Economia mondiale sepolta da una montagna di debiti a rischio crac

Le banche centrali hanno inondato il pianeta di liquidità, incentivando negli ultimi 20 anni il ricorso all'indebitamento pubblico e privato, come dimostrano i numeri.

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Le banche centrali hanno inondato il pianeta di liquidità, incentivando negli ultimi 20 anni il ricorso all'indebitamento pubblico e privato, come dimostrano i numeri.

Il rallentamento dell’economia cinese sta mettendo a nudo le falle del modello di crescita perpetuato da Pechino negli ultimi decenni e, in particolare, negli anni successivi allo scoppio della crisi finanziaria globale, quando il suo debito totale (pubblico e privato) è passato dal 160% al 240% del pil, esplodendo a 25.000 miliardi di dollari, un ammontare pari a circa la metà dell’indebitamento complessivo dei paesi in via di sviluppo. Ma se la Cina appare un esempio lampante della bolla del credito alimentata dalle politiche pubbliche in favore della crescita, scopriamo che le cose non vanno affatto meglio presso le economie sviluppate. Partiamo da un dato: nel 1994, i bilanci delle banche centrali di tutto il pianeta valevano 2.100 miliardi di dollari, meno del 10% del pil mondiale, ma a 20 anni di distanza salivano a 21.000 miliardi, ovvero al 27% del pil del pianeta. Di questi, ben 19.000 miliardi sono i passivi di Federal Reserve, BCE, Bank of England, Bank of Japan e People’s Bank of China, ossia delle principali banche centrali del pianeta. In altri termini, a fronte di un aumento della ricchezza annua prodotta nel mondo di 50.000 miliardi di dollari in 20 anni, le stamperie delle banche centrali hanno ampliato la liquidità di quasi 20.000 miliardi, rappresentando così il 40% della crescita globale nel ventennio.

Rapporto debito/pil raddoppiato in 20 anni

Ora, che cosa significa un tale aumento spropositato dei bilanci degli istituti? Chiaramente, trattasi di acquisti di titoli del debito pubblico, di obbligazioni private, ossia di debito acquistato sul mercato. Si capisce, quindi, come sia stato possibile che le passività finanziarie di famiglie, imprese e degli stati siano più che quintuplicate dai 40.000 miliardi del ’94 ai 225.000 miliardi di 2 anni fa. Solamente tra il 2007 e il 2014, ovvero dall’ultimo anno prima della crisi finanziaria, il debito pubblico complessivo nel pianeta sarebbe cresciuto di ben 57.000 miliardi, arrivando al 286% del pil globale, in aumento del 17%. Tra le economie emergenti, tale rapporto è schizzato al 185%, mentre tra i membri dell’OCSE è esploso al 265%, in entrambi i casi in aumento del 35%. E per McKinsey Global Institute, le famiglie in molte economie avanzate sarebbero mediamente indebitate per oltre il 200% del loro reddito.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Debito globale raddoppiato in 20 anni rispetto al pil, forse insostenibile   [/tweet_box]        

Bolla finanziaria

Un altro indicatore della finanziarizzazione dell’economia è quello sul valore di capitalizzazione delle società quotate in tutte le borse mondiali: dai meno di 20.000 miliardi del 1994 si è arrivati ai quasi 65.000 attuali, un livello più elevato del picco pre-crisi. Anche considerando che diverse economie, tra cui la Cina, si sono in questi anni affacciate al libero mercato e diverse realtà produttive, pertanto, si sono quotate in borsa, resta il sospetto che il quadruplicarsi della capitalizzazione complessiva sia dovuta in buona parte a una bolla finanziaria più che a una crescita sostenuta dai fondamentali. In ogni caso, il tasso di crescita delle borse mondiali nel periodo è stato doppio di quello del pil cioè dell’11% contro il 5,3%. Un’economia mondiale basata sul credito facile è andata di pari passo con l’assunzione di rischi sempre più alti per le banche e i creditori, in generale. Si pensi che i crediti deteriorati dell’intera Eurozona ammontano a 1.000 miliardi di dollari e che si stima in 1.400 miliardi il valore del mercato obbligazionario “spazzatura” negli USA, quello considerato maggiormente a rischio e che offre, infatti, rendimenti più alti della media.

Banche centrali in trappola?

Per essere ancora più espliciti, decenni di follia monetaria hanno inondato il mercato globale di debiti, a fronte di una crescita del pil di gran lunga inferiore. Ciò ha raddoppiato il grado di indebitamento dal 143% al 288%, creando seri dubbi sulla sostenibilità di queste immense passività e sulla effettiva solidità dell’economia del pianeta. Più debiti significano, infatti, da una parte più consumi, dall’altra maggiori investimenti finalizzati alla produzione di beni e servizi. Fino a quando questo equilibrio regge, gli uni sostengono gli altri, ma appena qualcosa va storto, vien giù il castello di carta. E poiché la produzione si regge sui consumi e viceversa e gli investimenti necessitano di risparmio, affinché possano sussistere, chiediamoci come sia possibile che le famiglie continuino a risparmiare e, quindi, a rendere possibili gli investimenti, quando risultano indebitate anche più del doppio di una ventina di anni fa? Sorge il sospetto che l’attivismo delle banche centrali sia da un lato causa del boom di debito degli ultimi decenni, dall’altro risulti una necessità, dovendo rendere sostenibili le passività di imprese e famiglie, che altrimenti rischierebbero di non potere essere più rimborsate, facendo crollare l’intera impalcatura su cui si è puntato scriteriatamente dagli anni Novanta in poi.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Banche centrali stampano moneta per evitare il crac globale da loro causato   [/tweet_box]    

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