Recessione economica a Cuba nel 2016, nonostante la fine dell’embargo USA

Primo anno nuovo senza Fidel Castro a Cuba, dove l'economia è stata in recessione nel 2016 e crescerà di poco anche nel 2017. Il regime castrista ha bisogno di non tornare allo scontro con Washington, ora che alla Casa Bianca arriva Trump.

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Primo anno nuovo senza Fidel Castro a Cuba, dove l'economia è stata in recessione nel 2016 e crescerà di poco anche nel 2017. Il regime castrista ha bisogno di non tornare allo scontro con Washington, ora che alla Casa Bianca arriva Trump.

Per la prima volta in un quarto di secolo, l’economia a Cuba si è contratta di quasi l’1%. Lo hanno ammesso in Parlamento, nel corso di una seduta della settimana passata, il presidente Raul Castro e il ministro dell’Economia, Ricardo Cabrisas. Si tratta di un deciso rallentamento, rispetto alla crescita media del 3% all’anno dell’ultimo lustro, conseguenza, spiega il governo di L’Avana, della crisi in Venezuela. In effetti, il pil non diminuiva sull’isola dal 1993, ovvero all’indomani del collasso dell’Unione Sovietica, che la finanziava con cospicui aiuti. Lo stesso, seppur in misura molto minore, sta accadendo adesso che a Caracas le cose si sono messe più che male.

Cuba importa ogni anno petrolio sussidiato per gran parte dei propri consumi, ma se nel 2008 erano 115.000 i barili quotidianamente importati con le agevolazioni, negli ultimi mesi sono scesi a poco più di un terzo, a quota 40.000. E se finora l’isola ha inviato a parziale compensazione a Caracas migliaia di medici, negli ultimi mesi i loro servizi non sono stati più richiesti, con la conseguenza che sono entrate nelle casse statali di L’Avana meno soldi. (Leggi anche: Cuba, crisi acuta con il crollo del Venezuela)

La fine dell’embargo USA non porta ancora benefici

E dire che il 2016 ha visto l’implementazione della fine dell’embargo USA, con il ripristino dei voli commerciali, la riapertura delle reciproche ambasciate e la riattivazioni delle prime relazioni economiche tra i due paesi. Il turismo è stato il settore a beneficiare maggiormente di tale esito, segnando una crescita di ingressi del 15%, dopo un aumento della stessa entità già avvenuto nel 2015.

Per quest’anno, il governo stima una crescita del pil del 2%, che se da un lato implica un’uscita dalla recessione, dall’altro non segna un’accelerazione dello sviluppo economico. Sempre che i rapporti con Washington saranno positivi sotto la nascente amministrazione Trump. Il presidente eletto ha definito Fidel Castro un “dittatore” nel giorno della sua scomparsa, il 25 novembre scorso. (Leggi anche: Economia cubana, morte di Fidel Castro avrà conseguenze?)

 

 

 

 

Parata militare a L’Avana

Ieri, per la prima volta le celebrazioni sull’isola per la ricorrenza dell’inizio della Rivoluzione Cubana del 1956 si sono tenute senza festeggiamenti, in ottemperanza ai nove giorni di lutto nazionale indetti per la morte di Castro, ma immancabile è arrivata la parata militare, finalizzata a sfoggiare i muscoli all’America di Trump.

L’economia cubana sta tutt’altro che bene, però. La situazione è così delicata, che il presidente Castro ha redarguito in Parlamento “la mentalità obsoleta” contro i capitali stranieri, sottolineandone la necessità. Quest’anno, il deficit fiscale dovrebbe attestarsi al 12% del pil, ovvero a 11,5 miliardi di pesos, mentre il 51% del budget dovrebbe andare alla spesa sociale. (Leggi anche: Venezuela dimezza aiuti a Cuba)

Scontro con gli USA non sarebbe sostenibile

C’è troppo bisogno di dollari, perché l’assenza di valuta pesante impedisce all’isola di importare beni a sufficienza. Il crollo delle esportazioni di petrolio dal Venezuela a Cuba è una maledizione per quest’ultima, perché la costringe a tagliare i consumi energetici da un lato e a ricorrere ad altri produttori esteri, ma intaccando le già scarse riserve valutarie.

Se c’è una cosa che i cubani non possono permettersi, quindi, è un nuovo scontro con l’amministrazione americana, perché per quanto la fine dell’embargo USA non stia coincidendo con una fase florida per l’economia dell’isola, il suo ripristino, anche parziale, da parte di Trump, porterebbe a una recessione. L’Avana stima in 753,69 miliardi di dollari il costo complessivo dell’embargo dal 1960 al 2015. Lo scorso anno, ancora si sarebbe aggirato intorno ai 4 miliardi. (Leggi anche: Disgelo tra USA e Cuba ha una causa ben precisa: il Venezuela)

 

 

 

 

Putin medierà tra Trump e Castro?

Tre lavoratori su quattro a Cuba sono alle dipendenze dello stato, percependo un salario tra i 20 e i 40 dollari al mese. Il paese adotta due valute, una fissata al dollaro e disponibile per i turisti e l’altra, il peso, pari a 1/24 del valore della prima, per effettuare acquisti di beni primari. Prima o poi si dovrà arrivare a un’unificazione, ma il regime non si sente ancora pronto a compiere il passo, consapevole dell’inevitabile svalutazione derivante dalla libera oscillazione del cambio, il cui impatto sui già bassi salari interni sarebbe molto dannoso. (Leggi anche: Cuba si prepara all’unificazione del peso e a sganciarsi dal Venezuela)

In teoria, Trump potrebbe alzare i toni contro L’Avana, ma arrivare a un nuovo accordo, giovandosi della mediazione del presidente russo Vladimir Putin, magari nel tentativo di isolare il regime venezuelano di Nicolas Maduro, impopolarissimo per via del crollo dell’economia nazionale. Il 2017 non sarà un anno qualunque per l’isola.

 

 

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