meglio, perché chi vota Trump tende ad avere una visione così pessimistica sull’economia americana? La risposta sta nello stato di ansia, che sarebbe maggiore tra le fasce rurali, nei centri abitati meno densamente popolati, magari dove i servizi pubblici sono più carenti.

Il dilemma tassi USA

Cercato di spiegare la differenza di visione e di percezione dell’America da parte dei due candidati, ci poniamo il problema di come la Federal Reserve possa ignorare questi dati, che nel loro complesso non giustificherebbero più tassi così bassi. Proprio Trump ha nei giorni scorsi attaccato il governatore Janet Yellen, sostenendo di tenere in vita un’economia “artificiale”, solo per favorire l’amministrazione Obama (leggi: Tassi Fed: colpo basso di Trump)

Trump o meno, che i tassi USA siano ormai insostenibilmente bassi lo dimostra il fatto che parte dello stesso board ha segnalato ultimamente la necessità di una stretta imminente. Vero è che l’inflazione resta meno della metà del target, ma la bassa disoccupazione lascerebbe presagire una rapida ascesa potenziale dei prezzi, con la conseguenza che la Fed dovrebbe intervenire drasticamente con rialzi dei tassi rapidi e rischiando di provocare uno shock sui mercati finanziari. Confermiamo, tuttavia, l’aspettativa di un mancato rialzo dei tassi Fed a settembre. Se ne parlerà a dicembre, sempre che a vincere il mese prima non sia Trump (leggi: Tassi Fed, Trump accusa la Yellen).

 

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