Economia tedesca in gran forma, ecco come la lascia Frau Merkel (a sé stessa)

La cancelliera Merkel si appresta a vincere le quarte elezioni di fila in Germania. Ecco perché risulta così popolare e in quali condizioni lascia l'economia dopo 12 anni di governo.

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La cancelliera Merkel si appresta a vincere le quarte elezioni di fila in Germania. Ecco perché risulta così popolare e in quali condizioni lascia l'economia dopo 12 anni di governo.

Manca poco più di un mese alle elezioni federali in Germania, che con ogni probabilità sanciranno la quarta vittoria consecutiva dei conservatori della cancelliera Angela Merkel. Stando ai sondaggi, la coalizione CDU-CSU otterrebbe tra il 38% e il 40% dei consensi, mentre i rivali socialdemocratici della SPD, al momento alleati nel governo di Grosse Koalition, oscillerebbero tra il 23% e il 25%. La vera attenzione dei media tedeschi si concentra in queste settimane sulle possibili alleanze post-elettorali, ovvero su chi sceglierà Frau Merkel per governare per altri 4 anni. Saranno i Verdi in un’inedita maggioranza nazionale con il centro-destra? Gli storici partner liberali della FDP? Resterà in sella l’alleanza con i socialdemocratici?

Una cosa appare certa: dopo uno sbandamento tra il 2015 e il 2016, in cui i tassi di popolarità per la cancelliera sono sprofondati per la sua apertura illimitata delle frontiere ai profughi, i tedeschi sono tornati a rivalutare la loro Mutti, appellativo con cui chiamano solitamente l’attuale capo del governo dall’atteggiamento materno.

Sono senza dubbio gli ottimi risultati ottenuti sul fronte dell’economia a sostenere le percentuali del partito di Frau Merkel. La locomotiva d’Europa non viaggiava a ritmi così spediti dai tempi della riunificazione e non aveva mai goduto di una rilevanza politica così palese sullo scenario europeo e internazionale, tanto che la Germania è attualmente percepita in patria e all’estero quale leader di fatto della UE. (Leggi anche: Germania al voto, ecco come Frau Merkel rafforzerà la leadership in Europa)

Economia tedesca, i numeri

Per capire del perché tra poco più di una trentina di giorni i tedeschi si riaffideranno molto probabilmente alla prima donna a capo del loro governo, bisogna partire essenzialmente dai numeri.

In Germania risultano occupati oggi quasi 44,2 milioni di persone. Quando la Merkel arrivò alla cancelleria nell’autunno del 2005, gli occupati erano ancora a 39 milioni di unità. Sotto il suo “regno”, quindi, sono cresciuti di 5 milioni. Lo stesso tasso di occupazione è salito dal 65,5% al 74,9%. Nessuna grande economia al mondo presenta percentuali simili ed è raro trovare numeri migliori anche tra le piccole e ricche economie del pianeta.

Questo miglioramento sul mercato del lavoro è stato reso possibile da una crescita economica non strabiliante, ma dati i tempi e i trend presso i partner europei, nemmeno così bassi. In 12 anni, il pil tedesco è aumentato del 22% in termini reali, 7 punti in più di quello di tutta la UE, per non parlare dell’Eurozona, che ha registrato nel frattempo ritmi ancora più lenti.

Grazie alla reputazione di cui gode Berlino sui mercati finanziari, ha potuto contenere prima e abbassare dopo il debito pubblico in rapporto al pil, nonostante la peggiore recessione mondiale dal 1929, emettendo titoli a rendimenti bassissimi per le scadenze medio-lunghe e negativi per quelli fino ai 7-8 e anche 9 anni. E così, l’austerità teutonica dovrebbe consentire quest’anno alla cancelliera di chiudere il bilancio federale in pareggio per il quarto anno di fila (ha registrato persino un attivo nei due esercizi precedenti) e con un debito intorno al 65%, ovvero agli stelli livelli a cui lo trovò nel 2005. A titolo di confronto, si pensi che da allora risulta triplicato in Spagna, aumentato di un terzo in Italia e quasi raddoppiato in Francia. (Leggi anche: Angela Merkel sulla vetta d’Europa e a settembre si sbarazzerà di alleati scomodi)

Esportazioni Germania a pieno ritmo

La maggiore crescita tedesca è stata certamente sostenuta dalla bilancia commerciale, che nell’ultimo decennio ha accumulato avanzi record, al centro di polemiche internazionali, specie da parte degli USA negli ultimi mesi. Sotto la sua cancelleria, Frau Merkel ha assistito a un aumento del 50% delle esportazioni a oltre 1.200 miliardi di euro, mentre le importazioni sono arrivate a quota 900 miliardi dai 630 del 2005.

(Leggi anche: Export Germania da record, ma alla Germania non serve mettere la Merkel in croce)

Da quando la Germania è unita, mai la sua economia si era trovata in condizioni di salute così positive. Il mercato del lavoro viaggia in piena occupazione (tasso di disoccupazione sotto il 6%), le esportazioni passano di boom in boom e i conti pubblici sono a posto. Non che manchi qualche motivo di preoccupazione e di scontro politico, come sullo spostamento delle direttrici della crescita dalla domanda estera a quella interna, puntando sugli investimenti pubblici. Tuttavia, è unanime il riconoscimento che Berlino oggi vanti una posizione invidiabile sul piano economico e politico.

La Merkel concentra su di sé un potere internazionale che non ha al momento alcun altro leader politico occidentale o del resto del mondo, perché dalle sue decisioni dipendono i destini dell’Eurozona, la capacità della UE di reggere alle sfide sempre più imponenti, che ne mettono a dura prova la sua stessa esistenza. Non si vedrebbe ragione di sostituire in corsa la donna che ha trasformato la Germania in pochi anni da “malato d’Europa”, come veniva percepita fino al suo arrivo alla cancelleria, a potenza senza rivali nel Vecchio Continente. Tra i suoi avversari si ambisce ormai solo a prendere un posto come alleati di governo.

 

 

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