Economia cinese: quando la crisi diventa opportunità

La parola d'ordine del governo è bloccare il rallentamento. I fasti dell'Impero Celeste sono lontani ma la Cina resta sempre il gigante

di Enzo Lecci, pubblicato il
La parola d'ordine del governo è bloccare il rallentamento. I fasti dell'Impero Celeste sono lontani ma la Cina resta sempre il gigante

E’ noto che la parola “crisi” in cinese venga rappresentata da due caratteri solo apparentemente opposti: quello di pericolo e quello di opportunità. Pericolo e opportunità sembrano essere le due parole che meglio identificano lo stato di salute attuale dell’economia cinese. Abbandonati già da tempo i fasti dei BRICS (con la B brasiliana che rischia addirittura di venire decapitata) l’economia dell’Ex impero celeste si è trovata a fare i conti con la crisi economica globale, anche alla luce della forte dipendenza di Pechino verso i mercati esteri.  

Pil Cina: parola d’ordine fermare il rallentamento

I dati macroeconomici cinesi diffusi questa mattina rappresentano da un lato la conferma della presenza di questi problemi e dall’altro una certa capacità del gigante asiatico di assestarsi evitando ulteriori pericolosi scivoloni verso il basso. Il Pil cinese nel secondo trimestre 2012 è infatti cresciuto dell’1,8% rispetto al trimestre precedente e del 7,6% su base annua. Si tratta del livello minimo degli ultimi 3 anni, eppure il ritmo di crescita della Cina può essere ritenuto soddisfacente. Gli analisti del resto si attendevano una crescita proprio di queste dimensioni, a dimostrazione che i fasti del passato sono ora fuori dalla Grande Muraglia.  

Tassi Cina: due volte giù in un mese

La tenuta dell’economia cinese, sicuramente un punto di forza di Pechino alla luce dello stato di salute dell’economia mondiale, è anche la dimostrazione della bontà delle scelte politiche e monetarie delle autorità. Da tempo infatti la Cina sta portando avanti una politica finalizzata a sostenere la crescita in modo tale da evitare un eccessivo rallentamento della congiuntura. Era appena il 5 luglio quando la Banca Centrale Cinese decise in quest’ottica l’abbassamento dei tassi di interesse per la seconda volta in meno di un mese. Una misura che unita al taglio del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche, sceso lo scorso mese di novembre dell’1,5%, è servita a ridare slancio a un’economia che sembrava andare dritta verso un crescente immobilismo. Insomma le misure intraprese, come ha confermato il presidente cinese Wen Jiabao sembrano andare nella direzione sperata e i primi risultati si stanno vedendo. Da sempre consapevoli e enormemente realisti, i cinesi sembrano aver compreso che il loro successo oggi, alla luce della situazione economica internazionale, si chiama stabilizzazione del rallentamento. Tornando ai dati macroeconomici odierni anche i dati sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale hanno confermato le attese della vigilia. Le prime sono cresciute a giugno del 13,7% rispetto a un anno fa. La produzione industriale cinese è invece aumentata del 9,5% rispetto al giugno 2011.  

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Argomenti: Economie Asia