Economia spagnola: crescita del 3% senza governo e l’anno prossimo?

L'economia spagnola crescerà anche quest'anno intorno al 3% e l'anno prossimo potrebbe beneficiare della possibile fine della crisi politica. I mercati premiano Madrid contro Roma.

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L'economia spagnola crescerà anche quest'anno intorno al 3% e l'anno prossimo potrebbe beneficiare della possibile fine della crisi politica. I mercati premiano Madrid contro Roma.

Il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, ha alzato qualche giorno fa le stime sul pil in Spagna a poco oltre il 3%, una percentuale superiore al 2,9% precedentemente atteso, anche se di qualche decimale inferiore al +3,2% dello scorso anno. Gli analisti privati prevedono anch’essi una crescita intorno al 3%, ovvero dal ritmo doppio del resto dell’Eurozona, quadruplo rispetto a quello italiano.

Cosa sta sostenendo questa ripresa così robusta? Senz’altro, l’ottimismo delle famiglie spagnole, che mostrano di spendere, così come il buon andamento del turismo. A luglio, sono stati 6 milioni i turisti stranieri presenti nel paese, portando a 28,3 milioni le presenze nei primi sette mesi dell’anno, in aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2015. (Leggi anche: Ripresa in Spagna e Irlanda)

Economia spagnola, rallentamento con stallo politico?

Eppure, nell’ultimo trimestre dell’anno potrebbe risentirsi un rallentamento, tanto che il governo di Madrid stima una crescita del 2,4% nel 2017, anch’essa alzata dal +2,3% delle precedenti previsioni. A contribuire allo “slowdown” c’è la complicata situazione politica, con la Spagna senza governo nel pieno dei poteri da ben nove mesi e avendo nel frattempo celebrato due elezioni politiche, rischiando di tornare al voto una terza volta in autunno. (Leggi anche: Crisi Spagna, rischio terze elezioni in un anno)

L’incertezza su chi e quando guiderà il paese starebbe facendo rinviare alle imprese spagnole gli investimenti. Per l’anno prossimo, insieme all’attesa risalita dei prezzi del petrolio si prevede, quindi, che l’economia nazionale sarà in grado di creare pochi posti di lavoro nuovi e questa è una pessima notizia per un paese, dove nonostante il boom, la disoccupazione viaggia ancora sopra il 20%.

 

 

Crisi politica forse al capolinea

Ma non c’è forse da disperarsi, perché lo stallo politico potrebbe sbloccarsi finalmente dalla prossima settimana, dopo che nella regione basca e in Galizia si terranno le elezioni locali. I nazionalisti baschi dovrebbero uscire vincitori, ma senza alcuna maggioranza assoluta dei seggi, fermandosi a 28 su 75. Per far passare il bilancio, potrebbero avere bisogno non solo dei voti dei 9 socialisti attualmente presenti nell’assemblea regionale, ma anche dei popolari del premier Mariano Rajoy, i quali glieli concederebbero dietro a un preciso scambio: i 5 deputati nazionalisti baschi presenti in Parlamento a Madrid dovranno votare per un nuovo governo Rajoy. Se così fosse, questi avrebbe esattamente la metà dei seggi per governare, bastandogli una sola astensione per iniziare il mandato.

La fine dell’impasse dipende anche da quanto faranno i socialisti. Se andassero male in entrambe le regioni, la posizione del segretario Pedro Sanchez sarebbe a rischio e diversi deputati potrebbero rivoltarsi contro la sua linea di strenua opposizione al governo Rajoy, costringendolo a far astenere il Psoe per il voto di fiducia, facendo così nascere un esecutivo sostenuto da popolari, centristi di Ciudadanos e nazionalisti baschi.

Rendimenti Bonos nettamente più bassi dei nostri

Per la Spagna sarebbe un fatto inedito governare in coalizione, ma necessario, dati i numeri. Scansando l’ipotesi di terze elezioni in meno di un anno, la fiducia di famiglie e imprese potrebbe crescere e sostenere una ripresa già solida, magari spingendo i tassi di crescita dell’economia spagnola intorno a quel 3% medio degli ultimi due anni.

Ed è imbarazzante il confronto tra lo spread BTp-Bund e quello tra Bonos e Bund sulla scadenza decennale. I nostri rendimenti viaggiano ormai a una trentina di punti base superiore a quelli spagnoli, con il differenziale di questi ultimi rispetto ai titoli tedeschi sceso sotto i 100 bp, attestandosi oggi a 98 bp.

 

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