Innovazione italiana 4 volte più bassa che in Germania, ultimi tra grandi economie

L'economia italiana risulta poco competitiva nel confronto internazionale. I brevetti registrati sono da noi 4 volte più bassi che in Germania, in rapporto alla popolazione. E gli USA spadroneggiano sul resto del mondo.

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L'economia italiana risulta poco competitiva nel confronto internazionale. I brevetti registrati sono da noi 4 volte più bassi che in Germania, in rapporto alla popolazione. E gli USA spadroneggiano sul resto del mondo.

Ieri, sono arrivate buone notizie, una volta tanto, sul fronte dell’economia italiana, che ha chiuso il 2016 con il maggiore surplus commerciale dal 1991, ovvero con un saldo positivo di 51,6 miliardi di euro, segnando un balzo del 23,4% rispetto al 2015. Non è una coincidenza che il boom sia arrivato con il cambio euro-dollaro ai minimi dai primi anni dall’esordio della moneta unica. Il made in Italy fa gola, ma resta ancora spesso “price-sensitive”, ovvero abbastanza sensibile alle variazioni dei prezzi, ovvero anche dei tassi di cambio. Servirebbe investire di più nell’innovazione, che è diventata ormai un driver principale della crescita economica. Qui, di buone notizie non ve ne sono. (Leggi anche: Economia italiana solo 21-esima nel 2050)

Un indicatore per misurare il grado di innovazione di un paese è verificare quanti brevetti siano registrati in esso. E l’Italia compare nella top ten, ma al nono posto, davanti solamente alla Svizzera. Eppure, non che la fantasia manchi a noi italiani. Le cifre parlano chiaro: 62.148 sono i brevetti registrati nel Belpaese, che rapportati alla popolazione residente nel 2016, fanno 1 ogni 960 abitanti. Il confronto con le altre principali economie è spiazzante: in Germania, a fronte di una popolazione di circa 80,5 milioni di abitanti, di brevetti ne risultano registrati ben 365.627, uno ogni 221 residenti. Fatte le proporzioni, è come se i tedeschi fossero circa 4,4 volte più innovativi di un italiano. In Francia, di brevetti ne esistono uno ogni 480 abitanti, in percentuale, quindi, doppia che in Italia.

Gli USA spadroneggiano per innovazione

A guidare, e di gran lunga, la classifica sono gli USA, che brillano con i loro 3.030.080 brevetti, circa uno ogni 107 americani, stando ai dati dello scorso anno, doppiando la Germania.

In rapporto alla propria popolazione, il Giappone risulta quasi del tutto innovativa quanto gli USA, con un brevetto ogni 120 abitanti. E la Svizzera ne detiene uno ogni circa 140, dato abbastanza simile a quello di Taiwan.

Se gli USA non fossero considerati singolo stato, ma si prendessero in considerazione le sue realtà locali, si scoprirebbe che nella sola California risultano registrati 638.000 brevetti, ovvero uno ogni circa 63 residenti. A seguire New York con 222.000, uno ogni 110, il Texas con 194.000, pari a uno ogni circa 145 abitanti.

Puntare sull’innovazione per crescere

Questi dati ci spiegano, che l’Italia avrebbe molto probabilmente non meno inventiva delle altre economia, ma evidentemente segnala una molto più bassa capacità per le sue imprese e i singoli individui di tradurre in atti concreti il frutto del proprio genio, vuoi per la mediamente piccola dimensione aziendale, vuoi anche per una legislazione poco efficace e incentivante sul fronte della ricerca e dello sviluppo, come sanno bene i ricercatori universitari, percepiti dallo stato più come un peso per le proprie casse, che non come una risorsa da far fruttare e da mettere a disposizione del mondo delle imprese.

Se nessuno ipotizza che dovremmo diventare la nuova Silicon Valley d’Europa, quanto meno dovremmo iniziare ad accorciare le distanze rispetto ai nostri principali competitors, agganciando realtà più alla nostra portata come Francia e Regno Unito, dove il tasso di innovazione risulta pur sempre doppio che da noi.

 

 

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