Economia italiana a un bivio: o aggancia la ripresa adesso o perde il treno

L'economia in Italia dovrebbe agganciare la ripresa in questi mesi, altrimenti potrebbe non essere più in grado di farlo.

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L'economia in Italia dovrebbe agganciare la ripresa in questi mesi, altrimenti potrebbe non essere più in grado di farlo.

Dati incoraggianti sono arrivati oggi dall’Eurozona, dove il Pmi manifatturiero di febbraio risulta salito ai massimi da 70 mesi a questa parte, secondo Markit. A trainarlo sono state le prime due economie europee: Francia e Germania. Entrambe hanno registrato il balzo degli ordini maggiore dal maggio 2011, un incremento dell’occupazione, con il risultato che la crescita del Pmi flash nell’area è stata la più alta da aprile 2011. Stando a queste cifre, stima il capo-economista di Markit, Chris Williamson, l’economia nell’Eurozona potrebbe accelerare al +0,6% nel primo trimestre dell’anno in corso.

Già i dati sul pil nell’Eurozona per l’ultimo trimestre dello scorso anno avevano sorpreso positivamente, segnando una crescita congiunturale invariata al +0,4% e una tendenziale del +1,7%. E a gennaio, sia i servizi che la manifattura avevano mostrato un lieve miglioramento. In sintesi, questa sarebbe una fase inaspettatamente positiva per l’economia europea, un’occasione che l’Italia non può sprecare, dopo essere rimasta indietro in tutti gli anni passati dal 2007. (Leggi anche: Si rafforza la ripresa economica in Europa)

Economia italiana senza direzione

Invece, pur registrando il quinto mese consecutivo di crescita, il Pmi manifatturiero in Italia ha segnato un lieve calo a gennaio, mentre i servizi sono migliorati appena. Ha sorpreso positivamente la produzione industriale a dicembre, che ha mostrato un picco annuale del +6,6%, portando a +1,6% la crescita nell’intero 2016. Bene anche il surplus commerciale, salito nel 2016 a quota 52 miliardi. Tuttavia, gli spunti positivi sembrano fermarsi qui: il pil nell’ultimo trimestre dell’anno passato ha decelerato dal +0,3% al +0,2% congiunturale, mentre la disoccupazione è tornata a salire a dicembre al 12%, il livello più alto da un anno e mezzo.

Se l’Eurozona accelera, l’Italia mostra una direzione incerta e non possiamo escludere che, sulla scorta anche dell’instabilità politica, la nostra economia segnali un rallentamento nei primi mesi del 2017, che decreterebbe con ogni probabilità il mancato aggancio definitivo della ripresa. Nella seconda metà dell’anno, infatti, al netto delle tensioni politiche scaturenti dai risultati delle urne in Francia prima e Germania dopo, i tassi sul mercato dovrebbero iniziare a scontare un ritiro graduale degli stimoli monetari della BCE, mentre appare improbabile che l’euro possa indebolirsi ulteriormente e stabilmente contro le altre principali valute più di quanto non lo abbia già fatto. (Leggi anche: Sull’economia italiana l’ombra di una nuova e più grave crisi del debito)

Rischio recessione senza aggancio della ripresa

A tutto ciò aggiungiamo una possibile stabilizzazione dei prezzi del petrolio ai livelli attuali, per cui pian piano potremmo dover fare i conti con il venir meno delle condizioni ultra-favorevoli sui mercati finanziari. Per allora, chi avrà mostrato una solida ripresa economica potrà reggere probabilmente l’onda d’urto di un cambio meno favorevole, di tassi in rialzo e di prezzi energetici non più così bassi come nel biennio passato; chi non si sarà ripreso, non potrà che andare indietro. E il rischio per l’economia italiana sembra proprio quest’ultimo. (Leggi anche: Ripresa economica, ecco come l’Italia ha sprecato un’opportunità)

 

 

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