Economia mondiale, ecco le 4 possibili cause di una nuova recessione

L'economia mondiale rischia una recessione. Vediamo le cause potenzialmente più fatali alla crescita globale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia mondiale rischia una recessione. Vediamo le cause potenzialmente più fatali alla crescita globale.

Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha oggi fatto appello alle economie del pianeta, perché difendano il commercio mondiale e rigettino i propositi protezionistici di politici sempre più numerosi di diversi stati. Un riferimento nemmeno nascosto al TTIP, l’accordo di libero scambio tra USA e UE, che ormai viene considerato praticamente morto e il cui negoziato nel migliore dei casi riprenderebbe tra un paio di anni.

L’istituto di Washington si è mostrato pessimistico sulla crescita dell’economia mondiale in questa fase, tanto che ci si aspetta che tagli ancora una volta le sue stime. Un rallentamento in sé non sarebbe una tragedia, ma bisogna tenere conto che come tutti i dati, anche quello sulla crescita mondiale è frutto di una media, che se troppo bassa potrebbe rispecchiare una recessione di parte del mondo avanzato e non solo.

Recessione mondiale, le possibili cause

Esistono diverse cause, che potrebbero spingere il pianeta verso una recessione tutt’altro che poco preoccupante. Ve le riassumiamo in breve:

1) Crisi Eurozona: tra tensioni geo-politiche e distanze crescenti tra Nord e Sud, la seconda area economica del pianeta potrebbe implodere, specie se il consenso verso il governo Renzi, a capo della terza potenza dell’area, dovesse venire giù al referendum costituzionale di novembre o dicembre. Ormai, l’avanzata dei movimenti euro-scettici appare inarrestabile, sullo sfondo di una crisi economica e sociale devastante. La disoccupazione al Sud è ai massimi storici, mentre il Nord ha esigenze di ricette economiche diverse, compresi tassi più elevati, insostenibili nel resto dell’Eurozona;

 

 

 

Protezionismo e stretta USA

2) Brexit: il Regno Unito uscirà dalla UE, è già un fatto. Oggi, si è appreso che il premier britannico Theresa May invocherà l’art.50 del Trattato di Lisbona nel gennaio prossimo, facendo scattare così agli inizi del 2017 le trattative per il divorzio da Bruxelles. Il negoziato potrebbe risultare più duro delle attese: Londra punta a mantenere l’accesso al mercato comune, senza accettare la piena circolazione dei lavoratori; la UE intende tenere legati il mercato comune con la libertà di movimento delle persone. In ballo ci sono relazioni commerciali per centinaia di miliardi di euro e l’esito sfavorevole delle trattative comporterebbe rischi all’intera economia mondiale;

3) Rischio protezionismo: sia Donald Trump che Hillary Clinton segnalano un atteggiamento duro con l’economia cinese, accusata di non giocare secondo le regole del commercio mondiale. Il candidato repubblicano è più netto e arriva a chiedere l’espulsione di Pechino dal WTO, ma anche la democratica, che pure ha firmato un accordo di libero scambio con i paesi che si affacciano sul Pacifico, si mostra meno aperta ai cinesi. Secondo Daiwa Capital Markets, le proposte protezionistiche di Trump ridurrebbero le esportazioni cinesi di 420 miliardi di dollari e abbasserebbero la crescita del Dragone asiatico dell’1,8% all’anno. Inevitabili i contraccolpi sull’intera economia del pianeta. Già il commercio mondiale è a pezzi; ne è la spia il fallimento della compagnia sudcoreana di navi cargo Hanjin nei giorni scorsi;

4) Tassi USA: l’avvio della stretta monetaria in America è arrivata nel dicembre scorso. Non solo è stata timida (rialzo dei tassi di appena lo 0,25%), ma ad oggi è rimasta l’unica varata. Non è un caso tutta questa lentezza e indecisione della Federal Reserve. I mercati finanziari sono stati “drogati” sin dalla fine del 2008 con potenti stimoli monetari e il solo timore di un costo del denaro più elevato ha fatto crollare le borse all’inizio di quest’anno. Si consideri, che le economie emergenti avrebbero in pancia debiti in dollari per 4.400 miliardi, che rischierebbero di esplodere con tassi Fed più alti, i quali finirebbero per rafforzare anche la divisa americana, rendendo più problematico i rimborsi e scatenando finanche default a catena.

 

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Argomenti: Altre economie, Brexit, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Crisi paesi emergenti, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, economie emergenti, Fed, Rallentamento dell'economia cinese, super-dollaro, tassi USA, valute emergenti