Economia italiana verso una nuova caduta nella crisi a fine anno?

Ecco alcuni dati, che lasciano presagire una possibile ricaduta dell'economia italiana nella crisi a fine anno.

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Ecco alcuni dati, che lasciano presagire una possibile ricaduta dell'economia italiana nella crisi a fine anno.

In che stato di salute versa l’economia italiana? Senza voler parteggiare per i “gufi” da un lato e gli inguaribili ottimisti dall’altro, ci rifacciamo ai dati, alcuni dei quali pubblicati in questi giorni. Partiamo con la fotografia scattata dall’Eurostat e riferita al 2015, secondo la quale in Italia vi sarebbero a rischio povertà 17,4 milioni di persone, in crescita di 2,4 milioni di unità rispetto al 2008, anno di inizio della crisi.

In valore percentuale, il +3,2% segnato in questi anni ci pone al quarto posto, dopo Grecia (+7,6%), Cipro (5,6%) e Spagna (+4,8%), ma in valore assoluto siamo primi in Europa.

Si dirà, che questo potrebbe appartenere al recente passato, ma altre cifre non ci lasciano tranquilli. Ieri, l’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha confermato il rallentamento in corso per le assunzioni sul mercato del lavoro e nel settore privato, dopo il boom dello scorso anno, stimolato dagli incentivi fiscali previsti dal Jobs Act. (Leggi anche: Crisi lavoro Italia, occupazione trainata solo da donne)

Frenata delle assunzioni, offerta di credito attesa in calo

Le assunzioni sono diminuite nei primi otto mesi dell’anno dell’8,5% tendenziale a 3.782.000 unità, segnando un calo di 351.000 unità. A trainare il dato generale verso il basso sono state le assunzioni a tempo indeterminato, in calo del 32,9%, pari a -395.000 posti di lavoro stabili creati, anche se il saldo annualizzato (settembre 2015-agosto 2016) resta positivo a +518.000 unità. Nel complesso, il saldo è sceso da +813.000 dei primi otto mesi dello scorso anno a +703.000 del periodo gennaio-agosto di quest’anno, anche se ancora superiore al +540.000 dello stesso periodo del 2014.

Sempre ieri, il Bollettino della Banca d’Italia ha pubblicato i risultati di un sondaggio realizzato nel corso del terzo trimestre tra i principali gruppi bancari nazionali, secondo i quali dopo svariati trimestri in crescita, l’offerta di credito in Italia negli ultimi tre mesi dell’anno potrebbe contrarsi. (Leggi anche: Banche, prestiti in calo a giugno)

 

 

 

Già in atto una fuga di capitali dall’Italia

Per quanto lo stesso Palazzo Koch ritenga che il legame tra prestiti e investimenti si sia allentato, che le banche italiane starebbero iniziando a stringere i cordoni della borsa, quando ancora non si era materializzata nemmeno una sostanziale ripresa degli impieghi verso famiglie e imprese, costituisce un segnale piuttosto preoccupante per la nostra economia, specie se i prossimi anni coincideranno con la riemersione sui mercati finanziari di alcune tensioni sopite negli ultimi tempi grazie alle misure ultra-accomodanti della BCE.

L’impennata dello spread tra BTp e Bonos e il passivo sempre più rosso per l’Italia del sistema dei pagamenti all’interno dell’Eurozona, noto come Target 2, sono indizi di una fuga dei capitali apparentemente già in atto da questa estate ai nostri danni e che a breve potrebbe manifestarsi con indicatori macroeconomici negativi. (Leggi anche: Crescita economica verso l’azzeramento tra banche e referendum)

 

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