Industria tedesca esporta a pieno ritmo, accelera la crescita in Germania

La Germania esporta a pieno ritmo e in estate registra un'accelerazione della crescita. Dall'inizio dell'anno ha accumulato oltre 170 miliardi di avanzo commerciale.

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La Germania esporta a pieno ritmo e in estate registra un'accelerazione della crescita. Dall'inizio dell'anno ha accumulato oltre 170 miliardi di avanzo commerciale.

Il mese di agosto si conferma positivo per l’economia tedesca, che dopo avere registrato una crescita del 2,5% della produzione industriale, ai massimi dal gennaio scorso, ha assistito anche a un boom delle esportazioni, come ha segnalato ieri l’istituto statistico federale Destatis. Le imprese in Germania hanno venduto all’estero beni e servizi per 102,3 miliardi di euro, segnando un aumento mensile del 5,4%, il maggiore dal maggio 2010, importando 80,1 miliardi, +3%.

Il surplus è stato, quindi, di 22,2 miliardi.

Nel dettaglio, le esportazioni verso l’Eurozona sono cresciute dell’8,8% su base annua, mentre quelle verso il resto del mondo sono state del +9,6%. Le importazioni dall’unione monetaria sono aumentate anch’esse, ma del 5,2%, contro un +5,5% messo a segno dal resto del mondo. (Leggi anche: Export Germania da record)

Esportazioni in Germania a pieno ritmo

Il dato appare positivo, anche perché segnalerebbe una stabilizzazione dell’economia cinese, verso la quale la Germania esporta buona parte delle sue merci. Restano alcuni rischi al ribasso, come dimostra la crisi del commercio mondiale, la cui crescita appare sempre più lenta, messa in crisi anche da pulsioni protezionistiche presso svariate economie, specie avanzate. (Leggi anche: Commercio mondiale, crescita rallenta)

Nei primi otto mesi dell’anno, l’economia tedesca ha accumulato, quindi, un avanzo commerciale di oltre 170 miliardi di euro, pari a circa il 5,5% del pil in Germania. Numeri, coerenti con la previsione di un saldo attivo delle partite correnti all’8,9%. Oltre al surplus commerciale, infatti, dobbiamo sommare anche il saldo dei flussi di capitali, che in questi anni di tensioni finanziarie è tipicamente molto positivo per la Germania, essendo la locomotiva d’Europa considerata un porto sicuro per gli investimenti.

 

 

 

Focus si sposta su partite correnti

Nei giorni scorsi, il governo di Berlino ha alzato le stime di crescita per quest’anno dall’1,7% all’1,8%. Si tratterebbe del ritmo più veloce dell’ultimo lustro, a conferma che questo sarebbe un buon momento per l’economia tedesca. Come la stessa produzione industriale italiana ad agosto ha confermato ieri, la ripresa nell’Eurozona non si sarebbe arenata in estate, per cui la Brexit non avrebbe danneggiato (ancora) la congiuntura dell’area.

Attenzione, però, al crollo della sterlina, perché rende più care le merci importate dai britannici dall’Eurozona. E i soli tedeschi vantano verso il Regno Unito esportazioni nette nell’ordine di 50 miliardi all’anno, per cui il contraccolpo potrebbe materializzarsi nei prossimi mesi anche per la prima economia europea.

Tuttavia, i dati di ieri arrivati dalla Germania contribuiranno ad alimentare polemiche. Il Fondo Monetario Internazionale e la BCE chiedono da tempo al governo tedesco di utilizzare i margini di manovra disponibili sui conti pubblici per rafforzare la crescita nel resto dell’Eurozona. Per la cancelliera Angela Merkel significa o aumentare la spesa pubblica o tagliare le tasse in deficit, in modo che la maggiore domanda interna stimoli le importazioni di beni e servizi dall’estero, irrobustendo il pil dei partner dell’unione monetaria.

Quest’anno, il bilancio statale tedesco dovrebbe chiudersi con un avanzo di 35 miliardi, pari all’1,2% del pil. A tanto ammonterebbe il margine disponibile, anche da utilizzare una tantum, senza mettere a repentaglio l’obiettivo irrinunciabile per il governo federale del pareggio di bilancio.  (Leggi anche: Esportazioni tedesche eccessive? La Germania ha valide ragioni)

 

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