Ecco quanti miliardi di debito abbiamo risparmiato dal 2008 e solo grazie alla BCE

Ecco quanto ci ha fatto risparmiare la BCE sugli interessi per onorare il debito pubblico e il confronto con Francia e Germania. Senza il QE e i tassi azzerati, forse non staremmo più nemmeno sul mercato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ecco quanto ci ha fatto risparmiare la BCE sugli interessi per onorare il debito pubblico e il confronto con Francia e Germania. Senza il QE e i tassi azzerati, forse non staremmo più nemmeno sul mercato.

Dalle simulazioni della Bundesbank, la banca centrale tedesca, si ottiene che lo scorso anno l’Eurozona avrebbe risparmiato 231 miliardi di euro di interessi sui debiti sovrani rispetto a quanto avrebbe pagato, se i tassi fossero rimasti ai livelli del 2007, anno di riferimento, in quanto l’ultimo prima della crisi, quando ancora la politica monetaria della BCE era “normale”, ovvero non risentiva della necessità di sostenere la stabilità dei prezzi con l’accomodamento, avviato nel 2008 e accentuato sin dal 2014 con l’azzeramento dei tassi prima (portandoli sottozero sui depositi overnight) e il varo del “quantitative easing” subito dopo. Sempre secondo la BuBa, la Germania sarebbe stata l’economia ad avere beneficiato maggiormente del calo dei tassi, avendo pagato nel 2018 55 miliardi in meno, seguita dalla Francia con -54 miliardi, mentre l’Italia avrebbe sborsato “solo” 45 miliardi in meno.

Gli interessi sul debito hanno azzerato i sacrifici degli italiani

Cerchiamo di capirci meglio. Nel 2007, il Tesoro di Roma impiegava quasi 77 miliardi per il solo capitolo di bilancio dedicato alla spesa per interessi. Considerando che il debito pubblico allora si attestava alla fine dell’anno a poco sopra i 1.600 miliardi, ciò equivale ad affermare che lo stock rendeva mediamente il 4,8%. Se questo fosse stato il rendimento medio anche dal 2008 e fino a tutto lo scorso anno, avremmo speso oltre 1.070 miliardi di euro in tutto di soli interessi nel periodo. Invece, grazie all’allentamento monetario, in buona parte dovuto al crollo dell’inflazione seguito allo scoppio della crisi finanziaria prima ed economica dopo nel 2008, il quadro mutava e da allora di interessi lo stato italiano ne ha pagati poco meno di 800 miliardi, ottenendo un risparmio cumulato di 276 miliardi. Il dato è grosso modo in linea con i 263 miliardi indicati dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt.

In termini di pil, abbiamo evitato che il debito pubblico salisse di quasi un altro 16%, nel quale caso oggi saremmo a ridosso del 150%, con uno stock ancora più monstre di circa 2.600 miliardi e probabilmente i mercati ci avrebbero tolto da un pezzo la fiducia. Chiaramente, i governi avrebbero potuto compensare l’extra-spesa in interessi con avanzi primari più robusti, ma gli effetti sull’economia italiana sarebbero stati depressivi e considerando che dal 2007 siamo arretrati di oltre il 4% in termini reali, probabile che ci saremmo ritrovati nell’identica situazione odierna, austerità fiscale o meno.

L’andamento nel resto dell’area

Quanto alla Germania, nel 2007 di interessi ne pagava 67 miliardi su un debito complessivo di 1.552 miliardi alla fine dell’anno. Dunque, il costo medio dello stock tedesco era del 4,3%. Nel 2018, Berlino dovrebbe avere speso una trentina di miliardi su un debito lievitato a 2.100 miliardi, per cui il costo di quest’ultimo risulta sceso in area 1,5%. In tutto, la Germania avrebbe risparmiato 368 miliardi tra il 2008 e il 2018. La Francia, che nel 2007 pagava 51 miliardi su un debito di 1.253 miliardi e per un rendimento medio di poco superiore al 4%, di miliardi ne avrebbe risparmiati da allora sui 350. Dunque, senza il crollo dei tassi, la Germania oggi si ritroverebbe con un rapporto debito/pil di oltre 10 punti più alto e sopra il 70%, mentre la Francia ne avrebbe uno di oltre 15 punti in più, cioè sopra il 110%. Nel complesso, l’Eurozona avrebbe risparmiato 1.420 miliardi, con la conseguenza che il suo stock di debito oggi sarebbe di una dozzina di punti percentuali inferiore, sotto il 90% del pil contro la soglia del 100% altrimenti sfondata.

Debito pubblico, questione di interessi: ecco come Germania e Francia ci battono sui conti

Nel grafico di sotto, abbiamo messo in relazione il trend reale degli interessi con quello ipotizzabile sulla base dei tassi del 2007. Abbiamo ottenuto quanto segue: i risparmi nel 2008 furono sostanzialmente nulli, ma man mano che abbiamo iniziato ad emettere debito a costi più bassi e che le emissioni “a sconto” si sono cumulate, la minore spesa per interessi è lievitata, raggiungendo l’apice proprio nel 2018, nonostante lo spread alto (leggi qui perché: Perché il debito pubblico continua a costare sempre meno, anche con lo spread alto), con uno sgravio stimabile in quasi 45 miliardi di euro, il 2,5% del pil. Quanto allo scorso anno, abbiamo per semplicità ipotizzato un esborso uguale a quello del 2017 e pari a 65,6 miliardi, anche se probabilmente sarà stato persino più basso. Dunque, senza il QE e i tassi a zero, avremmo riportato un deficit di oltre il 4% nel 2018, a parità di avanzo primario. Sempre che avessimo avuto ancora accesso ai mercati finanziari.

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Argomenti: Bce, Crisi del debito sovrano, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Francia, Germania, quantitative easing