Economia italiana al test della normalità: ecco lo scenario dei prossimi anni

L'economia italiana, ancora nemmeno in ripresa dalla crisi degli anni passati, sarà chiamata presto a fare i conti con la normalizzazione delle condizioni sui mercati. E ci attende un duro colpo.

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L'economia italiana, ancora nemmeno in ripresa dalla crisi degli anni passati, sarà chiamata presto a fare i conti con la normalizzazione delle condizioni sui mercati. E ci attende un duro colpo.

Cosa accadrà all’economia italiana, quando saranno venuti meno i fattori di stimolo alla crescita globale di questa lunga fase anomala, caratterizzata da bassi tassi, un cambio debole e un prezzo del petrolio abbastanza basso? Il board della BCE di giovedì scorso è andato esattamente come da attese: niente taglio dei tassi, nessuna variazione annunciata del “quantitative easing”, ribadita la necessità di una politica monetaria ultra-espansiva ancora per il prossimo futuro e rischi al ribasso per l’economia dell’Eurozona.

Infine, l’appello del governatore Mario Draghi ai governi dell’area per le riforme, in quanto di sostegno alla crescita nel medio-lungo termine. (Leggi anche: Economia italiana verso una nuova crisi a fine anno?)

Eppure, la conferenza stampa ha decretato una sorta di conto alla rovescia per il “tapering”, il ritiro graduale degli stimoli monetari, ad oggi pari a 80 miliardi al mese fino a tutto marzo. Quasi certamente, il QE sarà prorogato di alcuni mesi, ma entro la fine dell’anno prossimo scatterà il taglio degli acquisti dei bond da parte della BCE, specie considerando che l’inflazione dovrebbe risalire dai livelli attuali, stimolata dalla crescita delle quotazioni del petrolio e delle altre materie prime.

Fine delle condizioni ultra-favorevoli alla crescita

Dunque, anche se ancora solamente al livello di previsioni, inizia ad abbozzarsi una sorta di normalizzazione delle condizioni sui mercati, caratterizzata da un’inflazione maggiore, rendimenti più alti per i titoli di stato e le obbligazioni private, un euro più forte e un petrolio più caro.

Resisterà l’economia italiana a un simile impatto, per quanto atteso molto graduale? Per noi si tratterà di destinare maggiori risorse tra le voci del bilancio statale per pagare gli interessi sul debito pubblico, mentre le esportazioni subiranno lo scotto di un cambio meno favorevole e i consumi risentiranno del maggiore costo della vita, specie per il caro-carburante, i trasporti e i generi alimentari. (Leggi anche: Economia italiana, perché l’inflazione senza crescita sarebbe un disastro)

Le possibili conseguenze sull’economia italiana

Il combinato tra questi fattori avrà conseguenze diverse, a seconda che l’Italia per allora sia tornata a crescere o meno.

In assenza di crescita, i consumi languiranno, il Tesoro dovrà tagliare la spesa pubblica per non fare lievitare il deficit e le imprese si troveranno in difficoltà sia sui mercati esteri per l’euro più forte, sia su quello domestico, per i consumi stagnanti o potenzialmente in calo, nonché per il maggiore costo dei prestiti bancari.

Il futuro non molto lontano potrebbe essere con un petrolio sui 70 dollari, un cambio euro-dollaro a 1,30, mutui al 4-5% e rendimenti dei BTp a 10 anni a non meno del 3%. La pacchia sarebbe finita e chi ha avuto, ha avuto. (Leggi anche: Crescita italiana ferma da 15 anni, ripresa forse nel 2028)

 

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