Economia USA: alta attesa per dato macro di oggi, ecco l’effetto di tassi più alti

Attesissimo il dato sull'inflazione a gennaio negli USA. Wall Street teme un rialzo veloce dei tassi, ma a tremare non sarebbe solo la finanza, bensì pure l'economia "reale". Ecco perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Attesissimo il dato sull'inflazione a gennaio negli USA. Wall Street teme un rialzo veloce dei tassi, ma a tremare non sarebbe solo la finanza, bensì pure l'economia

Il Dipartimento del Lavoro di Washington comunicherà oggi il dato sull’inflazione negli USA a gennaio, attesissimo dai mercati finanziari, che nelle ultime settimane sono in subbuglio proprio per il timore che la crescita dei prezzi possa sorprendere al rialzo, spingendo la Federal Reserve ad alzare i tassi più velocemente delle attese. I recenti aumenti del petrolio hanno rinvigorito la preoccupazione, così come l’indebolimento del dollaro ai livelli più bassi dalla fine del 2014. Tuttavia, le quotazioni del greggio stanno ripiegando e sono già in modalità correzione, scendendo sotto i 60 dollari al barile per il Wti americano, così come il dollaro è pallidamente risalito rispetto ai minimi toccati a fine gennaio. Di fatto, ci si attende che l’inflazione su base annua abbia rallentato nella prima economia mondiale, essendo venuto meno l’effetto statistico del rincaro proprio del greggio nel corso del 2017.

Debito USA alla base dell’economia mondiale, senza sarebbero guai

I salari orari in America sono cresciuti del 2,9% tendenziale a gennaio, il ritmo maggiore da 8 anni e mezzo, a conferma di quanto temuto, ovvero che il raggiungimento dell’ormai piena occupazione stia spingendo in alto le retribuzioni, provocando una crescita del costo del lavoro, ripercuotendosi sui prezzi e, quindi, sui tassi. Dopo anni di politiche monetarie ultra-espansive, la finanza a Wall Street non si capacita che presto sarà chiamata a pagare il costo del denaro poco più di zero. Ad oggi, migliaia di miliardi risultano iniettati, come evidenzia il bilancio della Fed, quintuplicato dal 2008 al 2014 a quasi 4.500 miliardi. Tuttavia, non è solo la finanza a stare in allerta per una possibile stretta sui tassi più drastica del previsto. L’economia reale americana avrebbe poco da stare serena al riguardo.

Gli effetti dei tassi sull’economia americana

Prendiamo le famiglie. Alla fine del 2017, risultavano indebitate per la cifra record di 13.150 miliardi di dollari, intorno al 68% del pil. Di questi, 8.880 miliardi riguardano mutui e 834 miliardi le carte di credito. Quale sarebbe l’effetto di un aumento dei tassi, poniamo, anche solo dell’1%? Nel lungo periodo, man mano che il debito giunge a scadenza e viene rinnovato o che i suoi tassi variabili sono adeguati alle mutate condizioni del mercato, dai bilanci delle famiglie americane “sparirebbero” oltre 130 miliardi, qualcosa come lo 0,7% del pil attuale. Ribadiamo, non sarebbe un evento immediato, ma si consideri che in previsione di tale stangata, l’umore dei consumatori negli USA muterebbe in peggio sin da subito e a risentirne potrebbero essere proprio le loro spese, che rappresentano il 69% del pil, percentuale seconda tra le economie avanzate solo alla Grecia con il 70%. L’Italia, ad esempio, che pure mostra un rapporto consumi/pil sopra la media, si attesta a meno del 61%.

Economia USA trainata dai consumi, ma Trump stia attento ai debiti delle famiglie

Non solo consumi. Le stesse imprese americane sono indebitate per 8.700 miliardi, circa il 45% del pil. Un +1% dei tassi equivarrebbe nel lungo periodo ad altri 87 miliardi in meno di denaro a disposizione per l’economia reale, a parziale riduzione verosimilmente degli investimenti, il cui rapporto con il pil è già oggi negli USA più basso della media tra le economie avanzate con il 20%. Senza nemmeno immaginare le ripercussioni sui conti pubblici (l’1% di aumento medio dei rendimenti sovrani equivarrebbe a +200 miliardi di interessi sul debito, pari all’1% del pil), famiglie e imprese avrebbero a disposizione quasi 220 miliardi di dollari in meno per ogni 100 punti base in più di interessi medi da sborsare, più dell’1% del pil. Significherebbe meno consumi, minori investimenti, profitti e dividendi più bassi, quotazioni azionarie in calo e ripercussioni negative ancora una volta sui consumi per il noto “effetto ricchezza”, specie in un’economia con portafogli azionari diffusi tra le famiglie. Ecco spiegata la correzione in corso a Wall Street e perché il rialzo dei tassi fa paura.

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Argomenti: Economia USA, Fed, Inflazione, tassi USA

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