Economia americana in gran salute: creati 1,5 milioni di posti di lavoro in 8 mesi

Economia USA cresciuta del 3% nel secondo trimestre, mentre crescono i posti di lavoro: 1,5 milioni di occupati in più quest'anno. E allora di cosa sono preoccupati gli analisti?

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Economia USA cresciuta del 3% nel secondo trimestre, mentre crescono i posti di lavoro: 1,5 milioni di occupati in più quest'anno. E allora di cosa sono preoccupati gli analisti?

Il dollaro quest’anno ha perso mediamente intorno al 9,5% contro le altre valute, riflesso delle preoccupazioni dei mercati per l’effettiva realizzazione dell’agenda economica dell’amministrazione Trump, ma anche di attese meno rialziste sui tassi USA, con la Federal Reserve a segnalare l’intenzione di procedere con i piedi di piombo con la stretta monetaria. Se dovessimo guardare ai dati dell’economia americana, invece, capiremmo a stento del perché di tanta cautela. Il Dipartimento del Commercio ha comunicato ieri una revisione al rialzo delle stime precedenti sulla crescita del pil nel secondo trimestre, portate dal +2,6% al +3% annuo. Un tasso tendenziale così alto non si vedeva dal primo trimestre del 2015. (Leggi anche: Economia americana, l’eredità di Obama: ecco il bilancio)

Si tratta di una decisa accelerazione rispetto al primo trimestre, quando il pil USA crebbe solo dell’1,2%. E così, nel primo semestre del 2017, la crescita economica su base annua dell’America è stata del 2,1%, sostanzialmente in linea con quella registrata dall’uscita della crisi nel 2009.

Ad avere sostenuto l’economia americana nei mesi scorsi sono stati gli investimenti fissi non immobiliari, le esportazioni nette, i consumi delle famiglie e gli utili pre-imposte delle imprese. Al contrario, la spesa pubblica e gli investimenti immobiliari hanno contribuito negativamente al pil.

+1,5 milioni di occupati quest’anno

Altro dato non meno importante riguarda l’occupazione. Le “non farm payrolls” ad agosto sono cresciute di 237.000 unità, l’incremento maggiore da 5 mesi. I posti di lavoro non agricoli sono risultati in rialzo anche a luglio da +178.000 della stima precedente a +201.000. E così, complessivamente quest’anno i posti di lavoro negli USA sarebbero cresciuti di 1,55 milioni di unità, anche se mancano le conferme ufficiali.

Escludendo il mese di gennaio, l’ultimo dell’amministrazione Obama, possiamo affermare che sotto Donald Trump sarebbe stati già creati 1 milione e 340.000 posti di lavoro. Evidente, che non si tratti ancora di risultati legati al suo governo, se non in minima parte. (Leggi anche: Economia USA, paradosso Trump: Russiagate per ora non fa male)

Il tasso di disoccupazione atteso per agosto sarebbe stabile al 4,3%, il livello più basso degli ultimi 10 anni. L’amministrazione Trump si pone l’obiettivo di ravvivare la crescita economica al ritmo del 3% all’anno, anche se gli analisti indipendenti ritengono tale target non alla portata, almeno non facilmente. Per il prossimo decennio, il Congresso stima al +1,9% il tasso di crescita annuo del pil americano, sostanzialmente in linea con le analisi degli economisti privati.

Per il 2017, il pil dovrebbe aumentare di poco più del 2%. Nel terzo trimestre, a causa dell’uragano Harvey, che sta investendo il Texas, Oxford Economics stima un aumento del 2,5%, lo 0,3% in meno di quanto precedentemente atteso. In ogni caso, la crescita americana tenderebbe ad accelerare dal +1,6% dello scorso anno. E proprio il dollaro debole la rinvigorirebbe, potenziandone le esportazioni. Ricordiamo che la crescita media nel biennio 2014-2015 era stata del 2,5%.

Le incognite immediate sull’economia USA

Ci sono luci e ombre nel futuro immediato dell’economia a stelle e strisce. Senza un innalzamento del tetto del debito da parte del Congresso, le attività federali si fermerebbero fino a nuovo accordo (“shutdown”) e per quanto si tratterebbe di uno stop temporaneo, ciò impatterebbe negativamente sul pil, che altro non è che il valore dei beni prodotti e dei servizi erogati. D’altra parte, proprio l’uragano Harvey contribuirebbe ad allontanare un simile scenario, perché difficilmente i congressmen si spingerebbero fino a paralizzare la burocrazia federale nel pieno della necessaria ricostruzione in Texas.

La vera sfida per Trump sarà ottenere il taglio delle tasse promesso agli elettori. La maggioranza repubblicana pretende che esso avvenga senza incidere sui conti pubblici e questa divergenza di vedute, che segue quella non meno importante sull’Obamacare, rischia di creare uno stallo politico.

Considerando che il bilancio per il 2018 andrà approvato entro il prossimo mese, la Casa Bianca avrebbe poco tempo per rendere possibile la riduzione delle tasse per famiglie e imprese dall’anno prossimo. Anche in questo caso, però, potrebbe giovarsi di una coincidenza di interessi con la sua stessa maggioranza, che in vista delle elezioni di mid-term nel novembre 2018, punta a portare a casa una misura popolare come l’abbassamento delle aliquote. Insomma, a Washington si faranno pure pasticci, ma gli scenari più pessimistici non sarebbero così probabili, mentre l’economia USA corre, in barba alle analisi preoccupate. (Leggi anche: Mercati nervosi per sconfitta Trump su Obamacare, ecco cosa li spaventa)

 

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