Ecco quando scatterà il lockdown come a marzo anche in Italia

La Francia ha imposto un secondo lockdown nazionale dopo settimane di coprifuoco senza risultati in gran parte della nazione. Ecco la data da tenere in mente per l'Italia.

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La Francia ha imposto il suo secondo lockdown nazionale. L’altro ieri, il presidente Emmanuel Macron ha tenuto in prima serata un discorso in TV per informare circa 65 milioni di connazionali che il coprifuoco delle ultime settimane in diverse città a rischio non è bastato. Le scuole resteranno aperte e si potrà fare visita ai parenti nelle case di cura, per il resto la libera circolazione è limitata ai soli casi essenziali. E l’Italia? Con il Dpcm di domenica scorsa, bar e ristoranti chiudono dopo le ore 20, tranne che per i servizi di asporto. Chiuse del tutto palestre, cinema, musei e teatri. In diverse regioni vige il coprifuoco, da Lombardia e Veneto a Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna. E mercoledì il governatore pugliese Michele Emiliano ha annunciato la chiusura delle scuole, ad eccezione di quelle per l’infanzia. Una misura, quella della didattica a distanza, che in toto o parzialmente vige ormai da giorni in molte altre regioni.

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Se ci raccontassimo che queste restrizioni serviranno ad evitare il lockdown saremmo o tonti o disonesti. Esse sono il preludio alla chiusura più generale che verrà. Un po’ più soft di marzo, consentendo magari le uscite giornaliere e lasciando aperte più attività produttive, ma il succo è lo stesso. E quando scatterebbe? Per capirlo, dobbiamo sempre confrontarci con i numeri. Nelle ultime due settimane, il numero dei contagi è salito del 58%, pari a una crescita media giornaliera del 3,3%. Se applicassimo questo coefficiente di crescita ai prossimi 14 giorni, cioè anche volendo escludere un’accelerazione nel tasso di diffusione del Covid, tra un paio di settimane avremmo circa 350 mila nuovi positivi.

I numeri dalle terapie intensive

Nell’ultimo mese, i ricoveri in terapia intensiva sono aumentati al ritmo dello 0,46% dei nuovi contagi. Tenendo fermo questo rapporto, salirebbero di circa altri 1.600 entro le prossime due settimane. Si porterebbero nei pressi di 3.300, superando l’80% del dato massimo toccato a inizio aprile. Il governo avrebbe fissato quale riferimento per agire d’urgenza il limite di 2.300. Questo significa che tra 14 giorni sarebbero tardi e che, quindi, il lockdown verrebbe imposto prima. Non è un caso che dopo il Dpcm il premier si è preso “10 giorni” per riflettere e verificare l’andamento dei contagi. In realtà, ammesso che le restrizioni imposte avessero una qualche efficacia, esiterebbero qualche minimo risultato solo tra qualche settimana. Dunque, la chiusura di bar e ristoranti è stata solo una mossa psicologica di Palazzo Chigi per prepararci al lockdown in stile marzo e farselo richiedere da più parti – maggioranza ed esperti del Cts – scrollandosi di dosso la responsabilità della misura.

A questo punto, dovremmo supporre che le misure rimarranno inalterate per questo fine settimana e anche per tutta la prossima. Invece, l’annuncio di un nuovo lockdown arriverebbe tra due domeniche e probabilmente scatterebbe già dal 9-10 novembre. E stiamo ragionando su numeri in crescita costante, non in accelerazione. Prima del lockdown nazionale, probabile che regioni come Lombardia, Campania, Piemonte e forse anche Veneto e Lazio vengano chiuse prima, in quanto i contagi in queste realtà si stanno diffondendo a ritmi preoccupanti. Qui, già dopo questo fine settimana qualcosa dovrebbe muoversi e sembrano saperlo anche le pietre, se è vero che il sindaco di Milano e il governatore lombardo stiano supplicando il governo a prendersi del tempo prima di agire in tal senso.

Le proteste contro le chiusure sono solo all’inizio, così come il lockdown

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