Economia italiana ferma, adesso serve il linguaggio della verità

L'economia italiana resterà quasi ferma per i prossimi due anni, mentre le elezioni USA ci suggeriscono di cambiare registro e di parlare il linguaggio della verità.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia italiana resterà quasi ferma per i prossimi due anni, mentre le elezioni USA ci suggeriscono di cambiare registro e di parlare il linguaggio della verità.

La Commissione europea ha tagliato ieri le stime sulla crescita dell’economia italiana al +0,7% per quest’anno e al +0,9% per l’anno prossimo, mentre nel 2018 dovremmo registrare un’espansione dell’1%. Si tratta di un abbassamento rispetto alle previsioni di primavera dello 0,4% per il 2016 e per il 2017. In aumento, quindi, le distanze con il resto dell’Eurozona, che quest’anno dovrebbe crescere dell’1,7% (da +1,6%) e l’anno prossimo dell’1,5% (da +1,8%). Anche a causa di questi decimali rosicchiati, il deficit è atteso al 2,4% nel biennio 2016-2017 e, addirittura, in risalita al 2,5% del pil nel 2018, allontanandosi dall’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2019.

E’ evidente che dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA dell’altro ieri, l’Italia e i commissari cercheranno ciascuno di tirare a sé la corda del negoziato sui conti pubblici, dato che la legge di stabilità per il 2017 non soddisfa Bruxelles, che la considera carente di coperture e una disattesa degli impegni assunti dal nostro governo. (Leggi anche: Conti pubblici bocciati da Commissione UE)

Ora il “populismo” prende di mira Renzi

L’ondata anti-establishment ha adesso nel mirino proprio il premier Matteo Renzi, che il 4 dicembre prossimo si gioca le sue chance di rimanere a Palazzo Chigi al referendum costituzionale. Se lo perdesse, le dimissioni appaiono l’ipotesi più probabile.

Da qui al mese prossimo sarà un crescendo di toni tra Roma e Bruxelles e di promesse dal sapore elettoralistico su tasse, pensioni, bonus e incentivi a pioggia, che lasciano in bocca l’amaro del racconto menzognero sul reale stato di salute dell’economia italiana. (Leggi anche: Spread si allarga senza drammi, ma il sereno non tornerà presto)

 

 

 

Parlare il linguaggio della verità

Se c’è una lezione, che tutti dovremmo imparare sia dalla Brexit che dal voto americano è che le bugie hanno le gambe corte, che la realtà tende sempre a prevalere sui numeri ufficiali e il tentativo dei governi di propinare agli elettori una visione distorta delle proprie condizioni materiali. Che Renzi e il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, continuino ad essere impegnati nel dipingere un’Italia in piena ripresa, con un’occupazione solida e fonte di ispirazione per i paesi stranieri sul piano delle riforme, quando la nostra crescita già bassa si avvia allo spegnimento e il numero dei giovani disoccupati rimane drammaticamente altissimo, riguardando quasi 4 persone su 10 della fascia di età 15-24 anni, è un esercizio di scarsa serietà e alla luce degli eventi, anche di poca lungimiranza.

Indipendentemente dal risultato del referendum e di chi vi sia al governo, agli italiani serve conoscere, anzitutto, la verità per tornare a nutrire fiducia verso sé stessi. Bisogna avere la serietà di ammettere che non siano i cattivi commissari europei ad impedirci di spendere quel che è giusto, perché la nostra spesa pubblica è già altissima e il nostro debito si regge in piedi solo grazie alla BCE, che acquistando titoli di stato ne comprime i rendimenti ai minimi di sempre. Se il costo del nostro indebitamento fosse fissato unicamente dal mercato, schizzerebbe a livelli insostenibili e urgerebbe allora davvero fare austerità, se non volessimo incorrere in un default. (Leggi anche: Economia italiana al test della normalità)

Basta con il teatrino anti-UE sui conti

Serve anche ammettere che l’Italia per crescere ha bisogno di essere riformata, ma non a colpi di bonus e di tagli delle tasse in deficit, bensì con l’abbattimento della burocrazia, della spesa pubblica meno produttiva, il dimagrimento del numero ingente di impiegati pubblici e la riduzione delle tasse su lavoro e imprese, coperta finanziariamente, quindi, sostenibile.

Solo con obiettivi chiari e dichiarati si sottrarrà consenso a movimenti “populisti”, mentre l’alternativa consiste nel proseguire il teatrino dello scontro con la Commissione per scaricare all’esterno i frutti del proprio fallimento, ma finendo per alimentare proprio le pulsioni demagogiche, che si vorrebbero lottare. (Leggi anche: Deficit Italia è materia di sopravvivenza per Renzi e Juncker)

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Governo Renzi, Matteo Renzi

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